Oceano, oggi si celebra la sua Giornata mondiale: l’importanza della pesca sostenibile

Oceano, oggi si celebra la sua Giornata mondiale: l’importanza della pesca sostenibile

Mentre i consumi di specialità ittiche sono in continua crescita, per celebrare i mari si guarda alle buone pratiche ambientali

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Oceano
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Come ogni anno, l’8 giugno si celebra la Giornata mondiale dell’Oceano, incentrata in questa edizione sul tema “Vita e sussistenza”. E se è vero che tali ricorrenze appaiono, a volte, prive di effetti pratici immediati, non è questo il caso. Perché tutti noi possiamo essere chiamati a fare qualcosa di concreto. E contribuire, così, alla salute dei mari nel Pianeta.

Questione di rifiuti
Per salvaguardare questo prezioso bene comune, ci sono comportamenti alla portata di tutti. Basti pensare che, ogni anno, si riversano in mare 8 milioni di tonnellate di rifiuti, il 75% costituito da plastica. Ciò va ad alimentare la diffusione delle cosiddette microplastiche, minuscoli frammenti che ormai contaminano tutto, compresa l’acqua in bottiglia e quella delle falde. Secondo i dati riuniti in una ricerca condotta da Culligan International, azienda leader nel trattamento delle acque, la stragrande maggioranza di queste particelle (68-81%) deriva da oggetti di plastica più grandi: bottiglie, buste, reti da pesca. Sulle prime due categorie di prodotti, dovremmo sentirci tutti chiamati a intervenire in prima persona, limitando l’utilizzo di oggetti di plastica, privilegiando i materiali alternativi e preoccupandoci del corretto smaltimento. Sulla pesca, invece, la questione è più complessa. Ma anche i consumatori possono fare la loro parte.

Consumi in forte aumento
Secondo l’ultimo rapporto sullo “Stato della Pesca e dell'Acquacoltura Mondiale” realizzato dalla FAO, l'organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, nel 2030 la produzione ittica totale è destinata ad arrivare a 204 milioni di tonnellate con un incremento del 15% rispetto al 2018. A livello globale, i mari in cui si pesca di più sono il nostro Mediterraneo e il Mar Nero, seguiti dal Pacifico sudorientale e dall’Atlantico sudoccidentale. La pesca intensiva comporta uno sfruttamento esagerato delle risorse e un impoverimento generale dei mari. Per farla semplice, se non si corre ai ripari gli stock ittici (l’insieme dei pesci delle diverse specie oggetto di pesca) potrebbero andare incontro a riduzioni importanti, quando non all’esaurimento.

Non solo ambiente
Fra le realtà che più si adoperano per contrastare questi fenomeni, anche Slow Food. Che sottolinea come la perdita di biodiversità non sia solo un problema ambientale, ma anche socioeconomico. Nel mondo, più di una persona su dieci dipende dalla pesca per guadagnarsi da vivere. Le persone impiegate nel settore sono 59,5 milioni, il 14% delle quali donne. Da qui l’importanza di preservare il mare, bene comune per l’intera popolazione mondiale così come per i pescatori. Soprattutto quelli della piccola pesca artigianale, da incentivare come buona pratica che porta con sé una miglior gestione degli stock, delle acque e delle coste.

Cos’è la pesca sostenibile
Un discorso analogo è quello portato avanti dal Marine Stewardship Council, organizzazione no profit internazionale che supporta la salute dei mari. MSC promuove la pesca sostenibile come fonte di sostentamento che rispetta la salute delle popolazioni ittiche pescate e degli ambienti naturali in cui avviene. Oltre al benessere delle tante persone impiegate lungo tutta la filiera, che possono dedicarsi a un’attività dal buon ritorno economico. Si dice sostenibile la pesca che minimizza l’impatto sull’ecosistema, lascia in mare abbastanza esemplari affinché le diverse specie possano continuare a riprodursi e sa adattarsi ai continui cambiamenti delle condizioni ambientali. Assicurare la biodiversità e utilizzare tecniche e attrezzature che non danneggino acque e fondali porta benefici sotto tutti i punti di vista. Compresa la qualità del pescato, che genera un mercato virtuoso, ma anche remunerativo.

Una storia esemplare
In epoca di storytelling, non c’è come raccontare una vicenda per sensibilizzare il pubblico su questioni reali. La “case hystory” scelta da MSC è quella della pesca al polpo delle Asturie. Siamo nel Mar Cantabrico, nord ovest della Spagna. Qui esiste una tradizione secolare legata alla cattura e alla commercializzazione di questo mollusco. Attività da cui dipende la vita dei pescatori e delle loro famiglie. Sono stati proprio loro, inizialmente, a mettere in atto tutta una serie di accorgimenti, dalla chiusura della pesca da dicembre a luglio, al peso minimo di cattura, fino ai limiti di nasse e quote complessive per barca. Un piano più sostenibile per i lavoratori, per i polpi e per l’ambiente che circonda gli uni e gli altri. Le buone pratiche, migliorate grazie alla consulenza di MSC, sono oggi certificate dal Council. La pesca al polpo delle Asturie ha un basso impatto sull’ecosistema, i pescatori riescono a spuntare prezzi più vantaggiosi e si sono aperti nuovi mercati internazionali, nonostante le cofradías - le associazioni locali di pesca artigianale - garantiscano che una percentuale del loro prodotto sia venduto a livello locale. “Abbiamo capito che guadagniamo di più pescando meno”, ha sintetizzato Félix López Rua, uno degli attori di questo cambiamento.

187064Dal mare alla borsa della spesa
Il polpo delle Asturie è il primo al mondo certificato MSC (cliccate qui per saperne di più). Ma ci sono molte altre varietà ittiche, anche nel nostro Paese, che possono sfoggiare il bollino blu. Il marchio, che riporta un pesce stilizzato, identifica i prodotti provenienti da pesca sostenibile: dal tonno al salmone, dai gamberi alle sardine, persino le alghe. Un mondo da scoprire in pescheria, al banco dei surgelati o sullo scaffale del pesce conservato. Per portare in cucina e in tavola specialità buone per noi e per l’ambiente che ci circonda. E celebrare nel migliore dei modi gli Oceani, non solo l’8 di giugno.

Francesca Romana Mezzadri
Giugno 2021

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tag: news pesce

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