Niente Italia ai Mondiali? Ci consoliamo nel modo migliore: assaggiando i piatti più iconici delle nazionali in campo! Dal fischio d'inizio alla finale di luglio, le ricette street food ed estive da preparare a casa per trasformare il salotto nel pub più goloso del mondo. Chi vince la sfida del gusto?
C'è un rito che si ripete, puntuale come il calendario, ogni quattro anni: l'Italia non si qualifica ai Mondiali e noi italiani, con una dignità tutta nostra, troviamo comunque il modo di trasformare la delusione in qualcosa di buono, letteralmente! Perché se il campo è precluso agli Azzurri, la cucina non lo è a nessuno. E i Mondiali del 2026 — ospitati tra Messico, Canada e Stati Uniti, dal 11 giugno al 19 luglio — portano in campo nazionali con retaggi gastronomici straordinari, ciascuna con un piatto simbolo che racconta storia, territorio e identità meglio di qualsiasi inno nazionale.
L'idea è semplice: trasformate il salotto in un pub internazionale, preparate una ricetta diversa per ogni partita che seguite, e lasciate che siano i sapori del mondo a decidere chi vince la sfida del gusto. Dal fischio d'inizio alla finale, vi portiamo in un viaggio che attraversa tre continenti e qualche decina di ingredienti da cercare (e trovare) anche al mercato sotto casa.
Pronti? Si mangia!
La cucina messicana vanta una stratificazione di tremila anni di storia in cui le tecniche preispaniche (la nixtamalizzazione del mais, le salse di chili pestato al molcajete, la cottura lenta nella terra) si sono fuse con le spezie portate dagli spagnoli e con le influenze dei migranti libanesi, cinesi e africani che hanno attraversato il Paese nei secoli. Il chili è il filo conduttore: non solo piccante, ma aromatico, affumicato, fruttato. Il mais è il substrato su cui tutto si costruisce, dalla tortilla croccante del taco, alla masa morbida del tamale.
Ogni città ha il suo cibo di strada identitario: i tacos al pastor di Città del Messico, le tostadas di Veracruz, le tlayudas di Oaxaca. Sapori che agguantano il palato in modo allegro, con quel gioco di contrasti — caldo e fresco, piccante e dolce, croccante e morbido — che rende ogni morso una piccola sorpresa. Vi proponiamo una versione vegetariana, le tostadas di seitan con verdure, e dei tacos di manzo in salsa piccante con crema di avocado. Mentre guardate giocare la nazionale messicana, non fatevi mancare anche un gustosissimo guacamole.
Il Canada, uno dei paesi ospitanti, porta in tavola una cucina che molti ancora faticano a definire — e forse è proprio questo il suo punto di forza. Nazione di immigrati da ogni angolo del mondo, il Canada non ha una cucina nazionale nel senso tradizionale del termine ma ha qualcosa di più interessante: una serie di piatti identitari nati dall'incontro tra tradizioni lontane in un territorio estremo.
La poutine è il simbolo di tutto questo: patate fritte, formaggio a pasta semi-filante (i cheese curds, tipici del Québec), salsa bruna — un piatto nato nelle tavole calde rurali del Québec degli anni Cinquant, che oggi si trova in versioni gourmet in tutti i ristoranti di Montréal e Toronto. Accanto a lei, i bannock dei popoli indigeni, il fish taco della costa pacifica, il peameal bacon sandwich di Toronto (una colazione che fa dimenticare quella inglese), il lobster roll delle Maritime Provinces dell'Atlantico. I sapori canadesi sono generosi, sostanziosi, con quella nota di affumicato e dolciastro che viene dallo sciroppo d'acero — iconico su dei pancakes allo sciroppo d'acero e frutta fresca, ma delizioso anche per marinature, spennellature e salse, come in queste ali di pollo glassate allo sciroppo d'acero.
Gli Stati Uniti ospitano la finale a New York e portano in dote la nazione che ha elevato il cibo da stadio, da fiera e da cortile a forma d'arte popolare. La cucina americana di strada non è una cucina unica: è un mosaico di tradizioni regionali tenute insieme da un filo comune — la convivialità, il fuoco, la carne. Il Sud ha il barbecue, il Nord-Est ha la zuppa di vongole clam chowder, il Midwest ha i corn dogs. Lo street food della California ha influenze messicane con i fish taco e i burrito mission nati a San Francisco.
Quello che li unisce è la cultura dei tailgate parties: il rito del mangiare insieme nel parcheggio dello stadio prima della partita, con tanto di griglia e frigo portatile. Il pulled pork burger che vi proponiamo appartiene a questa tradizione: un taglio economico trasformato in qualcosa di sontuoso dalla pazienza e dal fumo lento. Se avete un palato dolce, invece, preparate l'iconica apple pie.
