Coworking e si condividono spazi, risorse, idee e… cibo

Coworking e si condividono spazi, risorse, idee e... cibo

La formula del condividere spazi lavorativi e servizi in affitto temporaneo (il coworking) si evolve e si trasforma secondo le esigenze dei professionisti “nomadi” e freelance, svincolati dal posto fisso: ufficio sì, ma anche caffè letterario, scantinato per giocare, dépendance del salotto di casa, anche un po’ centro sociale dove scambiare progetti e idee

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Forse qualcuno ricorderà che JK Rowling, scrittrice inglese nota al modo come la “mamma” del maghetto Harry Potter, oggi utramilionaria, lavorava ai suoi libri al tavolino di una caffetteria di Edimburgo, dove passava le giornate per risparmiare sul riscaldamento di casa. Erano i primi anni ’90: non così lontano dalla realtà odierna.

La condivisione conquista terreno: aumentano i lavoratori cosiddetti agili
Non sarà a causa della bolletta del gas ma l’aumento del lavoro flessibile con tutti i costi annessi - con l’avvento dei wifi gratuito nei locali in città come New York, Londra, Mosca, Roma e Milano – ha spinto studenti e professionisti privi di formale sede lavorativa a passare ore con il fedele laptop ai tavolini di bar, caffè e fast food, consumando un cappuccino dopo l’altro per mantenere il “posto” (a rischio overdose di caffeina). La mitica catena americana Starbucks, la prima a offrire wifi gratuito ai propri clienti in tutto il mondo, ha fatto scuola: non si contano le scene immortalate in film e serie tv dove tablet e computer contendono lo spazio al caffè nei bicchieroni da asporto sui tavoli e i banconi della catena.

Negli ultimi anni, l’arrivo dei primi spazi ufficiali di coworking – letteralmente “lavoro in condivisione” - che mettono a disposizione postazioni di gruppo o individuali in affitto per un’ora, un giorno o un mese, secondo la necessità, con l’uso in comune di strumenti da ufficio come stampante, internet e sala riunioni inclusi nel prezzo, si è rivelato per tanti creativi e professionisti, giovani e non, un’ottima alternativa ai costi (spesso più che salati) di aprire un ufficio.

Più flessibile e collaborativo, spesso situato in location interessanti e centrali, il coworking è facile da usare, economico, poco impegnativo e capace di rispondere alle esigenze della generazione digitale.

La nuova era: condivisione degli spazi di lavoro, ma anche del cibo e delle idee
A un giovane imprenditore russo, forse nostalgico dei tè con le paste consumati ai tavolini dei caffè moscoviti mentre lavorava al computer, la semplice condivisione di uno spazio polifunzionale è sembrata forse “fredda” o insufficiente: nel 2011 è nato così lo Ziferblat (letteralmente il “quadrante dell’orologio”) Café, dove tutto è gratuito tranne… il tempo.

Arredato in modo accogliente con poltrone e divani invitanti accanto a funzionali scrivanie e tavoloni, lo spazio accetta clienti che vogliano sia lavorare da soli o in team, sia prendere un caffè con gli amici, mangiare qualcosa, rilassarsi con un libro, anche giocare a scacchi. All’entrata, si prende un orologio che segna il tempo passato nel Café (calcolato al minuto, circa 2 euro all’ora), e si paga solo quello. Il cibo, il wifi, l’uso del jukebox e dell’angolo cucina, dei giochi da tavolo o della sala riunioni, tutto gratuito.  Oggi ci sono 9 Ziferblat Café solo in Russia, di recente hanno aperto anche a Londra e a Manchester.

La formula russa del bar a tempo/office, quasi una casa lontano da casa, ha avuto gran successo. Piace a chi non può permettersi le spese di un ufficio, a chi deve studiare o lavorare in gruppo ma non ha gli spazi adatti, ai professionisti (definiti in slang “nomadi” o “agili”) che si spostano spesso, al classico freelance che lavora da remoto ma vuole uscire per non rischiare di passare la giornata in pigiama a casa ed è stufo di ingurgitare litri di caffeina al bar. Piace anche ai manager che vogliono tenere meeting e riunioni in un’atmosfera diversa dal solito ufficio, più serena, e perfino al caffè tradizionale, i cui introiti hanno sofferto grazie a questa clientela anomala capace di tenere “in ostaggio” un tavolino per ore in cambio di 2 cappuccini e un bicchier d’acqua.

Oggi hanno successo concetti come ipermobilità, digitalizzazione, sharing economy e intrattenimento e chi li sa interpretare – o addirittura coniugare - è più avanti degli altri.

