Conosci i prodotti alimentari di montagna?

Conosci i prodotti alimentari di montagna?

I prodotti di montagna sono garanzia di genuinità e tipicità: li puoi scoprire ad Asiago, in settembre, in occasione di ‘Made in malga’. Ma anche individuare facilmente al supermercato grazie alla nuova indicazione presente in etichetta.

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prodotti alimentari di montagna
Sale&Pepe

Sono un baluardo della difesa (anche economica) di aree svantaggiate, hanno un valore sociale per la sopravvivenza di intere parti d’Italia a rischio di spopolamento, rappresentano un presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico e favoriscono la conservazione
della biodiversità locale. E perdipiù, nella stragrande maggioranza dei casi, sono anche sinonimo di produzioni di qualità e “a tiratura limitata”. Sono i prodotti alimentari che arrivano dalle aree montane: latte, carni, miele, salumi, formaggi, cereali, erbe, legumi, frutta e ortaggi, tutti ottenuti oltre i 600 metri di altitudine. Ora riconoscerli quando si va a
fare spesa è più facile perché in etichetta possono avere l’indicazione di qualità “Prodotto di montagna”. Una novità prevista da un Regolamento europeo ed introdotta da pochi mesi dal ministero delle Politiche Agricole per valorizzare i prodotti e le attività dei tanti agricoltori, allevatori, apicoltori e produttori alimentari che vivono nelle aree montane, dal Piemonte alla Sicilia.

Cosa garantisce e dove si trova
L’indicazione “Prodotto di montagna” è riservata ai prodotti alimentari di origine vegetale e animale che rispettano i requisiti fissati dal ministero. Carni, formaggi e salumi devono essere ottenuti da animali allevati (anche solo in parte) in zone di montagna e lì trasformati, oppure da animali che hanno pascolato in quota durante la transumanza e per alimentarli almeno dal 25 al 50% (a seconda della specie animale) con mangimi prodotti in zone montuose. Anche il miele è a pieno titolo un "prodotto di montagna" ma solo se le api hanno raccolto il nettare e il polline esclusivamente in aree montuose. Idem per i prodotti vegetali, come ortaggi od olio di oliva, che devono essere coltivate solo in quota. Non basta che carni e olive, latte e miele, siano prodotti in quota: occorre anche che la loro lavorazione e trasformazione avvenga localmente, nell’arco di una trentina di chilometri. E se nella loro trasformazione il produttore deve ricorrere ad altri ingredienti (come erbe, spezie o zucchero), può acquistarli dove vuole, purché non superino il 50% del peso totale degli ingredienti.

Il record del Parmigiano-Reggiano Dop 
I capofila della valorizzazione dei prodotti alimentari ottenuti in quota sono
i formaggi tipici italiani. Come il Parmigiano Reggiano, il formaggio Dop con la più alta quota di produzione nelle aree montane: oltre 110 caseifici, di cui una trentina ha già superato i controlli per ottenere il logo “Prodotto di montagna”, che viene rilasciato solo ai formaggi ottenuti al 100% da latte munto in stalle in quota, da mucche nutrite soprattutto con foraggi di montagna, e trasformato in caseifici locali. Il Parmigiano Reggiano deve poi stagionare per almeno 12 mesi in montagna e, ai 24 mesi, superare il test qualitativo degli esperti.

Il primato dell’Asiago Dop
Il primo formaggio italiano a cui l’Unione Europea ha riconosciuto l’indicazione di “Prodotto di montagna” è stato l’Asiago Dop, che sta valorizzando molto la produzione fatta nelle malghe e nei caseifici dell’Altopiano di Asiago oltre i 600 metri d’altitudine. E proprio ad Asiago, dal 7 al 10 settembre, si daranno appuntamento 100 casari montanari di tutta Italia in occasione di Made in Malga, l’unica rassegna nazionale dedicata ai formaggi e ai prodotti di montagna. Per quattro giorni i visitatori (che sono circa 65mila l’anno) possono conoscere da vicino formaggi di malga, mountain wine, birre artigianali, salumi, confetture e miele, scoprire le storie di chi continua orgogliosamente a produrli con tanta passione, partecipare a degustazioni guidate da esperti e, ovviamente, comprarli per tornare in città con il più genuino e gustoso dei souvenir.

Manuela Soressi
agosto 2017

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