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Tecniche di BaseCome FareMelanzane amare? Come trattarle prima della cottura

Melanzane amare? Come trattarle prima della cottura

Dal sale grosso all’acqua e sale fino al semplice ammollo freddo, esistono diversi modi per eliminare quel retrogusto sgradevole. Ciascuno con i suoi pregi e i suoi limiti

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Le melanzane amare possono essere una bella seccatura. Non tanto per la difficoltà nell’addolcire un ortaggio dotato per il resto dalle mille virtù, ma per il tempo che questa operazione comporta. E che spesso ci fa desistere dal preparare piatti deliziosamente di stagione. Dalla caponata alla parmigiana o le polpette, passando da bontà fuori confine come la moussakà o il babaganoush, le ricette che vedono le melanzane protagoniste sono davvero tantissime e, va detto, a volte se ne infischiano del retrogusto amaro della materia prima. È il caso delle preparazioni in crema o che prevedono una lunga cottura, ma in linea di massima quel sapore pungente e amarognolo rischia di compromettere l’armonia complessiva di diversi piatti.

Perché le melanzane sono amare?

Alla base del gusto amaro delle melanzane c’è di nuovo lei, la solanina. Glicoalcaloide prodotto naturalmente dalla pianta come meccanismo di difesa contro insetti e parassiti, è presente in tutta la famiglia chiamata non a caso delle Solanacee, quindi anche in pomodori, peperoni e patate, tanto per citare i più noti. È nelle melanzane e nelle patate, però, che è più concentrata, ed è nelle prime che, concentrandosi intorno ai semi e nella buccia, si fa sentire al palato.

Caldo, acqua e stagione

Poi, certo, la quantità di solanina varia molto in base a diversi fattori: la varietà, il grado di maturazione, le condizioni di coltivazione e il periodo della stagione. Le melanzane raccolte tardi, quando sono già molto mature e con i semi scuri, tendono per esempio a essere molto più amare. Lo stesso dicasi per quelle coltivate in condizioni di stress idrico - cioè con poca acqua e con caldo eccessivo - che concentrano più solanina come risposta difensiva. In linea di massima quelle di fine stagione, raccolte verso settembre-ottobre, sono spesso più amare di quelle estive. Detto questo, non è possibile fare il test consigliato per evitare le zucchine amare: assaggiare una melanzana cruda non serve a molto a capirne il sapore, oltre a essere caldamente sconsigliato!

Quali sono le melanzane più amare?

melanzane tonde e allungate, viola e violette

Comunque, non ci sono più le melanzane di una volta. O meglio, ce ne sono di meno amare. Negli ultimi decenni la selezione varietale ha trasformato infatti profondamente questo ortaggio. I programmi di miglioramento condotti attraverso tecniche di ibridazione tradizionale hanno puntato su varietà a basso contenuto di solanina, più adatte alla grande distribuzione e ai gusti dei consumatori. Le varietà ibride quindi che troviamo oggi al supermercato sono in genere molto meno amare di quelle che si coltivavano qualche decennio fa. Detto questo, alcune varietà tradizionali - spesso più apprezzate dai cuochi proprio per il loro sapore più complesso - mantengono una nota amara più pronunciata. Ecco quelle che richiedono ancora attenzione.

  • Melanzana lunga violetta. Particolarmente diffusa nei mercati del Sud Italia, ha polpa abbondante, buccia sottile e una tendenza all’amaro più marcata rispetto alle varietà tonde, soprattutto a fine stagione.
  • Melanzana striata di Napoli. Varietà tradizionale con buccia a strisce viola e bianche, è molto saporita ma presenta un netto retrogusto amaro.
  • Melanzana rossa di Rotonda. Presidio Slow Food, ha un sapore intenso e leggermente acre che è parte del suo carattere. Qui il gusto amaro è un punto di forza.
  • Melanzane di piccole dimensioni e forma allungata. In generale, più le melanzane sono piccole e allungate, più tendono all’amaro rispetto a quelle tonde e grosse.

Perché spurgare le melanzane

Le melanzane tonde, grandi, a polpa compatta che troviamo al supermercato sono quasi sempre dolci e potrebbero non richiedere alcun trattamento contro l’amaro. Invece, ci sono comunque buone ragioni per intervenire. Anche quando la melanzana non è amara - o non lo sembra - sottoporle al cosiddetto spurgo ha effetti importanti sulla consistenza, il comportamento in cottura e la tenuta del piatto.

