Bevi che ti passa

Bevi che ti passa

Il benessere passa soprattutto da quello che si beve (e da non quello che si mangia): lo afferma un libro che propone un metodo per mantenere i liquidi e la giusta idratazione corporea. E sentirsi subito meglio

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Di solito i medici (e i nutrizionisti in particolare) suggeriscono la moderazione. Ma c’è un caso in cui consigliano di non trattenersi: quando si tratta di bere. Analcolico, ovviamente. La ragione è scientifica: siamo fatti di acqua (che rappresenta il 65% del nostro corpo) e questo straordinario liquido è necessario per far funzionare bene tutto l’organismo. Se non ci idratiamo abbastanza sentiamo di più la stanchezza e lo stress, rischiamo l’insonnia e il mal di testa, i problemi intestinali e le difficoltà di concentrazione, e tendiamo ad accumulare peso

Tutto semplice, quindi? No, perché non basta bere i fatidici otto bicchieri d’acqua giornalieri. Ed eccedere può far male. Occorre, invece, adottare un approccio più globale all’idratazione e far sì che quest’acqua arrivi nei punti giusti del nostro corpo: muscoli, cellule e tessuto connettivo. Come riuscirci? Seguendo le dritte del metodo Quench, che arriva dritto dagli Usa e che viene spiegato nel libro “Bevi che ti passa”, appena pubblicato da Piemme.

PERCHE’ IDRATARSI

Bastano cinque giorni per sentirsi più energici e più concentrati, per migliorare la digestione e rimettere in sesto l’intestino. Tanto dura, infatti, il metodo Quench, che combina alimentazione e movimento per assicurarsi il giusto quantitativo di liquidi e distribuirli al meglio in tutto il corpo. Alla base c’è una sola regola: l’acqua che esce (con respirazione, sudore, urina e feci) deve rientrare. Parliamo di 2-3 litri di acqua al giorno, da “riprendersi” non solo bevendo l’acqua nella sua versione “classica”, ossia quella liquida, ma soprattutto assorbendola nella sua versione più “sorprendente”, quella in gel, che caratterizza gli alimenti. E sfruttando il nostro sistema “idraulico” per farla arrivare ovunque all’interno del nostro organismo.

DOVE TROVARE L’ACQUA

“Bere troppa acqua può spazzare via nutrienti ed elettroliti essenziali dalle cellule e dai tessuti, danneggiando la salute e ostacolando la funzionalità del corpo” - scrivono nel libro le autrici (un medico e un’antropologa). Non solo: “Studi all’avanguardia dimostrano che l’acqua racchiusa nei vegetali idrata meglio dell’acqua del rubinetto perché è già purificata, alcalina, con un pH ottimale, mineralizzata, piena di nutrienti, strutturata ed energizzata in modo da venire assorbita facilmente nelle nostre cellule” aggiungono, sottolineando che, mangiando più frutta, verdura e semi, si può bere meno ma essere più idratati. Ecco perché il metodo Quench non include solo acqua (minerale o del rubinetto) ma anche molte altre bevande e un buon numero di alimenti idratanti, sotto forma di frullati e zuppe. Ogni giorno andrebbero bevuti due frullati, preparati miscelando i frutti i più idratanti (come carambola, anguria, fragola, pompelmo e limone) con le verdure che contengono più acqua (come cetriolo, lattuga romana, sedano, ravanello e zucchine).

COME “SFRUTTARE” I LIQUIDI

Il programma alimentare alla base del metodo Quench si basa su una “roulette” di menu e ricette che permettono di sfruttare il carico di acqua di molti alimenti per idratarsi in modo più profondo e duraturo. Con alcuni “trucchi” per distribuire i liquidi nell’arco dell’intera giornata: appena svegli “farsi” un bicchiere d’acqua con succo di limone e un pizzico di sale, bere un bicchiere d’acqua prima di ogni pasto e consumare un frullato di verdura al giorno. Utili anche gli abbinamenti “furbi”: sapevi che abbinare una mela con una bottiglia di acqua idrata di più che bere due bottiglie di acqua, perché le fibre della mela agiscono da spugna e trattengono più a lungo l’acqua nell’organismo? Altro abbinamento consigliato è quello coi grassi, perché “trasportano” i liquidi nel cuore delle cellule, superando le membrane di protezione che sono appunto fatte di grassi. Via libera, dunque, alle giuste dosi di olio extravergine di oliva, olio di macadamia, pesci grassi (come salmone e sgombro), semi di lino e di chia. I loro lipidi “buoni”, tra gli altri effetti benefici sull’organismo, aiutano anche a idratarsi in modo profondo.

COME FAR “MUOVERE” L’ACQUA                                                                                              

La parte più innovativa (e curiosa) del metodo Quench è la ginnastica che permette di far arrivare i liquidi ai vari tessuti, laddove è necessario, grazie alla “fascia”, ossia a un tipo particolare di tessuto, molto sottile e molto diffuso nel nostro organismo, che, quando viene stimolata dal movimento, distribuisce l’acqua nel corpo. Come un efficiente sistema idraulico. Per stimolare questa fascia basta eseguire alcuni micromovimenti, che si possono fare ovunque e in qualsiasi momento, e che consentono di favorire l’idratazione di ogni parte del corpo. Anche in questo caso il metodo Quench va controcorrente rispetto al pensiero comune: di solito si pensa che l’attività fisica disidrati, mentre in questa teoria il movimento mantiene idratati, anzi è necessario per essere correttamente idratati. Il consiglio è quello di eseguire ogni giorno una serie di piccoli esercizi di stretching in modo regolare. Bastano cinque minuti, tre volte al giorno: la mattina si fanno torsioni e allungamenti del collo, delle spalle e delle braccia, il pomeriggio si passa a piedi, gambe e glutei e la sera si ripercorre lo schema. Altri microesercizi possono essere eseguiti sfruttando alcuni momenti della routine quotidiana: per esempio, mentre si parla al cellulare si può allungare il collo portando il mento prima verso una spalla e poi verso l'altra. Oppure, quando si è alla scrivania, si può ruotare una caviglia alla volta, disegnando dei piccoli cerchi con la punta dei piedi.

Manuela Soressi
agosto 2018

Photo by Kaizen Nguyễn on Unsplash

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