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Che fenomeno questo food truck

Quella delle cucine su quattro ruote è una tendenza che dilaga anche in Italia e coinvolge grandi marchi e chef di grido in una nuova forma di nomadismo gastronomico

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È inarrestabile. Ogni giorno si ha notizia di un nuovo camioncino, di una diversa iniziativa, di un altro esercizio o brand che si dota di una postazione mobile.

Stiamo parlando dei food truck, camioncini allestiti per cuocere e distribuire cibo in giro per la città. Ormai da Milano a Palermo, da Torino a Lecce le strade si sono riempite di questi curiosi mezzi gourmet. Le prime avvisaglie che si trattava di un fenomeno destinato a diventare tendenza si sono viste un paio di anni fa, durante eventi come il Fuori Salone di Milano, dove questi micro locali in movimento hanno invaso la città, fino ad arrivare, quest'anno, ad avere vere e proprie aree dedicate (per esempio Sale&Pepe ha organizzato lo Street Food Experience). 

All’estero è ormai una realtà consolidata, in Italia fa più fatica ad affermarsi. Problemi di burocrazia e logistica. Le licenze sono difficili da ottenere e le normative igieniche legate alla ristorazione particolarmente vincolanti. In più mancano strutture adeguate. È difficile trovare luoghi attrezzati con panchine, ombrelloni, cestini e magari anche attacchi per l’elettricità. E questo fa si che questi mezzi si riescano a vedere più facilmente in fiere e spazi privati, che su strada.

Ma questo non frena il trend. Nasce in sordina per iniziativa di giovani imprenditori che vedono nei camioncini la possibilità di cominciare una attività nella ristorazione senza dover investire i capitali necessari per aprire un locale.

Negli ultimi 5 anni, non è un caso, il fenomeno ha registrato un tasso di crescita annua del 7 per cento: il Centro Sud e le Isole sono più attive del Nord. Nel Paese i chioschi, fissi e non, che offrono cibi e bevande sono passati dai 5 mila del 2009 agli oltre 8.500 del 2015.

L’utilizzo degli Ape car ha dato l’accelerazione al fenomeno. Questi simpatici mezzi si sono subito rivelati particolarmente adatti a portare su strada e nei parchi le eccellenze della nostra tradizione culinaria on the road. Sono fashion, con un design deliziosamente vintage, di piccolo ingombro e anche ecologici.

Anche grandi marchi come Martini, Virgilio, Raspini, Grom, si sono affidati ad aziende specializzate nell’allestimento di veicoli per il commercio su strada, come la Vs Veicoli speciali di Leinì (TO), la Street Food Mobile di La Spezia e la Autocucine by Nomec di Galliate Lombardo (VA), solo per citare le più famose, per portare il proprio prodotto on the road.

Ma non solo, si può utilizzare la formula car rent e assicurarsi così la presenza di queste cucine mobili per personalizzare un evento o trasformare una festa privata in qualcosa di originale.

127781E chi sono i food trucker? Sfogliando il libro Food Truck all’italiana di Stefano Marras (clicca qui), scopriamo che il fenomeno del cibo da strada ha radici profondissime, addirittura nell’antica Roma, ed è un classico da sempre trovare fuori da concerti e grandi eventi i baracchini che vendono panini e bibite; ma il carretto in movimento attuale è diventato un fenomeno di tendenza in California, nel 2008, quando una legge della Contea di Los Angeles ha obbligato i food truck a muoversi ogni mezz’ora: subito sono scattate le proteste, ma immediatamente dopo i più creativi sono corsi ai ripari sfruttando i Twitter e Facebook per aggiornare i clienti sugli spostamenti del truck. E qui stiamo parlando non di carretti con semplici sandwich, ma delle prime cucine ambulanti eleganti e di un certo livello.
(Il libro di Marras presenta i protagonisti di questo fenomeno con tanto di foto e ricette. E, per chi vuole andare per Festival, in fondo al libro c’è un elenco di eventi in giro per l’Italia)

In Italia il fenomeno dei truck gourmet è arrivato nel 2009, in corrispondenza con una delle ondate di crisi finanziaria, e da allora la crescita non si è più fermata. Non stupisce quindi che molti dei trucker italiani vengano dal mondo del marketing, del design e della comunicazione.

Estendere la propria attività per la strada è allettante per chi fa fatica a trovare un nuovo lavoro, per chi è insoddisfatto di quello che ha e non lo considera più così solito e anche per esercizi noti che trovano in questo sistema un modo per rinnovarsi e andare a scovare nuova clientela. E così ecco Bee, la postazione mobile di California Bakery e L’Ape Rivareno che gira per la città di Torino a distribuire i prodotti della famosa gelateria.

Un fenomeno parallelo è quello dei food truck che si appoggiano a locali famosi per la preparazione del cibo e che poi distribuiscono in modo indipendente. Questo è il caso di Ape Bistrot. Un Ape car che gira per Milano proponendo aperitivi di classe preparati dal Bistrot Giacomo, di Via Pasquale Sottocorno 6.

Anche chef stellati manifestano una certa attenzione a questa tendenza. Primo fra tutti Mauro Uliassi, patron dell’omonimo ristorante di Senigallia, che era presente già nel 2014 al Fuori Salone di Milano con il suo “camion del cibo”, una struttura fatta realizzare ad hoc con l’intento di portare l’alta cucina in mezzo alla strada, tra la gente.

Cristina Papi (3 giugno 2014)
aggiornamento del pezzo a cura di Barbara Roncarolo (agosto 2016)


NOTA: Per chi volesse aprire un’attività di questo genere il libro di Stefano Marras è sicuramente una valida guida: racconta quali sono le normative regione per regione, quali autorizzazioni occorre chiedere e presenta un quadro interessante del mercato.

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