Lo street food tedesco nasce nelle birrerie all'aperto, alle fiere paesane, nei mercati di Natale e nei chioschi delle stazioni ferroviarie, sempre con lo stesso obiettivo: nutrire bene, velocemente, a un prezzo giusto. Le salsicce sono il simbolo di questa cucina, ma la varietà è tale da mettere in difficoltà: la bratwurst di Norimberga (piccola, speziata con maggiorana), la weisswurst bavarese (da consumare entro mezzogiorno, tradizione vuole), la thüringer (lunga e saporita), la bockwurst bollita. La currywurst è un capitolo a parte: nata a Berlino Ovest nel dopoguerra, in un momento di ricostruzione e di contaminazioni culturali, è diventata il simbolo dello street food urbano tedesco, consumata in piedi nei chioschi con un bicchierino di plastica di pilsner ghiacciata. I sapori tedeschi sono senza fronzoli, e la cura per le materie prime non delude. Se invece avete voglia di mettere le mani in pasta, preparate dei tradizionali bretzel, oppure, per una versione dolce, dei bretzel alla liquirizia, o ancora dei pan brioche con wurstel, il tutto ovviamente da gustare con una birra ghiacciata.
Il Brasile, vincitore di ben cinque Mondiali, ha una cucina che sembra costruita per celebrare: esuberante, colorata, piena di contaminazioni, impossibile da ridurre a un'unica identità geografica. Il Paese è grande quanto un continente, perciò ogni regione ha la sua cucina: il Nord con la moqueca di pesce e latte di cocco dell'Amazzonia, il Nordeste con la farofa di manioca e il baião de dois, il Sud con la carne alla churrasqueira di ispirazione gaucha, San Paolo con il melting pot più vivace del continente. Lo street food brasiliano vive nelle lanchonetes (i bar-tavola calda onnipresenti in ogni quartiere) e nei carrinhos di strada. Tutto è servito caldo, veloce, con una caipirinha o un suco de maracujá a fare da contrappunto.
Mangiare in Brasile è un atto sociale prima ancora che nutritivo: si condivide, si assaggia dal piatto altrui, si chiacchera. Per sentirvi sulla costa oceanica mentre guardate la partita, seguite la nostra ricetta dell'aromatica moqueca de peixe, e accompagnatela con i capifruta, i cocktail dalla coloratissima aria festosa.
L'Argentina è il paese che prende la carne più seriamente al mondo — e lo dice con orgoglio, non con arroganza. Il culto dell'asado, la griglia a carbone su cui si cuocono costillas, vacío, chorizo e morcilla per ore, è molto più di una tecnica culinaria: è un rito sociale che scandisce domeniche, compleanni e partite di calcio, governato da un asador che nessuno osa contraddire su tempi e temperature. Ma lo street food argentino è anche le empanadas, presenti in ogni provincia, con varianti che segnalano l'origine geografica del venditore con la precisione di un documento d'identità. Il chimichurri merita una menzione a parte: quella salsa verde di prezzemolo, aglio, origano e aceto che accompagna ogni taglio di carne, è la vera firma della cucina argentina. I sapori argentini sono diretti, senza sovrastrutture, con una qualità delle materie prime — la carne soprattutto — che parla da sola. Stupite i vostri amici con le nostre empanadas piccanti con tonno e verdure, oppure queste con seppie e mais.
La Francia ha costruito il mito della sua cucina sulla grande gastronomia — i ristoranti con le stelle, le salse classiche, le tecniche accademiche. Ma c'è una Francia gastronomica meno celebrata e altrettanto affascinante: quella del bistrot, del marché, della boulangerie di quartiere, dove il buon gusto non è un lusso ma un diritto acquisito. Lo street food francese nasce nei mercati rionali di Lione, Bordeaux e Parigi, nelle brasseries che servono tartine e quiche dalla mattina alla sera, nei chioschi di crêpes bretoni con burro salato e zucchero.
Il croque monsieur, di cui vi lasciamo la ricetta, è forse il piatto che meglio rappresenta questa filosofia: qualcosa di semplice — pane, prosciutto, formaggio, besciamella — trasformato in un piccolo capolavoro di comfort. I sapori della cucina popolare francese sono rotondi, burrosi, con l'acidità del vino bianco e la profondità del gruyère stagionato. Deliziatevi anche con la classica crêpe suzette.