  • Riduce l’acqua di vegetazione. La melanzana è composta per circa il 92% di acqua. Eliminarne una parte prima della cottura significa che in padella o in forno l’ortaggio non rilascia liquido in eccesso, non lessa invece di rosolare, e il piatto alla fine non risulta acquoso.
  • Assorbe meno olio in frittura. La struttura spugnosa della melanzana, se non viene trattata, funziona come una spugna a contatto con l’olio caldo, assorbendolo in quantità impressionanti. Lo spurgo riduce la capacità di assorbimento, a tutto vantaggio della frittura che risulta più leggera, meno unta, più croccante.
  • Migliora la consistenza finale. Le melanzane spurgate tendono a mantenersi più compatte in cottura, senza disfarsi. Dettaglio importante nella parmigiana, dove le fette devono reggere la stratificazione, nei timballi e negli sformati, dove l’eccesso di acqua rovinerebbe la struttura.
  • Accelera la cottura. Con meno acqua da far evaporare, le melanzane cuociono più rapidamente e in modo più uniforme.

Come togliere l’amaro alle melanzane

Tutti i metodi per togliere l’amaro alle melanzane si basano sull’eliminazione di parte dell’acqua in esse contenuta. Principalmente si dividono tra quello a secco e quelli in acqua, suddivisi a loro volta in più tecniche. La scelta dipende dal tempo a disposizione e dall’uso che si intende fare poi delle melanzane.

Sale grosso a secco

melanzane salate e coperte con un peso

Quello a secco, usando il sale grosso, è il metodo classico. Per eseguirlo, tagliate le melanzane a fette o a cubetti, disponetele a strati in uno scolapasta cospargendo ogni strato con sale grosso, coprite con un piatto con sopra un peso che tenga il tutto pressato e lasciate riposare dai 30 ai 60 minuti. Il sale richiama per osmosi i liquidi dall’interno, che si raccolgono sul fondo come un liquido scuro e leggermente amarognolo.

L'importante è asciugarle bene

Al termine, sciacquate velocemente le melanzane sotto l’acqua corrente per eliminare il sale residuo, poi tamponatele con carta da cucina per asciugarle perfettamente. Quest’ultima operazione è particolarmente importante per evitare che le melanzane ancora umide si lessino anziché rosolarsi.

Vantaggi e svantaggi

Questo metodo è il più efficace per eliminare sia l’amaro sia l’acqua in eccesso. Lo svantaggio è il tempo, che obbliga a programmare la preparazione del piatto mettendo in conto almeno 30 minuti di attesa accanto a quelli richiesti dalla disposizione nello scolapasta e, poi, dal risciacquo e l’operazione di asciugatura. È comunque consigliato per fritture, parmigiane, sformati e tutte le preparazioni in cui la consistenza è determinante.

Acqua e sale

melanzane in acqua e sale

Dopo averle pulite e tagliate, immergete le melanzane in una ciotola d’acqua fredda con una manciata di sale grosso disciolto, ponetevi sopra un peso - un piatto, una ciotola - perché restino immerse e lasciatele in ammollo per 30-60 minuti. Più delicata rispetto a quella con il sale a secco, fa perdere meno acqua, non richiede risciacquo, ma vuole comunque che gli ortaggi siano poi asciugati alla perfezione prima di procedere con la cottura.

In alternativa: acqua fredda

Metodo rapido e poco invasivo, consiste nell’immergere le melanzane tagliate in acqua fredda non salata per 10-15 minuti per poi scolarle e asciugarle. Tecnicamente, non si tratta in realtà di un metodo per eliminare l’amaro, dato che la solanina non è solubile in acqua priva di sale in tempi brevi, ma aiuta a prevenire l’ossidazione ed elimina una piccola parte di sostanze superficiali. È adatto alle melanzane già dolci. Ed è rinforzabile, ai fini dell’ossidazione, con una spruzzata di succo di limone.

L’acqua frizzante, invece, serve a togliere l’amaro?

