Aggiornamento disponibile!
Fai tap sul pulsante AGGIORNA per aggiornare la Web App.

AGGIORNA ANNULLA

Installa la Web App Le ricette di Sale&Pepe sul tuo iPhone.

Fai tap su Installa Web App e poi Installa Web App "Aggiungi a Home".

Sei offline, alcune risorse potrebbero non essere disponibili. Verifica la connessione.

Home News e Eventi News Mondine in piazza per la guerra del riso

Mondine in piazza per la guerra del riso

In Europa è boom di prodotti sottocosto da Cambogia e Myanmar, che stanno togliendo sempre più mercato al cereale nostrano e non garantiscono la sicurezza alimentare. Per questo i produttori di riso protestano oggi

Pinterest
stampa
risaia
Sale&Pepe

Risaie ricostruite in piazza Castello a Torino con assaggio di insalata di riso alla piemontese, sfilata sul Canal Grande a Venezia, degustazione di risotto allo zafferano sotto il nuovo palazzo della Regione a Milano: sono iniziative (anche) provocatorie quelle dei produttori italiani di riso aderenti a Coldiretti, che oggi lasciano i campi coltivati per protestare nei grandi capoluoghi del nord. Obiettivo? Contrastare le importazioni a dazio zero dai Paesi meno avanzati. E se da un canto invitano i consumatori a scoprire la qualità del cereale italiano, dall'altro chiedono alle istituzioni un intervento deciso presso l'Unione Europea per tutelare un settore sempre più in crisi.

A provocare la concorrenza sleale ai nostri risicoltori è la normativa europea che abolisce i dazi sulle importazioni dai Paesi in via di sviluppo. E in questo settore sono in particolare Cambogia e Myanmar a esportare sempre più tonnellate di prodotto nell'Unione, sottraendo mercati al nostro riso grazie ai prezzi molto vantaggiosi. Così in Italia, che è il primo produttore europeo per quantità e qualità, si riducono le coltivazioni, chiudono imprese agricole, si perdono posti di lavoro. 

Ma in questa guerra commerciale il fattore di preoccupazione maggiore è quello della sicurezza alimentare, perché i prodotti di origine asiatica sono trattati con pesticidi non autorizzati in Europa e non vengono sottoposti a corretti controlli sanitari. Come può difendersi allora il consumatore, dato che sulle confezioni non è indicato da dove arrivi il riso né dove sia stato lavorato? E come spiegare che la parola Arborio o Carnaroli sulla scatola non è necessariamente sinonimo di "italiano"? La tracciabilità del prodotto può essere il punto di partenza delle rivendicazioni, ma Coldiretti chiede una decisa inversione di tendenza: i prodotti importati devono rispondere agli stessi requisiti imposti ai produttori europei e vanno ripristinati i normali dazi doganali. Dopo tanto "Riso amaro" aspettiamo buone nuove.

Enza Dalessandri
11 luglio 2014


Pubblicato il 11/07/2014

Condividi

Torna indietroTorna indietro Torna alla Home pageTorna alla Home page

Accedi

Registrati, gioca, diventa Gourmet e pubblica le tue ricette su Salepepe.it