Donne e celiachia: un vademecum per una diagnosi precoce

Donne e celiachia: un vademecum per una diagnosi precoce

In occasione dell’8 marzo esce la guida “donne e celiachia”, disponibile online e prossimamente negli studi dei medici di famiglia

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Cosa ha a che fare la festa della donna con la celiachia? Più di quanto si creda perché questa malattia autoimmune dell'intestino tenue (trattabile solo con una dieta priva di glutine) è praticamente doppia nel genere femminile, con 400 mila donne italiane che soffrono di questa patologia contro 200 mila uomini, e spesso nel sesso femminile è silente o quantomeno confusa.

Il problema è che si stima che di questi 400 mila casi solo 115 mila sono stati diagnosticati e più di 280 mila donne, non avendo ricevuto alcuna diagnosi, sono esposte a tutte le complicanze (talvolta anche gravi) della celiachia. Gli effetti della patologia sono molti e differenti. Si va dall’osteoporosi alla menopausa precoce, dall’anemia ai problemi di fertilità, per finire con le alterazioni del ciclo, l’amenorrea e vari problemi nella gravidanza.

Ma a volte si può essere celiache anche in assenza dei classici sintomi gastrointestinali portati dall’intolleranza al glutine e a quel punto è difficile che si arrivi a una diagnosi corretta.

Il rischio è dunque quello di continuare a soffrire di vari disturbi vanamente, quando basterebbe seguire un regime dietetico privo di glutine. Ecco perché l’Aic (associazione celiaci) ha deciso di intercettare soprattutto il segmento femminile della popolazione, con una campagna di sensibilizzazione che permetta alle donne di capire quando è il caso di rivolgersi al medico per un sospetto di celiachia anche in assenza di sintomi gastrointestinali e in presenza di sintomi atipici.

Il vademecum, che non a caso esce proprio in occasione della festa della donna, sarà fruibile online al sito www.celiachia.it e in seguito verrà distribuito anche in versione cartacea presso i medici di famiglia.

"La diagnosi di celiachia deve essere posta dal medico, ma la consapevolezza dei propri disturbi e una corretta descrizione dei propri malesseri al curante permetterebbero diagnosi più rapide e precise", commenta Elisabetta Tosi, presidente dell'Associazione italiana celiachia. Insomma ciascuno è il medico di se stesso e il punto migliore da cui partire è proprio una consapevolezza del proprio corpo e l’arte di conoscersi e riconoscersi.

Emanuela Di Pasqua
6 marzo 2015

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