Anguria: come scegliere quella giusta per un’estate tutta da… mordere

Anguria: come scegliere quella giusta per un’estate tutta da… mordere

Simbolo della bella stagione, il cocomero spopola grazie all’altissima percentuale di acqua e al sapore zuccherino della polpa croccante. Il gusto dolce, combinato a un’efficace azione anticaldo, alle calorie inesistenti, al costo contenuto, ne fa il protagonista della tavola estiva

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Dolce e dal colore brillante, super dissetante e clamorosamente ipocalorico, è anche facile da reperire: il cocomero - chiamato comunemente anguria nell’Italia settentrionale, mellone o melone d’acqua in quella centrale e meridionale, popone in Toscana, pateca in Liguria e zipangulu in Calabria - è uno dei frutti superstar della stagione calda.

Vero e proprio frutto-simbolo dell'estate - di cui è ASSOLUTAMENTE VIETATO buttare via i semi! - può essere in sè lo snack e il dessert più goloso e rinfrescante della stagione (di tanto in tanto, per variare, possiamo anche trasformarlo in gelato, granita o più propriamente gelo d'anguria). 

Preziosi nutrienti

L’anguria è il frutto con la più alta percentuale di acqua in assoluto: ben 95% della polpa è composta da acqua, il resto sono zuccheri naturali. Il conto calorico - 15 kcal/100 g – le garantisce un posto in qualunque dieta, da quelle dimagranti più severe - grazie al basso contenuto calorico, appunto, ma anche al suo effetto saziante - e a quelle ipoglicemiche, perché molto povera di zuccheri (meno di 4 g/100 g contro gli 11 dell’uva, per esempio), a quelle per chi fa sport (aiuta a reintegrare i liquidi persi con il sudore). Fornisce un buon apporto di vitamina A e, proprietà da non sottovalutare, deve l’allegro colore rosso vivo al licopene, antiossidante con azione anti-age contenuto anche nel pomodoro. 

Le varietà in commercio

161707In Italia, la coltivazione del cocomero è diffusa in tutte le regioni; prime fra tutte la Puglia, il Lazio, la Lombardia e l'Emilia-Romagna. Lo troviamo in vendita da maggio a settembre; le tipologie più diffuse si dividono in due grandi gruppi. Il primo le comprende le varietà italiane, generalmente a frutto tondeggiante, di medie dimensioni (fino a 10 kg). Il secondo gruppo vede quelle di origine americana - in inglese l'anguria si chiama watermelon, "melone d'acqua", a frutto allungato e spesso più grande (anche se è stata un’azienda italiana a vincere il record mondiale a Las Vegas per aver prodotto l'anguria più grande del mondo, ben 148 kg, nel 2013). Al primo gruppo appartengono

la Cinquantina, con frutto grosso che matura a fine luglio;

la Reggiana, che nel 2015 ha ottenuto il marchio Igp (indicazione geografica protetta).

la Romagnola, con polpa molto zuccherina che matura in agosto;

la Cremonese, molto zuccherina, con maturazione precoce, a luglio;

quella siciliana di Siracusa, oblunga a strisce alternate nere e verdi;

la Gigante di Castellammare;

la Bontà, precoce a elevato grado zuccherino, polpa rosso spiccato.

In Sardegna, dove c’è una tradizione di coltivazione, producono due varietà di origine americana, la Crimson Sweet, molto apprezzata in Italia, buccia verde bottiglia con striature verde chiaro e polpa di colore rosso vivo, e la Sugar Baby, piccola pezzatura (3-4 kg), buccia verde scuro uniforme e polpa dolce e compatta, sui mercati da luglio.

Altre varietà americane meno comuni sono la Striata di Klondyke, con frutto allungato, e la Charleston Gray con frutto grossissimo e buccia chiara. Esistono anche varietà con polpa gialla (l’italiana Meringa, polpa di colore giallo brillante), arancione (Yellow Crown, Yellow Crimson e Orangeglo) o bianca (Cream of Saskatchewan, un’anguria di origine russa coltivata in Canada).

Senza semi

I coltivatori italiani, negli ultimi anni, si sono concentrati sulla produzione di varietà ad alto contenuto zuccherino, con polpa di colore rosso brillante priva di fibrosità, buccia molto sottile. Cominciano anche ad andare incontro alla sempre crescente richiesta di angurie seedless (senza semi) e di miniangurie, caratteristiche che rendono il cocomero più gradito ai bambini. Inoltre, l’essere senza semi fa sì che la polpa si mantenga croccante e compatta più a lungo, fino a 30 giorni dopo la raccolta. Comuni varietà senza semi (apirene) sono le Fandango, Talete, Sorbet, Honeyheart, Re di cuori, Regina di cuori, Crimson Trio, Trio Scarlet e Supersweet.

