Il trend è in costante ascesa e sempre più persone nel mondo decidono di abbandonare i prodotti di origine animale. Ma forse non tutti sanno che lo stile alimentare senza carne né pesce ha origine antiche, da recuperare per una nuova coscienza green. Anche diventando... flexitariani!
La scelta vegetariana e quella vegana fanno sempre più proseliti. Anche per merito della nuova coscienza ambientale, che si mescola a motivazioni salutistiche, la tendenza è in continua ascesa. È innegabile che nel nostro modo di mangiare sia in atto una vera e propria rivoluzione, che coinvolge lo stile di vita di molti di noi e ha origini lontane.
La conferma del cambiamento arriva dalle indagini che, a livello mondiale, certificano numeri in costante crescita. Già qualche anno fa, una ricerca promossa da un’azienda belga del cioccolato (Callebaut), indagando l’interesse dei consumatori verso il cioccolato “al latte” ma con latte a base vegetale, allargò lo studio all’evoluzione dei comportamenti cruelty free: i dati raccolti confermavano il cambiamento delle abitudini alimentari a partire dalle generazioni più giovani.
Analizzando i comportamenti dei consumatori nell’ultimo quinquennio, si coglie un’evoluzione precisa: cambia la sensibilità, aumenta la consapevolezza, si fanno scelte sempre più precise
Come riporta ancora il WWF, sono tre i fattori principali che spingono le persone a una riduzione progressiva del consumo di alimenti di origine animale:
Se guardiamo agli stili alimentari genericamente cruelty free, scopriamo che - anche amplificate dai social - si moltiplicano le “correnti di pensiero” e le discipline alternative, dalle più comuni e conosciute a quelle francamente abbastanza estreme.
Non consumano né carne né pesce
A loro volta possono essere
Sono vegetariani che contemplano il consumo di pesce e frutti di mare
Non contemplano nessun tipo di prodotto di origine animale (compreso il miele)
A loro volta possono essere
Optano per una riduzione del consumo di carne e pesce, ma non l’eliminazione totale
Dal punto di vista del marketing, sono proprio i flexitariani, in costante crescita, il bacino più interessante: coloro che, pur non rinunciando del tutto a un’alimentazione onnivora, hanno deciso di ridurre il consumo di prodotti animali in favore di menu sempre più green. A loro si rivolgono in particolare le grandi catene di ristorazione, i sempre più numerosi locali veg, mentre sugli scaffali della grande distribuzione l’offerta si amplia di giorno in giorno.
Strizzano l’occhio a questa categoria anche iniziative come il Veganuary, la sfida globale a provare un’alimentazione esclusivamente vegana per il mese di gennaio (il termine unisce le parole vegan e january). Partito in Inghilterra nel 2014, in Italia è stato lanciato nel 2020 ed è subito diventato di tendenza sui social e nella vita di molte persone.
Il modo più semplice per cimentarsi, da onnivori flexitariani o aspiranti veg, a uno stile di cucina diverso è recuperare i tanti piatti della nostra tradizione senza carne né pesce ma nutrienti e soddisfacenti, in particolare a base di legumi e “concedendosi” uova e latticini, per non “soffrire” di carenze proteiche.
Tra i grandi classici, pasta e fagioli (nella foto in alto, la nostra ricetta con radicchio e tagliatelle all’uovo), le minestre di lenticchie come la zuppa della Valnerina, la ribollita toscana, il minestrone alla genovese.
Si possono “veganizzare” ricette conosciute e provare, per esempio, il ragù di lenticchie e porcini secchi (foto in alto) o dei super farciti burger di barbabietole. E naturalmente sperimentare ingredienti alternativi come il tofu, il seitan, il tempeh.
Ormai molto diffuse anche diverse specialità etniche 100% plant based come i gustosi falafel da accompagnare con un hummus di ceci, o i ramen giapponesi senza carne ma con tofu, noodles, funghi e cavolo bok choi (foto in basso).
Tra ricette, nuove iniziative, prodotti, locali dedicati, ormai c’è l’imbarazzo della scelta. E l’impressione, fra tante opportunità, è che in qualche modo si stia cavalcando un’onda. Il dubbio è legittimo: si tratta solo di una moda recente e passeggera? O è in atto un cambiamento destinato a durare? Le risposte si possono cercare nella storia stessa di vegetarianismo e veganismo.
