Insolito, bene augurale e ornamentale: questo frutto fin dall’antichità ha incarnato la bellezza, il mistero e la femminilità. Oggi viene celebrato soprattutto per le sue proprietà antiossidanti e anti-age
Originario dell’Asia sud–occidentale, il melograno e i suoi fecondi frutti appaiono in una serie di documenti storici, tra cui la Torah, il Corano e testi mesopotamici; resti di melagrana sono stati ritrovati in tombe assire ed egiziane, tra cui quella di Tutankhamon. Pare che questo frutto adornasse i pilastri del favoloso tempio di Salomone e le vesti dei gran sacerdoti a Gerusalemme; gioielli a tema sono stati rinvenuti in Grecia, e il melograno appare nei mosaici nella città in rovina di Pompei.
Il melograno, albero che può vivere fino a 300 anni, divenne una figura importante nella tradizione letteraria tramandata nelle culture sia orientali sia occidentali. Simbolo di fecondità in entrambe le tradizioni, la melagrana entra nella mitologia greca come spiegazione per il cambio delle stagioni attraverso il racconto di Persefone (Proserpina per i Latini), rapita da Ade, il dio degli Inferi. Il rapimento della figlia sconvolge la madre Demetra, dea dei raccolti, che nel suo dolore rende sterile la terra. Zeus interviene e ordina ad Ade di restituire Persefone: questi, non volendo rinunciare alla nuova sposa, la tenterà con dei semi di melagrana. Poiché li ha assaggiati, Persefone dovrà ritornare negli Inferi per un terzo dell’anno, cioè l'inverno, tempo di lutto della terra, arida e senza messi.
Proserpina, Dante Gabriel Rossetti, 1882 Ancora, sarà una melagrana il frutto che Paride, in una gara di bellezza tra le dee greche, darà ad Afrodite, scatenando la guerra di Troia. La melagrana che sottolineava la fertilità e il ruolo domestico venne adottata dal cristianesimo; il suo simbolismo compare nelle icone e nei dipinti religiosi come la Madonna della melagrana (foto sotto, particolare) e la Madonna del Magnificat, entrambe del maestro del Rinascimento italiano Sandro Botticelli.
Per millenni in Europa, Persia e Asia, nelle tradizioni buddiste, islamiche, giudaiche e cristiane, i melograni sono stati invocati come simbolo di fertilità. La tradizione ebraica considera la melagrana simbolo di rettitudine, conoscenza e saggezza perché si dice che contenga un numero esatto di semi, 613, lo stesso numero delle mitzvot, i precetti della legge ebraica. La comunità ebraica usa mangiare melagrane a Rosh Ha’Shana, il Capodanno ebraico, a garanzia e augurio di un nuovo anno prospero e ricco.
Meravigliosa melagrana matura Si ipotizza che il re Salomone abbia disegnato la sua corona ispirandosi alle punte in cerchio alla base della melagrana. Si usa consumare e offrire melagrane ai matrimoni, con lo stesso augurio di prosperità e abbondanza, in Israele e anche in Turchia, Armenia e Iran. Il Corano la include tra i frutti del giardino del Paradiso. Anche il Buddismo la fa rientrare tra i tre frutti benedetti (con la pesca e il cedro). In Italia, a causa del suo valore simbolico, la melagrana viene apprezzata in particolar modo durante le festività invernali, come cibo benaugurale e portafortuna.
Ispirazione alla corona di Salomone? Da principio, i melograni raggiunsero Roma importati dalla regione della Tunisia chiamata punica o cartaginese: da qui il nome latino (punica granatum) e quello, al tempo più comune , di “mela di Cartagine”. La diffusione della melagrana in Europa e nel Mediterraneo si deve però alle Crociate, poiché molti cavalieri al loro ritorno portarono nel continente i frutti. Granada, città moresca della Spagna andalusa, deve il suo nome al frutto, come pure i granati, pietre semi-preziose, dal colore rosso intenso trasparente come gli arilli. Dal medioevo fino a oggi, il melograno (in spagnolo granada, appunto) ha avuto un posto di rilievo nell'architettura della città: il simbolo è infatti riportato un po’ ovunque, dai tombini ai paletti sui marciapiedi, fino allo stemma.