I mini cocomeri

161709Sui banchi della frutta si trovano da qualche tempo anche angurie di piccola taglia, definiti "mini", "baby" o "mignon": le varietà più diffuse sono Solinda, Cuoredolce, Chicago, Sugar Baby, Miyako.

Più piccole delle angurie tradizionali (pesano 800 – 2000 g) hanno gli indubbi vantaggi delle dimensioni ridotte: sono più maneggevoli, occupano poco spazio in frigo, hanno buccia sottile che si taglia molto facilmente, si possono consumare in giornata e sono perfette per chi vive da solo.

La polpa dolcissima rosso brillante è priva di semi (tranne nel caso della Modellino, minianguria italiana ma con semi). La Solinda è coltivata in tutto il Sud del Mediterraneo e la si trova in commercio da maggio a settembre; è molto apprezzata per la polpa croccante, il buon sapore e la conservabilità.

Le mini sono un ibrido - ottenuto da ricerche e incroci fra diverse varietà già presenti in natura (senza ricorrere, quindi, a ingegneria genetica) - presente sul mercato da qualche anno, con le stesse caratteristiche di gusto, colore e aspetto delle angurie di misura standard. La buccia può essere striata (se derivano dalla tipologia Crimson Sweet), verde scuro uniforme (Sugar Baby e Sugar Belle) o chiara e striata (Miyako).

L’acquisto

161711Se si acquista un cocomero tagliato a metà o in quarti, scegliete quello con la polpa più rossa, priva di striature bianche. Se il cocomero ha i semi, dovrebbero essere molto scuri o bianchi.

Se lo acquistate intero, ci sono diverse cose da prendere in considerazione: la prima è il peso. Un cocomero in piena maturazione apparirà pesante rispetto alle sue dimensioni: è un bene perché il contenuto di acqua di un cocomero generalmente aumenta con la maturazione.

In secondo luogo, va buttato un occhio alla parte superiore e quella inferiore. Il fondo o "ventre" di un cocomero è il punto in cui è stato appoggiato al suolo: se è bianco o verde, è improbabile che il cocomero sia completamente maturo. Un cocomero in piena maturazione avrà una zona color giallo paglierino dove è stato a contatto con il suolo, a indicare che il frutto è stato lasciato maturare a terra al sole.

Infine, il picciolo non deve essere secco.

I sostenitori della tecnica del “batti un colpo per vedere se è maturo” giurano sull’infallibilità del classico suono vuoto ottenuto battendo leggermente sull’esterno del frutto.

La conservazione

La temperatura ideale è tra i 10–16°: intera si conserva al fresco per una settimana, se già aperta coprite la parte tagliata con pellicola trasparente da cucina senza pvc; tenetela nella parte meno fredda del frigo per 2-3 giorni, lontana da frutto della passione, mele, pesche, pere, e papaia che ne accelererebbero la maturazione. Se non ci sta in frigorifero, raffreddatela in una bacinella con acqua e ghiaccio. Lavatela prima di tagliarla. Grazie alle sue grandi dimensioni, probabilmente non riuscirete a metterla sotto l'acqua nel lavandino: passatela più volte con un panno umido o un tovagliolo di carta bagnato.

Ricettiamola

Oltre che al naturale, il cocomero è ottimo in macedonia, nel gazpacho aggiunto agli altri ingredienti, tagliato a pezzetti e aggiunto allo spumante. Le classiche palline ottenute con lo scavino, in compagnia di pomodoro, cipolla, olive e feta vi daranno un’insalata freschissima. Non tradisce mai il tipico e già citato Gelu i muluni alla siciliana, dove viene frullato con aggiunta di zucchero, amido di mais e succo di limone; li composto viene congelato e prima di essere servito, spolverizzato di cioccolato a scagliette e pistacchi.

Per chi non disdegna una leggera nota alcolica altamente scenografica:  praticate nella buccia di una grossa anguria un foro abbastanza grande da infilare un imbuto, versate 2 dl di vodka e lasciatela riposare in frigo per due giorni. Servite l'anguria a fette, sarà un successone  a fine cena!

Da sempre una vera riserva d’acqua

Si ritiene che il cocomero origini in Africa del Sud, nel deserto del Kalahari dove tutt’ora viene coltivato: pare che David Livingstone, il famoso esploratore, notò che le angurie vi crescevano in abbondanza. Dall'Africa sono state portate dai Mori prima in Asia, fino in Europa nel 1300-1400 dC e da qui in Nord America. Come membro della famiglia delle cucurbitacee, genere e specie Citrullis ianatus, l'anguria è correlata al melone, ai cetrioli e a tutte le zucche rampicantii in orizzontale.

“Quando si assaggia (il cocomero), si sa qual è il cibo degli angeli. Il frutto di Eva non era un cocomero: lo sappiamo, perché lei si pentì del morso”  (Mark Twain)

Francesca Tagliabue
4 luglio 2016
aggiornato da Carola Traverso Saibante
giugno 2018

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