Le vigne urbane sono di tendenza

Le vigne urbane sono di tendenza

Dopo gli orti, arrivano le viti urbane, testimonianza di un’attività agricola antica, che ora sono state riscoperte e difese dall’estinzione, come accade a Torino, Vienna e Parigi

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vigne urbane
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Bacco va in città. Anzi non se ne è forse mai andato, nascosto fra i pampini e tralci attorcigliati della vite. Le chiamano vigne urbane e sono piccole oasi di verde poesia, testimonianza di un passato laborioso e autentico, oggi avamposto di una cultura del verde che vuole ridisegnare le immagini delle città e delle metropoli moderne. Una sfida per valorizzare aree dismesse o inutilizzate, e promuovere nuove forme d’integrazione e coesione sociale, sulla scia dei forse più noti orti urbani, che hanno permesso di riconvertire alla coltivazione di frutta e verdura pezzetti di città, ma che trova illustri esempi anche nella tradizione. Protagoniste assolute di questa revanche della natura e testimoni di epoche passate sono su tutte le vigne cittadine di tre grandi città europee: Parigi, Vienna e Torino. Oggi infatti, la Vigna della Regina a Torino, il “Clos Montmartre” a Parigi e il vigneto del Castello di Schönbrunn a Vienna costituiscono il primo network dei vigneti urbani d’Europa, un itinerario di gusto e della vista, tutto da scoprire e assaporare.

Il Vigneto di Montmartre, un terroir generoso nel cuore della Ville Lumière
È la Parigi più romantica, quella della collina degli artisti, Montmartre. Proprio di fronte al Lapin Agile, il vecchio cabaret di Rue des Saules, si trova riparata da un vecchio muro di calce bianca – che, tuttavia, non la nasconde completamente agli occhi dei passanti – l’antico Clos Montmartre, il vigneto parigino che sorge alle spalle della Basilica del Sacre-Coeur. Un luogo che appare sorprendente nella sua semplicità e che custodisce un fazzoletto di terreno coltivano a viti, le cui origini si tramanda siano antichissime. Pare infatti che questo prezioso e nobile vigneto risalga all’epoca gallo-romana, mantenuto e preservato dalle badesse del Monastero del Sacro Cuore. Ancora oggi la vendemmia è uno degli eventi più attesi dai parigini e dai turisti che affollano questa manifestazione che si rinnova ogni ottobre, con una festa-molto popolare: qui ogni anno si riuniscono confraternite di vignaioli e gourmand da tutta la Francia per rendere omaggio al Clos Montmartre. Meno generosa del passato a causa delle mutate condizioni climatiche che hanno influito negativamente sulla produzione, è stata la vendemmia 2017, durante la quale sono state vendute circa 1.500 bottiglie di vino rosso e rosé della vendemmia 2016 (al prezzo di 50 euro a bottiglia il primo e 35 il secondo) e i cui proventi saranno come da tradizione devoluti per opere sociali a favore degli abitanti del XVIII Arrondissement.

La Vigna della Regina, una sorpresa nella Torino dei misteri
Pochi sanno che a Torino esiste uno dei rari e storici vigneti urbani europei (insieme a quelli di Parigi e Vienna), fra gli ultimi rimasti in Italia. Si tratta della Vigna della Regina, ubicata all’interno dell’omonima villa, una magnifica residenza dei Savoia del XVII secolo, recentemente restaurata. Il vigneto vanta una posizione incantevole: nella prima collina, a pochissimi passi dal centro storico, con una vista senza pari sull’intera città e sullo scenario delle Alpi e Prealpi circostanti. I filari furono piantati nel ‘600 per produrre il vino destinato alla famiglia reale (era l’unico vigneto produttivo, tra quelli delle varie residenze dei Savoia). Dieci anni fa, dopo un lungo periodo di abbandono, è stato portato a nuova linfa grazie a un progetto ammirevole di recupero. Attualmente il vigneto è composto da un totale di 2700 barbatelle, per la maggior parte di Freisa (un vitigno tra i più antichi del Piemonte), disposte su una superficie totale di 0,73 ettari. Quest’anno (nonostante il caldo) c’è stata un’ottima vendemmia, sia in termini di quantità che di qualità: una produzione di nicchia (50 quintali di uva per circa 4.500 bottiglie), ma con una storia e un sapore davvero unico.

Il vigneto di Schönbrunn, il vino dal sangue blu
A Vienna, oltre al bel Danubio blu, scorre nuovamente un vino altrettanto nobile. Lo storico vigneto reale degli Asburgo, lasciato per secoli abbandonato è stato infatti in anni recenti reimpiantato all’interno del Castello di Schönbrunn, ottenendo la prima nuova vendemmia nel 2012: il Wiener Gemischter Satz è stato ritenuto talmente rilevante da meritare il presidio Slow Food e, dall’annata 2013, la denominazione di origine controllata. La storia è questa: fino al 1744, dinanzi all'Orangerie del palazzo barocco di Schönbrunn cresceva un magnifico vigneto, chiamato Liesenpfennig, che venne poi espiantato. Dopo oltre 250 anni, nel medesimo sito, su un'area di 1000 metri quadrati, un gruppo di ambiziosi viticoltori viennesi, il WienWein-Gruppe, ha messo nuovamente a dimora le viti. Il vigneto è coltivato secondo l'antica tradizione del Wiener Gemischter Satz, la vigna mista viennese, vale a dire che nello stesso vigneto si allevano vitigni differenti, l’uno di fianco all’altro.

Manuela Soressi
novembre 2017

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