Seguici su Facebook Seguici su Instagram
News ed EventiCultura del ciboD’Annunzio, vate e gourmet ispirato

D’Annunzio, vate e gourmet ispirato

Esteta raffinatissimo ed esigente, amava e viveva con grande trasporto, che si manifestava anche a tavola

Condividi

Le passioni dettavano il ritmo della vita del grande letterato e poeta: agli incontri amorosi cui era notoriamente dedito, Gabriele D’Annunzio univa infatti un interesse profondo per i piaceri della mensa, riconoscendo nei suoi scritti come il cibo coniugasse amore e piacere.

Il cibo come preliminare

Eleonora_Duse_PH_Mario_Nunes_VaisEleonora Duse, attrice, amante e musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio

Per lui, ogni incontro conviviale aveva un rituale preciso, il cibo doveva essere preparato secondo le regole e presentato con arte. Aborriva ogni trascuratezza e per appagare il suo estremo senso estetico, desiderava che le tavole fossero imbandite con sfarzo ed eleganza, con argenteria, cristalli preziosi, porcellane, decori floreali e frutta, meglio se a lume di candela. Atmosfera ideale per sussurrare parole d’amore e di passione tra un pâté di fagiano, un’aragosta, qualche tartufo, del caviale. Benché sostenesse di essere astemio, se bevuto in compagnia di una bella donna, non disdegnava un bicchiere di vino o una coppa di Champagne, che seduceva con raffinati cioccolatini, bonbon e marrons glacés – di cui lui stesso è profondamente ghiotto.

Al grande poeta, un dolce dedicato…

PARROZZO_Courtesy of VALENTINA HARRISIl Parrozzo abruzzese, dedicato a D'Annunzio da un'amico d'infanzia

Sebbene affermasse di essere sobrio nel mangiare e volere una mensa frugale, D’Annunzio in realtà era dotato di un sano – e formidabile – appetito. Amava la cucina della sua terra d’Abruzzo, pietanze tipiche come i maccheroni alla chitarra e il famoso brodetto in entrambe le versioni (all’abruzzese e alla vastese) il profumato maialino in porchetta e soprattutto il ‘parrozzo’, dolce ispirato a un pane rustico di mais dei pastori abruzzesi, il pan rozzo, che un amico d’infanzia – il pasticcere Luigi D’Amico – volle creare per lui negli anni Venti. Colpito dalla bontà del dolce, D’Annunzio ne divenne il più grande promotore e consumatore: ne mangiava una grande quantità e lo regalava agli amici, e continuò a ricevere una scorta personale di Parrozzi per il resto della sua vita. Oggi il Parrozzo è riconosciuto come Prodotto Alimentare Tradizionale (PAT) della regione Abruzzo.

…e una ricetta ‘poderosa’

Lepre alla Gabriele D’Annunzio - Jarro (pseudonimo di Giulio Piccini)

Amava la carne, in particolare le pietanze a base di selvaggina , al punto che l’amico scrittore e gastronomo
Jarro (pseudonimo di Giulio Piccini) gli dedica la ricetta della Lepre alla Gabriele D’Annunzio, spiegando che è “Come le opere del gran poeta, in certe parti gustose, ma, secondo gli stomachi, non sempre facile a digerire. Pel chi ha stomaco buono, la pietanza è buona”.

Il Vate non diceva di no ai piatti di pesce; adorava la frutta, l’uva in particolare, stravedeva per dolci – oltre al tanto celebrato parrozzo – specialmente i gelati, a cui resisteva con sofferenza (e solo se in compagnia, altrimenti vi si tuffava).

D’Annunzio, ‘pizzini’ d’autore per la cuoca Albina

Gabriele D’Annunzio

D’Annunzio era un uomo di eccessi e contraddizioni anche a tavola. Sebbene considerasse poco estetico ed elegante l’atto del mangiare (preferiva isolarsi per cibarsi, e ricongiungersi ai suoi ospiti dopo cena), nel quotidiano il poeta gourmet usava lasciare alla fedelissima cuoca Albina bigliettini con precise indicazioni di cosa volesse lei gli preparasse: si scopre così che a fianco dei pâté, dei raffinati piatti di selvaggina, delle pernici e delle ostriche che prediligeva, D’Annunzio era insospettabilmente ghiotto delle ben più plebee uova sode e nutrisse una passione per i…  cannelloni, che chiedeva spesso e con imperio. Bisognava che fossero pronti al più presto, in quantità e facilmente reperibili, in modo che lui, che lavorava di notte, li trovasse subito al sorgere del primo appetito.

Genio e sregolatezza, custoditi e coccolati fino all’ultimo dei suoi giorni al Vittoriale dai manicaretti della fedele cuoca, ‘Santa Cuciniera’, come la chiamava il poeta.

 

Francesca Tagliabue
ottobre 2025

Francesca Tagliabue
Francesca Tagliabue

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Iscriviti alla newsletter di sale&pepe

Iscriviti ora!

Abbina il tuo piatto a