Ecco come smettere di buttare la frutta buona

Ecco come smettere di buttare la frutta buona

Dalle campagne alle città, è possibile recuperare quintali di frutta destinati alla macerazione. Troppo brutta per essere venduta o, al contrario, relegata alla sola finalità di arredo urbano, è giunto il momento di mangiarsela

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Un bambino raccoglie una mela nei parchi
Sale&Pepe

Basta con la frutta sprecata. Alberi carichi di delizie mature, sode e saporite ci circondano in città e campagne senza che nessuno possa cibarsene.

Per quella cresciuta nei frutteti, l'ostacolo sono i requisiti non rispondenti ai dettami comunitari. Regole tali da far sì che la grande distribuzione sbarri la strada agli ortaggi imperfetti: mele e pesche troppo piccole, fragole senza peduncolo, peperoni con la forma irregolare, carote siamesi o pomodori poco coloriti.

Poi ci sono i frutti che crescono nei parchi cittadini: sono di tutti ma nessuno ha il permesso di coglierli. Per fortuna è arrivato il momento di mangiarsi tutto quanto.

Un primo esperimento, tentato in Portogallo e rimbalzato dalle pagine del New York Times a quelle di Repubblica, si chiama Frutta Feia, "frutta brutta", e si pone l'obiettivo di creare una rete di vendita alternativa che distribuisca frutta e verdura "bocciata". Finora la rete ha 350 soci e 2 punti di raccolta ma conta di espandersi in altre città portoghesi e in tutta Europa.

Quanto all'Italia, l'associazione Last minute market è riuscita a organizzare la raccolta di frutta e verdura priva di fascino rimasta a terra nei campi della provincia di Bologna per distribuirla a scopi benefici, ma ovviamente si tratta di un'esperienza troppo limitata per dirsi soddisfacente.

Sul fronte cittadino invece, la capocordata della lotta alla spreco è la nostra capitale che di recente ha affidato al collettivo Frutta Urbana (fruttaurbana.org) la gestione dell'immensa produzione dei suoi parchi cittadini.

Nespole, arance, fichi, ciliegie, albicocche, melegrane e altre decine di frutti che fino a oggi restavano sugli alberi in attesa di cadere ed essere spazzati dai netturbini (con ulteriori problemi e spese per il Comune di Roma), verranno da oggi raccolti e destinati gratuitamente a banchi alimentari e mense sociali.

La qualità nutritiva, assicurano, è ottima: la frutta che cresce in città non è trattata chimicamente con fertilizzanti o pesticidi e non subisce i trattamenti successivi alla raccolta per la maturazione e la conservazione. Quanto all'inquinamento atmosferico, questo si limita a coprire la buccia, ma basterà un lavaggio accurato per rimuoverlo. Inoltre la frutta raccolta direttamente dagli alberi al momento della maturazione contiene più vitamine di qualunque altra.


Daniela Falsitta,
27 maggio 2014

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