Stemma su un tombino di Granada (Spagna) Immortalata nei secoli da grandi artisti come appunto Botticelli e Rossetti, ma anche Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne, Salvador Dalì e altri, la melagrana – anche se piuttosto scomoda da mangiare – continua ad attrarre per l’aspetto intrigante e le qualità nutrizionali benefiche che erano già note agli antichi: l’antica medicina egiziana e ayurvedica utilizzava regolarmente estratto di melagrana per infezioni e problemi gastrointestinali, Ippocrate, considerato il padre della medicina attuale, nel 400 a.C., raccomandava succo di melagrana per curare infiammazioni e disturbi digestivi. E nell'antica Roma, il celebre storico Plinio definì la melagrana una medicina universale.
I semi della melagrana sono agrodolci Esistono oltre mille varietà di melograno: sebbene la scorza esterna dei frutti sia solitamente rossa, in realtà esiste una gamma di colori che va dal viola scuro a tonalità gialle e verdi. La parte del frutto commestibile sono i semi. Ogni seme è ricoperto dall’arillo, la polpa trasparente, rosso scuro e succosa, agrodolce. I semi sono ravvicinati in grossi grappoli, tenuti insieme da una membrana chiara. Il gusto varia da agrodolce e leggermente astringente - nei semi particolarmente succosi della melagrana Wonderful - a zuccherino, come nelle varietà Mollar de Elche e Akko.
Risotto con la melagrana I grani impreziosiscono i menu di festa, con il loro colore rallegrano risotti come quelli alla parmigiana,alle mele, al radicchio e allo champagne, pasta, insalate invernali difruttaoverdura, cocktail e dessert come gelati, torte, yogurt e panna cotta. Il succo, considerato in tutto il Mediterraneo del Sud un ottimo dissetante, è ingrediente ideale anche con il pesce e le sue marinature, in particolare lo spada, il salmone e il merluzzo. Il sapore leggermente astringente è perfetto con carni arrosto dal sapore deciso, come quelle di maiale, come il tacchino, lo stinco di vitello, selvaggina come faraona e anatra. La melassa di melagrana viene prodotta riducendo il succo a uno sciroppo: aggiunge un tocco piccante a condimenti e marinate e come glassa ricca e fruttata per carne arrosto. Da provare l'aceto.
Il succo si raccoglie spremendo i grani nello schiacciapatate) Nella cucina tradizionale indiana e mediorientale si usa l'anardana, una spezia ottenuta dai semi e dalla polpa essiccati del melograno, dal sapore acidulo, con un retrogusto fruttato e leggermente dolce. Si aggiunge in cottura o a fine cottura a verdure, marinature delle carni, a hummus e tahina. Perfetta con salse di yogurt o dolci a base di latte, anche vegetale. Si trova nei negozi etnici o di spezie specializzati in cucina indiana.
Versione armena del dolce di Noè L’ashure o aşure è un dessert tipico della tradizione islamica realizzato con una dozzina di cereali, legumi e frutta: sarebbe il più antico dessert della storia: risalirebbe infatti all'epoca del leggendario diluvio universale quando, dopo settimane sull'arca, le scorte di cibo diminuivano. Noè mise in pentola tutto il cibo avanzato, verdura o frutta che fosse. Le ricette, sempre con la melagrana, variano dalla turca che comprende ingredienti come frumento, fagioli bianchi, ceci, zucchero, uva sultanina, acqua, cannella, noci e melagrana, a quella armena, con fichi secchi o albicocche, uvetta, avena, mandorle, nocciole e melagrana. Nei mesi freddi, le famiglie lo cucinano per una settimana e lo offrono agli amici come simbolo di abbondanza, diversità e amicizia. Le versioni classiche utilizzano acqua di rose per aromatizzare il budino.
Ricca di polifenoli e antiossidanti Oggi sappiamo che il succo della melagrana ha una quantità assai maggiore di polifenoli del succo di mirtillo, del tè verde o del vino rosso, rendendola un frutto anti-age, benefico per il sistema immunitario. È un’importante fonte di flavonoidi antiossidanti, di vitamina C (una sola melagrana contiene quasi il 20% dell’intero fabbisogno giornaliero di un adulto), vitamina A e K, vitamine del gruppo B, sali minerali come potassio, magnesio e sodio.
Francesca Tagliabue
aggiornato dicembre 2025