Credi di mangiare sano? Ahi, ahi, ahi…

Credi di mangiare sano? Ahi, ahi, ahi…

Falsi miti, pie illusioni e termini civetta appositamente ideati dai guru del marketing pilotano pericolosamente le nostre scelte alimentari. Impariamo a non cadere nelle loro trappole

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Sale&Pepe

Se anche tu fai parte di quella maggioranza di consumatori che sceglie il latte parzialmente scremato senza un vero motivo, questo articolo ti riguarda.

Ma dovresti leggerlo anche se il latte lo compri intero e poi cadi su altri alimenti.

Un articolo del Washington Post, infatti, ha elencato alcuni degli errori e misunderstanding in cui si incorre quando si cerca di fare scelte alimentari salutari.

Cominciamo dall'esempio del latte magro: qual è l'ingrediente che sostituisce il grasso mancante? Basta controllare l'etichetta, si tratta di sciroppo di glucosio. Ma chi lo dice che aumentare lo zucchero sia un bene e il grasso del latte sia un male?

Ovviamente non sempre è così. Eppure la maggior parte delle persone ritiene che il grasso, elemento essenziale per la nostra salute, vada evitato a prescindere. Il più possibile.

Un altro esempio? Tutti noi crediamo che mangiare insalata sia sano. I supermercati sono pieni di insalatone pronte con le quali sostituire i pasti principali.

Ebbene sappiatelo: l'insalata avrò anche dei nutrienti di cui il corpo ha bisogno, ma se la mangiate in modo continuativo ed esclusivo vi ammalerete di insalata, per via di un apporto nutritivo assolutamente insufficiente al nostro organismo.

"Il termine sano è abusato", dice Roxanne Sukol, specialista di medicina preventiva alla Cleveland Clinic. "Nessun cibo può essere sano", siamo noi a esserlo o a non esserlo.

Applicato al cibo questo termine crea disinformazione tanto che un'azienda produttrice di barrette di frutta secca è stata obbligata a toglierlo dalle confezioni. Chi può dire che la frutta secca sia sana indipendentemente dal tipo di persona che la consuma? Eppure le stesse barrette, prive di quella dicitura, avrebbero avuto poco o nessun successo.

Altre parole che ci traggono in inganno sono "naturale" e "proteine". Ebbene: la prima può essere usata per quasi qualunque cibo senza veri limiti legislativi, quindi faremmo bene a non tenerla in nessun conto.

La seconda, proteine, fa generalmente pensare alla possibilità di sviluppare forza e muscoli. Sta di fatto che i consumatori che fanno molta palestra e ci tengono alla forma fisica bevono litri di bibite sintetiche alle proteine, ma rifiutano quasi in toto gli affettati che ne sono ricchi. Perché a questi ultimi attribuiscono una connotazione negativa, come se contenessero solo grasso e non nutrienti ottimi e fondamentali.

Molti consumatori d'altronde accettano di buon grado i prodotti a base di "carni separate meccanicamente", come i wurstel o gli hamburger confezionati, probabilmente pensando che si tratti di carni decisamente più magre del normale.

In realtà il cosiddetto CSM è un sistema industriale che rende disponibili per l'alimentazione umana parti dell'animale altrimenti destinate allo scarto, ovvero carcasse, pezzi di cartilagine, nervi, vasi sanguigni. Non è il grasso a diminuire, insomma, ma solo la qualità.

Un'altra parola ambigua è "raffinato". Nel settore alimentare questo aggettivo viene usato per indicare i cereali privati di endosperma e crusca. A rimanere è l'amido puro, privo di fibre, oli, ferro e vitamine che rendevano il cereale nutriente.

Si tratta di una farina più digeribile forse? Magari dal gusto più delicato? Macché, la sua unica virtù è la data di scadenza che diventa praticamente illimitata!

E non è tutto: se da una parte la farina viene svuotata, dall'altra esiste una copiosa produzione di alimenti "arricchiti".

L'aggettivo è tale da generare sensazioni positive e colme di speranza circa ipotetici effetti benefici.

Sbagliato!

Arricchire, nell'industria alimentare, vuol dire che si cerca di riempire in modo artificiale quello che prima era stato svuotato. Per esempio si arricchisce di vitamina B e ferro la farina raffinata, ma in misura minore a quanto ci aveva messo la natura. Inoltre non sappiamo gli effetti di digliceridi e solfati usati durante il processo di raffinazione, ma ci sono casi di diabete e sindrome metabolica che sembrano causati proprio da queste lavorazioni.


Ecco perché, conclude l'articolo del Washington post, il cibo sano non esiste. Siamo noi a essere sani o non sani. E se mangiamo cibo nutriente e adatto a noi possiamo stare meglio. Ma pensare che grasso sia male e proteico o arricchito sia bene, è stupido. E le scelte stupide al supermercato, rischiano, quelle sì, di fare di noi persone meno sane.

Daniela Falsitta,
21 gennaio 2016

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