Il cibo che fa bene al cervello

Il cibo che fa bene al cervello

È il tema della Settimana Mondiale del Cervello. Sì alla dieta mediterranea, attenzione a quella vegana

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Prosegue fino al 22 marzo la quinta edizione della Settimana Mondiale del Cervello, promossa in Europa dalla European Dana Alliance for the Brain e in Italia dalla Società Italiana di Neurologia. Un evento che interessa associazioni di malati e organizzazioni professionali ma anche e soprattutto comunità scientifica e cittadini.

Con l'Expo di quest'anno, mentre l'attenzione di tutti è puntata sul cibo, Nutrire il cervello diventa il punto focale a cui è dedicata la manifestazione.

Le ricerche sono indirizzate in due direzioni: qual è l'alimentazione giusta per mantenere in cervello giovane e in buona salute; e quali sono le regole da seguire in presenza invece di specifiche patologie come Parkinson, Alzheimer o sclerosi multipla.

Insomma, forse per la prima volta si mette l'accento sul fatto che mangiare male danneggia non solo lo stomaco ma anche i neuroni. Il cervello consuma il 20 per cento delle calorie assunte con la dieta, che di solito si considera di circa 1300 calorie al giorno.

Come comportarsi quindi? Il primo elemento di cui il cervello ha bisogno è lo zucchero (glucosio), circa 100 g giornalieri, che arriva dal sangue. Se non riceve glucosio direttamente, lo ricava da proteine e grassi.

In linea generale però è ancora una volta la dieta mediterranea quella più indicata, con tanta verdura e frutta, legumi, cereali e pesce. Semi e legumi contengono vitamine e minerali, tra cui il magnesio, che il cervello consuma per 300 mg al giorno. Il pesce contiene gli Omega 3, che svolgono un'azione protettiva sulle membrane cellulari.

Latte e formaggi sono ricchi di calcio e vitamina D di cui necessita soprattutto il cervello femminile (1-1,5 mg al giorno). La carenza di vitamina D e l'eccessivo consumo di sale (oltre i 5 mg al giorno) sono messi in relazione con il rischio di ictus. Sono poi indispensabili le vitamine B12 (carne e pesce), B1 (tiamina - in cereali integrali, carne, legumi), B6 (in molti alimenti) e l'acido folico (fegato, verdure a foglia verde) per il buon funzionamento delle cellule nervose.

Per quel che riguarda invece patologie, gli scienziati hanno individuato diete più specifiche: prevalentemente vegetariana a basso contenuto proteico per chi soffre di Parkinson, mediterranea classica contro l'Alzheimer e povera di sale per i pazienti di sclerosi multipla. Ma, precisano i ricercatori, in queste situazioni non esistono menu universali: bisogna impostare diete personalizzate caso per caso.

Gli specialisti promuovono quindi il consumo di frutta e verdura ma si dichiarano contrari alle scelte radicali. Il rischio per vegani non troppo attenti per esempio è che vadano incontro a carenze di vitamina B12. Quando i depositi corporei di questa vitamina si esauriscono, si possono manifestare disfunzioni neurologiche, anche a 5, 10 anni dal momento in cui la dieta vegana ha avuto inizio.

Mangiare bene naturalmente non basta a mantenere la mente giovane e attiva: grande importanza rivestono il sonno, l'attività fisica e soprattutto il divertimento: giocare, imparare cose sempre nuove, cercare di non annoiarsi bilanciano efficacemente, nelle neurodegenerazioni, la perdita progressiva di neuroni. 

17 marzo, 
Barbara Galli

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