Cinque curiosità sulle patate

Cinque curiosità sulle patate

Un convegno a Expo ha svelato alcune delle vicende che hanno portato i familiari tuberi sulla nostra tavola

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Il più comune e familiare dei tuberi è stato protagonista nei secoli di una storia curiosa, ripresa dal prof. Alberto De Bernardi, a capo del Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell’Università di Bologna, in un convegno dedicato all’eclettica e salutare patata da Selenella, marchio di patate arricchite al selenio, nel Teatro della Biodiversitò di Expo. Eccone alcune pillole.

Più belle che buone
Le patate, che arrivano in Europa nel ‘500 in seguito alla scoperta delle Americhe, all’inizio sono apprezzate solo negli orti botanici per le magnifiche inflorescenze e faticano ad affermarsi per il consumo alimentare. Quando i contadini finalmente si convincono a coltivarle, dedicano i tuberi al nutrimento degli animali, mentre serbano agli uomini le foglie. Che, però, sono tossiche.

Parmentier, sostenitore gourmand
L’illuminato agronomo francese Antoine Parmentier è nel ‘700 è uno dei più grandi fautori delle virtù di questi tuberi (hanno alta produttività, sono versatili e nutrienti), e, con l’aiuto del re Luigi XVI, cerca di diffondere la coltivazione della pianta. Pare che, per incuriosire i riluttanti coltivatori francesi, faccia presidiare dai militari i campi di patate vicino alla reggia. I contadini, persuasi così che si tratti di un cibo prezioso, le rubano nottetempo con il tacito consenso delle guardie, e cominciano ad apprezzarle. A Parmentier sono meritatamente intitolate parecchie sofisticate ricette della cucina francese (come la crema o dei tournedos).

Finalmente gli gnocchi
In Italia le patate stentano a imporsi perché contendono la scena a due competitors d’eccezione come pasta e riso, ben radicati nella nostra cultura. All’inizio del ‘900 l’invenzione degli gnocchi (e poi di tortelli e ravioli ripieni) include la patata nella categoria tutta italiana dei primi piatti, proprio nel difficile territorio di pasta e riso, e la porta direttamente sul tavolo della domenica, sottraendola all’oscuro destino di tubero sotterraneo. E stimola l’affinamento di tecniche di bollitura o frittura già diffuse per altri alimenti e la creazione di pani, contorni, torte e timballi.

Patate fritte, invenzione italiana
E' un intraprendente rosticciere milanese a proporre nella sua bottega davanti alla chiesa di San Carlo ghiotti cartoccetti di sottili fettine dorate, fritte in modo che restino a lungo saporite e croccanti. Il successo dell’iniziativa è immediato e dopo pochi anni, nel 1936, il vivace ristoratore meneghino fonda a Greco (un paesino fuori città, che ora ne è un quartiere) la prima azienda di produzione di patate fritte e la intitola alla chiesa su cui affacciava il suo primo negozio. Il consenso planetario di questo prodotto è fuor di dubbio. Irrinunciabili nel rito dell’aperitivo, ma non solo.

Protagoniste della dieta mediterranea
Inventore del termine dieta mediterranea è il medico statunitense Ancel Keys, che nel 1945 sbarca a Salerno insieme al contingente americano; durante la sua permanenza nel Cilento osserva che le popolazioni affacciate sul mare nostrum sono più longeve dei suoi conterranei e attribuise il merito di queste favorevoli condizioni di salute a un’alimentazione ricca di ingredienti vegetali. Ortaggi, riso, pasta e, appunto, patate, di cui la gastronomia di questa regione è ricca. Con buona pace degli abitanti delle Americhe, da dove i salutari tuberi sono stati importati solo 4 secoli prima. 

Livia Fagetti
30 ottobre 2015

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