Il pomodoro San Marzano non è più cosa nostra

Il pomodoro San Marzano non è più cosa nostra

Lo coltivano anche in Belgio con il benestare della Ue. Un altro attacco all’agroalimentare italiano

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Dopo le mozzarelle con il latte in polvere, i kit per fare vini “italiani” con le polverine e le vongole che devono avere un diametro superiore ai 22 millimetri (e quelle dell’Adriatico, eccellenza mondiale, sono per loro natura di stazza più piccola), adesso la Ue attacca il simbolo portabandiera dell’agroalimetare italiano: il pomodoro San Marzano.

In Belgio lo coltivano già e qualsiasi Paese lo potrà fare in futuro. Il “furto” di questa eccellenza può avvenire grazie a una sorta di cavillo: rimarrà italiana la Dop, ovvero la denominazione “Pomodoro di San Marzano dell'agro sarnese-nocerino”, ma non la varietà San Marzano fine a se stessa, che invece ha il diritto di essere cittadina del mondo.

Significa che solo noi potremo chiamare il pomodoro Dop, ma potranno coltivarlo ovunque, così come avviene per il cuore di bue o il ciliegino nero che non sono di solo appannaggio italiano. Questo quanto deciso dal commissario europeo all'agricoltura Phil Hogan.

Fa niente se il San Marzano porta il nome di un Comune italiano, fa niente se quello coltivato sotto il sole del Bel Paese ha di certo caratteristiche diverse da quelli cresciuti altrove, fa niente soprattutto se il mondo intero lo identifica come un prodotto made in Italy, e magari assaggiandone uno belga qualcuno penserà che non è poi così buono, o al contrario lo preferirà ai nostri perché magari costa di meno. Fa niente.

Dura la reazione di Coldiretti: ”Siamo di fronte ad un nuovo tentativo di omologare al ribasso le produzioni", commenta il presidente Roberto Moncalvo, "mentre il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono la chiave del successo del Made in Italy”.

In tutta risposta da Bruxelles fanno sapere che "La Commissione Ue sta lavorando duro per promuovere e difendere le Dop e le Igp, sia all'interno che all'esterno dell'Ue" e ci sono "regole molto rigide". Inoltre ricorda che “la denominazione del San Marzano Dop è riservata al pomodoro pelato".

Motivazioni deboli, a nostro parere, per mascherare una rapina vera a propria. Aspettiamo di vedere cosa succederà sul fronte vino, dove è all’ordine del giorno un altro colpaccio: ovvero rivedere il regolamento che tutela i vini Dop e Igp, liberalizzando le denominazioni di quei vini che prendono il nome dal vitigno. È salvo il Chianti, che porta il nome di un territorio, ma cosa ne sarà di Lambrusco, Vermentino, Sangiovese e tanti altri vini che si chiamano come la pianta da cui nascono? Cittadine del mondo pure quelle?
Forse non è con le eccellenze agroalimentari che si esce dalla crisi, ma di certo minare la vocazione fortemente gastronomica di un Paese non è un buon contributo.

Cristiana Cassé
10 gennaio 2016

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