Nel cercare trucchi e sistemi per risparmiare tempo in cucina, è possibile incappare in consigli apparentemente geniali. Al punto da chiedersi come mai nessuno ci avesse pensato prima. Uno di questi riguarda il trattamento delle melanzane in acqua frizzante: basterebbero 2-3 minuti di immersione nel liquido freddo per eliminare l’amaro agli ortaggi. Questo perché le bollicine penetrerebbero nelle fibre facendone fuoriuscire la solanina. Troppo bello per essere vero. Quello che in realtà succede è che l’acido carbonico attenua leggermente la percezione dell’amaro in bocca, ma non estrae la solanina dalla polpa. E, quindi, l’amaro resta tutto lì.

Sbucciare le melanzane può aiutare?

sbucciatura delle melanzane

La buccia delle melanzane contiene una concentrazione di solanina più alta rispetto alla polpa interna. Quindi, sbucciarle prima della cottura potrebbe in effetti ridurre l'amaro percepito, soprattutto nelle varietà più a rischio. Detto questo, l’operazione non sostituisce gli altri trattamenti, dato che la polpa resta intatta, con tutta la sua brava dose di solanina. Inoltre, la sua rilevanza dipende dalle varietà: nelle melanzane lunghe violette e in quelle con buccia spessa e scura, togliere la buccia fa una certa differenza. Nelle varietà tonde da supermercato, già dolci di loro, è quasi irrilevante.

Non sempre e non per tutte

A fronte di un vantaggio minimo, poi, va messo in conto un grosso svantaggio. Senza la buccia, infatti, la melanzana perde struttura in cottura, disfandosi più facilmente e assorbendo ancora più olio in frittura. Per non parlare, poi, di quando le fette devono dare corpo al piatto come nella parmigiana e in altre portate a strati. Eliminare la buccia ha invece senso nelle creme e nelle vellutate - dove la consistenza non conta e la buccia darebbe comunque fastidio - e nelle portate in cui la polpa è usata tritata. Ma sono casi in cui la ricetta stessa richiede l’eliminazione della pelle.

Le ricette con le melanzane

Parmigiana di melanzane

Delle tantissime ricette a base di melanzane, trovate qui una piccola selezione di preparazioni dove il riposo sotto sale è esplicitamente richiesto. Si tratta di portate classiche, rivisitate e no, come la parmigiana (qui trovate una guida con tante varianti, di melanzane e non solo) o la caponata affiancate ad altre specialità regionali e a piatti creativi. Le cotture variano dal forno alla padella, passando dalla griglia alla frittura, a dimostrazione di quanto l’eliminazione dell’acqua amara torni sempre utile.

  • La parmigiana di melanzane vegana (nella foto sopra) è una riedizione del classico filante alla mozzarella e formaggio stagionato. Qui è stata preparata con latte di soia e l’alternativa veg dello yogurt. Il parmigiano è stato sostituito dal lievito alimentare. Quello che non cambia è la salsa di pomodoro e, naturalmente, le melanzane. Fritte dopo adeguato riposo sotto sale.
  • In versione light perché non prevede la frittura, la parmigiana di melanzane e zucchine alla griglia raddoppia gli ortaggi ma non rinuncia a trattare le melanzane come da tradizione, cosparse di sale grosso e lasciate riposare per un’ora prima di grigliarle.
Caponata di melanzane all'interno di una ciotola bianca, sopra un piatto piano bianco con cucchiaio di metallo. Sotto un tovagliolo rosa
  • Grande classico della tradizione siciliana, la caponata (nella foto sopra) ha come protagoniste le melanzane, tagliate a cubetti e fatte riposare sotto sale prima di essere sciacquate, asciugate e fritte in abbondante olio caldo.
  • Per preparare le tarte tatin con pomodori passiti e melanzane al forno queste ultime vanno tagliate a fette e quindi messe sotto sale prima di essere disposte su una teglia, condite con sale, olio e basilico e quindi infornate.
Minestra di riso e melanzane all'uovo
  • Nella minestra di riso e melanzane con crema di uovo della foto sopra le melanzane a cubetti sono prima tagliate a cubetti e private dell’acqua amara, poi cotte in tegame con un soffritto di cipolla prima di essere coperte dal brodo caldo. Uova sbattute con il grana completano poi il piatto.
  • Le melanzane alla barese con salame e acciughe sono avvolte da una soffice pastella dopo essere state spolverizzate di sale per eliminare, oltre all’amaro, anche l’acqua che avrebbe compromesso la frittura.

Camilla Marini

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