Kakadu, il nuovo frutto del benessere

Kakadu, il nuovo frutto del benessere

È una vera e propria bomba di vitamina C questo piccolo frutto detto Kakadu, che ci arriva dagli aborigeni australiani.

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Kakadu
Sale&Pepe

Presto potrebbe capitarvi di trovarlo esposto nel banco della frutta, e vi chiederete cos’è. È l’ultima scoperta tra i 'superfood': una prugna, piccola e giallo-verde. Nientemeno che il frutto – o meglio: il cibo - dal più alto contenuto di vitamina C al mondo. Il Kakadu.

Aspro, pungente e forse un po’ amarognolo, ha un aroma a metà strada tra l’agrumato e la mela cotta. Può esser mangiato fresco oppure in confetture, salse, conserve. Oggigiorno si trova anche la sua versione in polvere (come nel caso di altri 'superfood' quali spirulina e açai), ottenuta dal frutto disidratato e da aggiungere a succhi, smothie, frullati, yogurt etc.

Ha fino a 100 volte più vitamina C di un’arancia, ed è una buona fonte anche di acido folico (un’importante vitamina del gruppo B) e di ferro. Perfetto dunque per combattere i malanni stagionali, come i raffreddori, ha anche ottimi poteri antiossidanti - che possono aiutare a prevenire anche patologie importanti come l’Alzheimer (una relazione, quella tra consumo di Kakadu e prevenzione dell’Alzheimer, oggetto di alcuni studi scientifici).

La sua terra d’origine è quella australiana del Territorio del Nord, dove da millenni gli aborigeni considerano questo frutto un dono del Tempo del Sogno, e lo utilizzano a scopo medicinale oltre che alimentare.

Adesso che le industrie occidentali lo hanno “scoperto” – industrie alimentari, farmaceutiche e cosmetiche - la produzione di Kakadu potrebbe spostarsi altrove, e le comunità aborigene rischiano di perdere una fonte preziosa di sostentamento. La sua lavorazione industriale è già coperta da diversi brevetti americani.

Le sue proprietà antimicrobiche sono tanto straordinarie che questo frutto potrebbe sostituire i conservanti chimici usati per esempio nell’industria ittica: ricercatori australiani stanno ottenendo risultati sorprendenti usando il kakadu per aumentare la durata dei gamberi e mantenerne il colore vivace. Anche l’industria cosmetica la insegue come il nuovo karité: oltre a proteggere e illuminare la pelle, pare sia ottima per i capelli.

Carola Traverso Saibante
febbraio 2017
Foto: Flickr/Parks Australia

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