Tutti sappiamo che i limoni sono gialli. E così quelli verdi restano spesso invenduti perché ritenuti acerbi. Invece è vero il contrario e un limone verde può essere migliore di uno giallo. Scopriamo perché.
Un frutto succoso, turgido, profumato ma verde. Nell’immaginario collettivo c’è qualcosa che non quadra: il limone dovrebbe essere giallo. Eppure, oltre al famoso lime verde di origine sudamericana, non solo esiste una varietà di limone Verdello, ma in alcuni periodi dell’anno i frutti maturano senza dorare il colore della buccia, pur mantenendo inalterate le loro caratteristiche organolettiche.
Però, siccome i consumatori non li acquisterebbero perché li percepirebbero come acerbi, prima di essere messi in commercio i limoni di questo tipo sono sottoposti al processo di deverdizzazione.
Originario dell’India, il limone è presente in Italia fin dal II secolo dopo Cristo. La sua coltivazione fu introdotta dagli arabi intorno al 1100-1200. Con oltre 8 milioni di quintali, di cui circa 3,5 destinati all’esportazione, l’Italia è il primo produttore mondiale.
La regione più vocata è la Sicilia, dove si ottiene circa il 90% del raccolto nazionale. Tra le varietà più diffuse ci sono il Femminello (a marchio Igp), il Monachello, il Lunario, l’Interdonato (quello di Messina Jonica è Igp), il Limone di Sorrento (marchio Igp) e il Limone di Procida.
Una suddivisone dei frutti viene fatta in base all’epoca della fioritura, che avviene praticamente in tutti i periodi dell’anno:
Quando sono verdi, per donare alla buccia il tipico colore giallo si inseriscono i limoni in celle con gas naturale (etilene) per un periodo compreso tra 36 e 70 ore, provocando così il loro invecchiamento artificiale. È lo stesso processo a cui sono sottoposte le banane, che però arrivano in Italia ancora acerbe dal Sudamerica per ovvie ragioni di conservabilità.
Ma la maturazione indotta con questo metodo, riduce inesorabilmente la qualità dei frutti. Se per le banane è un passaggio inevitabile, i limoni potrebbero essere consumati verdi senza problemi. Anzi, il limone deverdizzato presenta minore turgore e freschezza al sapore, ha una ridotta resa di succo (fino al 40%) e un aroma naturale attenuato.
Ma le conseguenze sono anche altre: i limoni deverdizzati hanno tempi di conservazione (shelf life) ridotti, inoltre, il processo di deverdizzazione ha un impatto sull’ambiente: produce CO2 che viene rilasciata nell’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale del pianeta.
Ricco di vitamina C (50 mg ogni 100 g), acqua e acido citrico, il limone ha un ridotto contenuto di zucchero (appena 11 calorie ogni 100 g). Grazie alla vitamina e alla presenza di flavoni e caroteni è un grande alleato della salute perché disintossica l’organismo e regolarizza l’intestino.
La scorza è dotata di proprietà digestive ed è un ottimo dissetante e rinfrescante. A una temperatura variabile da 5 a 9° C e un’umidità relativa dell’85-90%, i limoni si possono conservare per 5-6 settimane.
Non necessariamente. Esistono varietà come il Verdello, o frutti legati a specifiche fioriture, che sono perfettamente maturi e succosi pur avendo la buccia verde.
Perché i consumatori tendono a non acquistare frutti verdi. Per questo motivo, molti limoni vengono sottoposti a "deverdizzazione", un invecchiamento artificiale tramite gas etilene.
Il limone deverdizzato perde qualità: ha meno succo (fino al 40% in meno), meno turgore, meno profumo e una durata di conservazione più breve.
Il limone è molto leggero: apporta appena 11 calorie ogni 100 grammi di prodotto.
Manuela Soressi
aggiornato aprile 2026