Le origini di questo movimento, e di tutte le derivazioni che abbiamo visto, sono meno recenti di quel che si è portati a credere. In Oriente le pratiche vegetariane sono testimoniate da secoli, spesso legate a movimenti religiosi come l’induismo e il buddismo. Il primo personaggio occidentale vegetariano acclarato sembra sia stato il filosofo e matematico greco Pitagora.
Facendo un balzo in avanti nel tempo, la culla del movimento moderno è stata, sin dal Seicento, la Gran Bretagna. E proprio in Inghilterra nacque, nel 1847, la Vegetarian society, alla quale si deve l’invenzione stessa del termine vegetariano e che fra i suoi membri ha annoverato anche il Mahatma Gandhi. Quasi un secolo dopo, nel 1944, da una costola della prima associazione ha mosso i primi passi il movimento vegan. La parola, contrazione di “vegetarian”, fu scelta da Elsie Shrigley e Donald Watson, attivisti che pensavano fosse necessario riunire sotto una nuova bandiera i vegetariani non consumatori di latticini. La notizia della fondazione, a Firenze, della prima Società vegetariana d’Italia fu diffusa dal Corriere della Sera il 31 dicembre del 1905.
Nel 1907 Milano vide l’inaugurazione del primo ristorante “senza carne né pesce” del Paese. Per inciso, sempre a Milano c’è il primo e unico ristorante vegetariano stellato Michelin d’Italia, dal 1996: il Joia di Pietro Leemann, oggi guidato dai suoi “eredi” Sauro Ricci e Raffaele Minghini. Tornanado a quel primo progetto, a idearlo fu un medico, Alessandro Cabib, e da un igienista, Attilio Romano, esponenti del neonato movimento naturista, molto in voga anche nei decenni successivi. I seguaci di questa corrente rifiutavano il consumo di carne e cibi conservati e quello di alcol e tabacco, mentre caldeggiavano una vita sana all’aria aperta, camminare scalzi, dormire con le finestre spalancate, fare bagni di sole e di acqua. E, naturalmente, nutrirsi dei frutti della terra. Un intreccio fra educazione alimentare, cure naturali, norme d’igiene e rispetto per l’ambiente ante litteram, che rispecchia alla perfezione gli ideali che animano i vegetariani e vegani di ultima generazione.
Ormai sappiamo che la produzione eccessiva di carne è dannosa, a livello mondiale, per l’ambiente, messo già così in pericolo da inquinamento e sfruttamento delle risorse. C’è un sentimento animalista più diffuso e consapevole che invita a un maggior rispetto per il mondo animale. E anche la nostra salute, alla lunga, risente di un accumulo di grassi e sostanze potenzialmente nocive che derivano da un consumo smisurato di prodotti animali. Come sapevano, in fondo, già nell’Ottocento. E allora, è forse il momento di dare retta ai padri, per essere figli migliori del nostro Pianeta.
Francesca Romana Mezzadri
Gennaio 2026
Super appassionata di buon cibo e profonda conoscitrice di fornelli, è una giornalista milanese specializzata che ha fatto del suo goloso hobby una professione. Oltre a scrivere di food e seguire i servizi sul set che mostrano come preparare tanti manicaretti, insegna anche tecniche di cucina in corsi speciali: cooking night, lezioni personalizzate ed eventi con showcooking e cucina a domicilio. Il suo obiettivo è osare e sperimentare (in relax) per portare in tavola solo il meglio. @cuochina
Super appassionata di buon cibo e profonda conoscitrice di fornelli, è una giornalista milanese specializzata che ha fatto del suo goloso hobby una professione. Oltre a scrivere di food e seguire i servizi sul set che mostrano come preparare tanti manicaretti, insegna anche tecniche di cucina in corsi speciali: cooking night, lezioni personalizzate ed eventi con showcooking e cucina a domicilio. Il suo obiettivo è osare e sperimentare (in relax) per portare in tavola solo il meglio. @cuochina