Per decenni la cucina inglese è stata il bersaglio preferito di burle e battute, eppure chi conosce davvero Londra, e il nord dell'Inghilterra, sa che lo street food britannico ha una sua dignità robusta e onesta, fatta di sapori diretti, porzioni generose e quel senso pratico tutto anglosassone che mette la sostanza prima della forma. Il fish and chips è il simbolo di questa filosofia: nato nelle friggitorie del Lancashire e dello Yorkshire negli anni del boom industriale dell'Ottocento, fu il primo fast food democratico della storia moderna: accessibile ai lavoratori delle fabbriche, nutriente e veloce. Altrimenti, sempre nata dallo spirito pratico degli inglesi, c'è la corposa e nutriente shepherd's pie. La birra è l'accompagnamento naturale e irrinunciabile — una pinta di bitter o di pale ale, servita non troppo fredda come vuole la tradizione dei pub, che qui non è un luogo di consumo ma un'istituzione sociale.
La Spagna ha inventato il concetto di cibo sociale per eccellenza: la tapa, il piccolo assaggio servito con il bicchiere, nata, secondo la leggenda più accreditata, per coprire il calice del vino e tenere lontane le mosche nelle osterie andaluse del XVII secolo. Quella che sembra un'origine umile è diventata una delle tradizioni gastronomiche più imitate e mai davvero replicata al mondo, perché il sistema delle tapas è una filosofia: si mangia poco di molte cose, si passeggia tra un bar e l'altro nel rito del tapeo, si socializza intorno al cibo senza la formalità del tavolo apparecchiato.
I sapori dello street food spagnolo variano radicalmente da regione a regione — i pintxos baschi (piccole tartine su pane con i gli stuzzicadenti), le patatas bravas madrilene, dall'espeto di sarde grigliato di Málaga, dai buñuelos valenciani fritti nell'olio di oliva.
Il filo conduttore è la qualità della materia prima: jamón ibérico, gambas di Huelva, pimientos de Padrón, boquerones del Cantábrico. Una cucina che non nasconde gli ingredienti dietro le salse ma li esalta nella loro semplicità, spesso con un filo d'olio extravergine e nient'altro. Davanti alla partita, godetevi una fresca tapa a base di jamòn iberico e tartare di avocado, magari annaffiata con dell'ottima sangria fatta in casa.
Lo street food del Giappone si traduce quasi automaticamente nel matsuri food, il cibo delle feste dei templi, consumato tra bancarelle illuminate da lanterne di carta in un'atmosfera che mescola sacro e popolare. Takoyaki (polpettine di polpo in pastella), yakitori (spiedini di pollo grigliati), yakisoba (noodles saltati), taiyaki (cialde a forma di pesce ripiene di pasta di azuki). I konbini, i convenience store aperti 24 ore, hanno aggiunto un altro livello alla cultura del cibo veloce, con onigiri (triangoli di riso ripieni), nikuman (panini al vapore con maiale) e udon pronti che hanno una qualità media superiore a molti ristoranti europei.
Il sistema di sapori giapponese è costruito sull'umami — quella quinta dimensione gustativa data da dashi, soia, miso e katsuobushi — e sulla tensione tra dolce e salato, croccante e morbido, caldo e freddo. Mangiare street food in Giappone è anche un'esperienza estetica: la presentazione è impeccabile anche quando il cibo costa duecento yen e si mangia in piedi. Mettete alla prova le vostre abilità manuali in cucina con dei gyoza ai fagioli azuki (o col ripieno che preferite), oppure cimentatevi nella preparazione del sushi.
La cucina coreana è esplosa a livello globale negli ultimi dieci anni, complici il K-pop, i drama e una diaspora culinaria che ha portato i Korean BBQ restaurant in ogni capitale del mondo. Ma lo street food di Seul esiste da secoli, e si consuma principalmente nei mercati, sia di giorno che di notte, seduti su sgabelli per strada. I tteokbokki — cilindri di riso gommoso in salsa gochujang piccante e dolce — è il piatto delle scolaresche e dei nottambuli, venduto nei pojangmacha, i caratteristici chioschi arancioni con la tenda cerata che punteggiano le strade coreane. Ad ogni tavola, oltre al kimchi (il cavolo fermentato che sta alla base della cucina coreana), ad ogni ora del giorno non mancano mai i banchan, i contorni serviti in piccoli piattini al centro della tavola e condivisi tra tutti i commensali, che accompagnano l'intero pasto. Preparateli per accompagnare il bibimbap, il tradizionale piatto di riso con verdure e manzo.
I sapori coreani si muovono su tre assi principali: il gochujang e il gochugaru (la pasta e i fiocchi di peperoncino rosso fermentato), il doenjang (pasta di soia fermentata) e il sesamo tostato. Una cucina che non teme il piccante né la profondità umami della fermentazione.
