Seguici su Facebook Seguici su Instagram
News ed EventiNewsPesce sostenibile: le feste di Natale diventano più "blu"

Pesce sostenibile: le feste di Natale diventano più "blu"

L’87% delle famiglie italiane porta in tavola piatti di pesce durante le feste di Natale, dalla Vigilia a Capodanno. Tradizione? Sì ma con una nuova attenzione alla sostenibilità, che per un consumatore su quattro conta quasi quanto freschezza e prezzo. Lo rivela una ricerca MSC-NielsenIQ. Cosa garantisce il marchio blu MSC, come funziona il bollino ASC e perché le nostre scelte al banco ittico fanno la differenza

Condividi

Pasta con le vongole alla Vigilia, gamberoni a Capodanno. Insalata di mare e tartine al salmone come antipasto, soprattutto il 25 dicembre. Polpo con patate? Volentieri, grazie. E le cozze, certo che sì, evviva l’impepata. L’87% delle famiglie italiane porta in tavola piatti di mare durante le festività natalizie. Lo rivela una recente ricerca condotta dall’organizzazione non profit MSC (Marine Stewardship Council), che promuove la pesca sostenibile, in collaborazione con NielsenIQ. 
Le Vigilie restano i momenti più legati alla tradizione del pesce, protagonista del 63% delle cene del 24 dicembre e di ben il 70% di quelle di Capodanno. Ma anche il pranzo di Natale si difende bene (40%) mentre i piatti di mare sembrano proprio non piacere alla Befana. Nel giorno dell’Epifania soltanto il 14% degli italiani prende in considerazione le ittiche specialità.

Spaghetti alle vongole al top

Secondo il sondaggio, a guidare la classifica dei piatti simbolo delle ricorrenze sono gli spaghetti alle vongole (48%), seguiti dall’insalata di mare (41%) e dalla frittura mista (38%). Seguono a pari merito (34%) il polpo con patate e il cocktail di gamberetti, un classico un po’ vintage che non accenna a tramontare; poi tartine con burro e salmone affumicato (32%) e risotto o spaghetti ai frutti di mare (29%).

Più in generale, tra le specie che proprio non possono mancare durante le feste spiccano i crostacei, soprattutto gamberetti, gamberi e mazzancolle per il 48% degli intervistati; subito dopo in classifica, salmone (41%), vongole (30%), polpo (25%), cozze (20%). Anguilla e capitone, concentrati nell’area partenopea, sono irrinunciabili per il 7% degli intervistati, preceduti di poco dal merluzzo salato, cioè il baccalà (10%) che si consuma soprattutto fritto (22%).

È importante variare

Tanta tradizione, che si concentra su poche specie, non giova in realtà alla salvaguardia delle risorse marine. Secondo la FAO infatti oltre il 35% delle popolazioni ittiche mondiali risulta sovrasfruttato. Per ridurre la pressione sugli stock a rischio è importante variare le specie, scegliendo pesci, molluschi e crostacei ‘sostenibili’, in grado cioè di riprodursi e di rimanere abbondanti nel tempo. Ma è possibile contribuire alla tutela degli oceani rispettando allo stesso tempo le usanze che più amiamo? E soprattutto, qual è il grado di consapevolezza degli italiani rispetto al pesce acquistato e consumato?

I criteri di scelta

Il sondaggio MSC/NielsenIQ dà buone notizie. I primi due criteri di scelta durante gli acquisti sono, ovviamente, freschezza (63%) e prezzo (45%). Ma emerge che per quasi un consumatore su quattro (il 22%) la provenienza sostenibile del pesce è la terza motivazione più importante. Gli intervistati dichiarano che se scoprissero che il pesce servito a Natale è a rischio di estinzione, il 36% ne ridurrebbe il consumo, il 28% continuerebbe a portarlo in tavola ma scegliendolo solo da fonti sostenibili, mentre il 22% smetterebbe di consumarlo del tutto.

Riconoscere le certificazioni

Per feste di Natale più rispettose del mare e dell’ambiente, ci vengono in aiuto le certificazioni. Il marchio blu MSC, presente in Italia su oltre 1300 referenze di prodotti ittici surgelati, in conserva e refrigerati (e anche nel pet food), identifica ciò che proviene da una pesca sostenibile certificata. Per ottenere il bollino blu infatti, il pescato deve rispondere al programma di MSC, che ha individuato uno standard scientifico e indipendente volto a proteggere gli oceani e salvaguardare le risorse ittiche.

Il bollino blu MSC

Lo standard, aggiornato ogni 5 anni, si basa su 3 principi.
1) Salute della popolazione ittica: le popolazioni devono essere in salute e sfruttate in modo che possano riprodursi e mantenersi nel tempo.
2) Impatto ambientale della pesca: le attività di pesca devono minimizzare gli effetti sugli ecosistemi marini, preservando habitat e biodiversità.
3) Gestione efficace della pesca: devono essere presenti sistemi di gestione solidi, trasparenti e basati su dati scientifici per garantire legalità e tracciabilità.
In più le aziende che vogliono apporre il bollino blu sui loro prodotti devono aderire anche allo standard per la "catena di custodia", aggiornato ogni 3 anni, che garantisce non solo la pesca, ma tutta la filiera; una garanzia aggiuntiva, dato che le catene di approvvigionamento sono complicate e i prodotti ittici possono attraversare molte fasi prima di arrivare al consumatore. Più di 716 attività di pesca sono coinvolte nel programma MSC per la pesca sostenibile, responsabili del 19,3% del pescato globale e, nel mondo, più di 20.000 prodotti hanno l marchio blu MSC. Inoltre, per sensibilizzare i consumatori, MSC organizza tutti gli anni nel mese di ottobre le "Settimane della Pesca Sostenibile", con campagne informative nei punti vendita.

Il bollino azzurro ASC

Sulla certificazione dell'acquacoltura si focalizza invece L’Aquaculture Stewardship Council (ASC), con il bollino questa volta azzurro. Garantisce che i pesci provengano da strutture rispettose di severi standard relativi a mangimi, spazio e medicinali, oltre che a criteri ambientali e sociali. Attiva in 116 Paesi tra cui l’Italia, con 2000 aziende aderenti, ASC certifica oggi il 30% della produzione mondiale di salmone, il 4,3% di gamberi, il 2,5% di pangasio e l’1% di molluschi bivalvi (cozze, vongole ostriche) oltre ad altre specie.

Barbara Galli,
dicembre 2025

Iscriviti alla newsletter di sale&pepe

Iscriviti ora!

Abbina il tuo piatto a