Interattivi e informali: gli spazi in Italia
La catena di bar a tempo Anticafé apre prima a Parigi, un bar in zona Beaubourg e uno vicino al Louvre, e subito dopo a Roma, nel quartiere San Giovanni (clicca qui). Quattro euro la prima ora, 3 le successive, 14 la giornata - 200 il mese, vieni e stai quanto ti pare; c’è pure una speciale promozione per studenti.  Stampante, fax, videoproiettore, scanner, libri, riviste, ludoteca, wifi inclusi nel prezzo. Se volete vi portate il cibo da casa, se no c’è un open buffet con muffin, sandwich, ciambelloni, frutta e verdura, cupcakes, spremute, caffè, 15 tipi di tè, tutto incluso nel prezzo e reperito in zona, per veicolare sempre di più l’idea di uno spazio inserito nelle dinamiche di quartiere che, oltre a offrire servizi al cittadino nella sfera professionale, gli consenta - se desidera - di far parte di un network metropolitano di idee, progetti, persone.

Lo sviluppo di idee e relazioni, nel sociale in particolare, è al cuore dello spazio ibrido appena aperto dall’associazione Moltivolti a Palermo, nel mercato storico di Ballarò, che vuole favorire l’integrazione tra la comunità del posto e quella multietnica locale, anche attraverso il cibo. Nascono così 400 mq di spazio coworking con 18 postazioni aperte a associazioni, gruppi e individui del mondo del no profit e dell'associazionismo con annessa area ristorante, caffè e bar. L’idea di affiancare al coworking un’area food nasce dalla convinzione che il cibo agisca da collante tra culture differenti e ne favorisca gli scambi. Il pasto, per i fondatori di Moltivolti, 6 giovani di varie nazionalità provenienti dal mondo dell’associazionismo, rappresenta un forte momento d’incontro.

A Milano, zona Porta Romana, c’è Coffice, uno spazio di coworking pensato per lavorare e studiare, ma anche per rilassarsi e trovarsi con gli amici. C’è un’area destinata al lavoro e ai meeting, con postazioni per pc e tablet, wifi e scanner (il costo della stampante è a parte). C’è l’angolo relax, con il book corner e la ludoteca, comodi divani e poltrone e naturalmente wifi. Nel prezzo orario è compreso tutto ciò che si trova al buffet: caffè, cappuccino, tisane e tè illimitati, spuntini dolci e salati, muffin, biscotti, frutta fresca. Se volete, potete portare cibo e bevande dall’esterno. La prima ora 4 euro, ogni mezz’ora successiva 1,50. Ci sono anche corsi pomeridiani, mostre e presentazioni, perché il coworking è soprattutto social.

C’è anche il ristorante 3.0
Sempre a Milano, ha aperto al pubblico un nuovo concept di ristorazione: dotato di un’ampia terrazza,  ZestEat è stato studiato per consumare un pasto o uno spuntino, ma anche per lavorare, organizzare riunioni, leggere e rilassarsi. I menu e i prodotti sono in linea con i nuovi stili alimentari, le ricette equilibrate, gustose e innovative con piatti vegani, vegetariani, gluten free, a base di carne e pesce. Questo ristorante non convenzionale è aperto dal lunedì al venerdì dall’ora di pranzo fino alle 18; la caffetteria da mattina a sera. È attivo il servizio di take away e presto ci sarà l’office delivery.

Dotato di tecnologia wireless, lavagna interattiva e postazioni di lavoro individuali, ZestEat si presta anche per organizzare meeting e presentazioni multimediali, conferenze audio e video o semplicemente appartarsi per lavorare in tranquillità. E per coloro che volessero organizzare eventi legati al cibo o alla nutrizione è a disposizione un food lab dedicato.

Nell’era dei social la struttura del posto di lavoro si modifica, e alle chiacchere tra colleghi alla macchinetta del caffè tra una riunione e l’altra, ormai obsolete, il popolo dei lavoratori nomadi contrappone una sana chiacchierata che è anche un po’ meeting, magari sprofondati in poltrona, con un muffin e un cappuccino oppure con un sandwich se è ora di pranzo, all’insegna del coworking più evoluto e interattivo.

Naturalmente, siti e app per la ricerca di spazi di lavoro in condivisione si sono moltiplicati, soprattutto nelle metropoli di Europa e Stati uniti  più popolate dai lavoratori agili e freelance; se dovete viaggiare per lavoro, troverete sicuramente l’app giusta per la città da raggiungere su iTunes o Android. In Italia per ora c’è il sito www.coworkingfor.com, con il primo motore di ricerca per trovare una scrivania fresca di giornata, ogni giorno, caffè e croissant inclusi.


Francesca Tagliabue
12 settembre 2016

 

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