Questo grano antico si rivela l’ultimo dei superfood: privo di glutine, ricchissimo di proprietà benefiche, è anche il più piccolo al mondo, il che lo rende, di default, integrale al 100%. Scopriamolo insieme
Coltivazioni di teff da parte dell'uomo risalgono tra il 6000 e il 4000 a.C. rendendolo una delle colture coltivate più antiche al mondo; una distinzione che la dice lunga sulle sue qualità come fonte di sostentamento.
Il teff, noto anche come 'Eragrostis Tef' o 'Williams Lovegrass' è una pianta erbacea originaria del continente africano, più precisamente di Etiopia ed Eritrea. Come altri cereali, anche del teff si consumano i semi, unica parte edule per l'uomo. Per etimologia popolare, il nome teff proviene dalla radice ethio-semita "tff", che significa “perduto”: la parola si riferisce alla facilità con cui si possono disperdere i piccolissimi semi (hanno un diametro inferiore a 1 mm) del cereale. Grazie alla piccolezza dei semi, una manciata di teff è sufficiente per coltivare un'area anche molto vasta.
Ph. @A. Davey Ciò che rende speciale il teff sono le sue eccezionali qualità nutrizionali:
I semi di teff sono ricchi di ferro, magnesio, manganese, calcio e zinco, contengono un impressionante arsenale di vitamine del gruppo B (B2, B3, B6) e, a differenza di altri cereali, offrono quantità significative di vitamina C e una discreta quantità di proteine ricche in amminoacido lisina. Durante la macinazione dei piccolissimi semi non è possibile separare le diverse parti del seme, dando luogo quindi a una farina letteralmente integrale.
Dal punto di vista nutrizionale, c'è poca differenza tra teff chiaro (considerato più pregiato) e scuro (rosso): sono semplicemente varietà diverse della stessa pianta che vengono elaborate in modo identico e condividono lo stesso elevato contenuto di nutrienti.
Tuttavia, le due farine hanno un sapore leggermente diverso.
Tra etiopi ed eritrei, la farina di teff è stata utilizzata per migliaia di anni per fare l'injera, un pane piatto a lievitazione naturale dalla consistenza spugnosa, ingrediente insostituibile dello zighinì e presente nelle case etiopi ed eritree tutti i giorni, servita con stufati a base di manzo, pollo, montone o verdure, caldi e piccanti. Il berbéré, una miscela di spezie, accompagna quasi tutti i piatti.
Il teff costituisce anche l'ingrediente principale nella preparazione della keyta o kitta (una sorta di pane azzimo) e della tella, una birra tradizionale dall'Etiopia, e veniva utilizzato per la produzione industriale di birra senza glutine.
I semini di teff sono un ottimo addensante per zuppe e stufati, mentre la farina si può utilizzare per fare:
I semi di teff si possono anche gustare crudi, come porridge con il miele o per esempio con frutta e yogurt. Per quel che riguarda la cottura, i semi possono essere trattati in maniera del tutto simile a quelli del miglio e della quinoa (generalmente lessati in acqua in proporzione 2:1, due parti di acqua e una di semi); tuttavia, essendo più piccoli, richiedono una temperatura e un tempo inferiori.
Francesca Tagliabue
aggiornato aprile 2026
Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
le origini dei piatti e dei loro nomi. Si ritiene molto fortunata perché scrive
per lavoro e per diletto, insieme – Linkedin – Ph. Carlo Casella
Lettrice instancabile, appassionata di racconti e di viaggi, è da sempre incuriosita dalla storia e dalla letteratura del cibo – come ingrediente e come alimento finito – e dalla cucina, intesa come arte del produrre cibo, momento sociale e tappa fondamentale evolutiva. Ama narrare storie e ricercare
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