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News ed EventiCultura del ciboCappon magro ligure: da piatto povero a ricetta nobile

Cappon magro ligure: da piatto povero a ricetta nobile

Nato come una sobria insalata povera, nei secoli questo umile piatto di marinai e monaci seduce anche i palati più nobili e conquista di diritto il posto d’onore della tavola natalizia ligure. Leggero e semplice, oggi è una ricetta fantasiosa per tutte le stagioni

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Nato come una semplice insalata, il cappon magro veniva servito il giorno di Natale come piatto di mezzo tra i ravioli e la carne (cappone o tacchino), oppure come alternativa leggera (e assai meno costosa, ai tempi) a un grasso cappone — da cui, secondo una teoria, deriverebbe il nome cappun magru. Ben presto divenne il protagonista della cena della Vigilia dei liguri doc, fino a essere considerato il piatto natalizio per eccellenza, capace di riassumere odori e colori del loro Territorio. Oggi, ormai slegato dalle sole festività, è un pilastro della cucina tradizionale regionale che continua a conquistare i palati.

Umili natali e successi secenteschi

La leggenda narra che si debba ai Frati Minimi del monastero di San Nicolò di Capodimonte, a San Rocco di Camogli, la codifica e la trasmissione di questo piatto. L'ordine (conosciuto anche come dei Paolotti, poiché fondato da Francesco di Paola alla fine del '400) imponeva la stretta osservanza del regime di magro. Fu così che i frati immortalarono la ricetta di questa preparazione originariamente modesta, partita da una mescolanza di gallette spezzate, ammollate in acqua e aceto e condite con solo olio, fave e castagne, poi integrata anche con verdure bollite e avanzi di pesce. Il cappon magro godette di grande successo nel Seicento grazie alle fantasiose elaborazioni dei cuochi dell'epoca, che resero la preparazione più ricca integrandola con ingredienti raffinati. Puntando anche su presentazioni coreografiche, furono proprio loro a dare a questa antica insalata la forma di un’opulenta piramide a strati. Dalla fine del XIX secolo in poi, alla ricetta originaria alcuni – ma non i puristi – iniziarono ad aggiungere anche un pomodoro grande, non troppo maturo, affettato sottile.

Similitudini e parentele

Un pezzo intero e qualche fettina tagliate di mosciame su tagliere bianco

In realtà, risalire alle vere origini del cappon magro è più complesso di quanto si pensi. Esistono infatti diverse preparazioni locali che condividono una chiara "cuginanza" con la celebre insalata niçoise.

  • Il condigion (diffuso a Genova e nella Riviera di Levante): prevede la tipica galletta spezzettata e ammollata in acqua e aceto, unita a cipolla cruda tritata, peperone sott'aceto, capperi, olive nere essiccate al forno, acciughe salate, uova sode a fette, tonno o ventresca e mosciame (un filetto di tonno essiccato, oggi riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale). Il tutto viene generosamente condito con olio extravergine d'oliva.
  • Il cundijun (tipico del Ponente): una versione tutta vegetale composta da pomodori, cipollina novella, cetrioli, peperoni, olive nere, capperi, aglio e basilico. In questa variante non si usano né pesce né galletta.
  • La capponadda genovese: un'insalata essenziale di gallette da marinaio spezzettate e inzuppate in acqua, condite con capperi, acciughe salate, mosciame, olive denocciolate, olio e un pizzico di sale.

La ricetta del cappon magro oggi

Piatto ovale bianco con la versione light del cappon magro

Nel tempo la ricetta si è ulteriormente evoluta, sdoppiandosi in due interpretazioni principali: da un lato quella scenografica e ricca, destinata alle tavole delle occasioni importanti (vedi foto apertura); dall'altro una versione light ed elegante, pensata come piatto leggero all'insegna del benessere (vedi foto sopra).

La composizione tradizionale si sviluppa a strati.

  • La base: è costituita dalla galletta spezzettata e imbevuta di acqua e aceto (che nella versione scenografica viene ricomposta e compattata, ma che può essere sostituita anche da crackers, piadina o pane carasau). Nelle versioni light questa base viene talvolta omessa.
  • Il pesce: sopra il pane si dispone il pesce bollito a polpa bianca, scegliendo tradizionalmente tra gallinella, nasello, orata o spigola.
  • Le verdure e gli affettati: si sovrappongono poi strati di verdure bollite di stagione (barbabietole, patate, fagiolini, cavolfiore, carciofi, carote, sedano), alternate a filetti di acciughe salate e mosciame tagliato finissimo.
  • La guarnizione scenografica: per le grandi occasioni si aggiungono uova sode a fettine, gamberetti e cozze. La cima della "torre" viene solitamente incoronata da un'aragosta bollita tagliata a rondelle, mentre i lati vengono decorati con gamberi, olive e funghetti sott'olio.
  • Il tocco finale: oltre a condire pesce e verdure con olio, sale e limone, il piatto viene ricoperto con la classica salsa verde al prezzemolo (un'incursione di origine piemontese).

Servono manualità e creatività per alternare i colori di pesce, crostacei e verdure. Che sia la versione di famiglia o una rivisitazione d'autore, il cappon magro resta un capolavoro di fantasia e maestria culinaria.

Francesca Tagliabue
Francesca Tagliabue

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella

 

 

 

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