Marrakech ha uno dei mercati di street food più fotografati al mondo — Jemaa el-Fna, la piazza che si trasforma ogni sera in un ristorante a cielo aperto, con centinaia di bancarelle, acrobati e il fumo delle griglie che avvolge tutto di un profumo speziato indimenticabile. La cucina marocchina è un'architettura di sapori costruita sul ras el hanout (la miscela di spezie che ogni commerciante compone in modo diverso, con cardamomo, curcuma, cannella, coriandolo, pepe nero e molto altro), sulla radicalità del cumino, sulla dolcezza del miele di zagara, sull'acidità dei limoni confit che insaporiscono i tajine. Lo street food marocchino è carnivoro e profumato: il méchoui (agnello intero arrosto), i brochettes di kefta (carne trita con prezzemolo e spezie), le merguez (salsicce piccanti di agnello), la harira (zuppa di ceci e lenticchie con cui si rompe il digiuno del Ramadan). Le msemen, frittelle di pasta sfoglia piatte, servite calde con burro e miele, sono la colazione e lo spuntino del pomeriggio. Una cucina dove la carne è sempre speziata, il pane è sempre caldo, i sapori sono sempre stratificati.
Da condividere con i vostri amici, preparate il piatto marocchino conviviale per eccellenza, il cous cous di pollo con verdure, con una zaalouk di melanzane speziate a lato.
Il Portogallo ha costruito il suo patrimonio gastronomico sull'oceano: cinque secoli di navigazione globale hanno trasformato questa piccola nazione iberica in un crocevia di spezie, tecniche e ingredienti che hanno poi viaggiato in Brasile, in Africa, in Asia e ne sono tornati trasformati. Il baccalà — il bacalhau — è il simbolo di questa cucina, preparato in centinaia di ricette diverse (si dice una per ogni giorno dell'anno). Provate la nostra reinterpretazione delle crocchette di baccalà e patate.
Ma lo street food portoghese ha un'identità più immediata e altrettanto affascinante. Il bifanas — panino morbido con braciola di maiale marinata nel vino bianco e nell'aglio — è il sandwich nazionale, consumato ai banconi dei bar tra un caffè e l'altro. Le sardinhas assadas — le sardine grigliate sulla brace nelle sagre estive di giugno — profumano le strade di Lisbona e Porto ogni estate, con un odore di mare e brace.
Quando guarderete giocare il Portogallo, vi consigliamo di preparare i pastéis de nata, le tartellette di crema pasticciera brulée nei bordi. Nati come ricetta di recupero dei tuorli d'uovo — nel Convento dei Jerónimos a Lisbona nel XVIII secolo, quando i monaci utilizzavano gli albumi per inamidare i paramenti ecclesiastici — sono ad oggi uno dei dolci da passeggio più conosciuti d'Europa.
Istanbul è letteralmente il punto in cui l'Europa incontra l'Asia, e la cucina turca è la traduzione gastronomica di questa geografia: una sintesi straordinaria di sapori mediterranei, mediorientali, caucasici e dell'Asia centrale, costruita nel corso di sei secoli dall'Impero Ottomano che portava a corte ingredienti e cuochi da tutto il mondo conosciuto. Lo street food turco è tra i più ricchi e diversificati del pianeta. Il simit — la ciambella di pane coperta di sesamo tostato, venduta dai carretti nei traghetti del Bosforo e nelle piazze delle città — è forse il più semplice e il più rappresentativo: pane, sesamo, sale, e quella specifica cottura che dà la crosta fine e croccante. Il dürüm (il kebab arrotolato nella lavash, la sfoglia di pane sottile) è la versione turistica di una tradizione molto più complessa. Il balik ekmek, il sandwich di pesce grigliato, va mangiato sul Bosforo, servito dai pescatori direttamente dalle loro barche ancorate al molo di Eminönü. I sapori turchi oscillano tra la dolcezza del melograno e del pepe di Aleppo (usato per il suo calore gentile e la nota fruttata), la profondità del sumac, l'aromaticità del timo e del sesamo.
Una cucina che usa le spezie con eleganza, mai in modo aggressivo, sempre al servizio dell'ingrediente principale. Non avvolto in un panino come vi aspettereste, provate questo kebab di carni miste con insalata di cipolle rosse. Nonostante anche la gastronomia turca sia estremamente carnivora, in un kebab roll potete sostituire dei falafel (vi lasciamo la nostra ricetta per dei falafel speziati con hummus) alla carne, oppure preparare questa reinterpretazione con seitan e cipolle con maionese vegetale. Voglia di dolce? Preparate i lokum!
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