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ViniTrentino-Alto AdigeI bianchi della Valle Isarco: perché sono unici

I bianchi della Valle Isarco: perché sono unici

Dalla personalità passionale, sensuali e inebrianti, nascono da vinificazioni in purezza e si adattano alle nostre esigenze: per la cucina esotica, vegetariana, vegana, di mare, con carni delicate...

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La zona vitivinicola della Valle Isarco ha sempre avuto un ruolo di preminenza sulle vicende del vino italiano ed europeo. L'epopea è lunga e la storia delle persone di questi luoghi è fatta di empirismo, coraggio e competenza. 

La storia della viticoltura in Valle Isarco

La prima delle vestigia che documentano la produzione del liquido odoroso risale al 2000 a.C. ed è di un pugno di vinaccioli contenuti in un'anfora retica. Nel V secolo a.C. si è cominciato a produrre e conservare il vino in botti di legno. Nel Medioevo furono esclusivamente i monaci a gestire e far evolvere la coltivazione delle viti. Nel 1142 nacque l'Abbazia di Novacella, una delle più antiche cantine del mondo, tutt'oggi un punto di riferimento produttivo della zona e, soprattutto, determinante nell'anticipare alcune delle principali trasformazioni dell'enologia italiana, tra gli anni Settanta e i primi Ottanta del secolo scorso. 

La rivoluzione enologica: innovazione e nuovi stili di vinificazione

In primo luogo la pressatura soffice degli acini, dalla quale deriva un mosto chiaro perché senza contatto né macerazione sulle bucce; poi il controllo della temperatura per guidare le fermentazioni senza farle diventare troppo calde. Tali pratiche tecnologiche contribuirono a superare le oscure incertezze nelle quali erano finite consuetudini secolari. Si era perso il filo del sapere empirico e della capacità di osservazione, complici gli eventi bellici a causa dei quali erano scomparse due generazioni di contadini e viticoltori. 

La "rivincita" della Valle Isarco non era però solo una semplice scelta tecnologica, l'intera zona si era rigenerata nella terra e nei vigneti. Cogliendo i segnali di modifica dei consumi, la Valle Isarco preparava il suo futuro attraverso la produzione di bianchi floreali e fruttati, aerei e leggiadri. Sin dal brillante paglierino chiaro, limpido e con riflessi verdi, ci trovammo di fronte al concetto di pulizia complessiva, espressione senza precedenti di appagante godibilità. 

Il terroir della Valle Isarco: suolo, clima e altitudini

La Valle Isarco trova la sua identità in tanti fattori all'apparenza contrastanti, ma in realtà uniti e indivisibili. Pendenze, cime e vigneti ci consegnano una storia dove le rocce sono nate dal magma, ma anche dalla lenta opera dei ghiacciai. Scrive il giornalista Augusto Gentili su worldwinepassion.it: “Qui hanno trovato spazio tradizioni diverse: quella mitteleuropea e quella mediterranea, la loro fusione ha generato una cultura che ancora oggi vive e si evolve grazie a un raffinato gioco di equilibri”. La porzione vitivinicola della valle compresa tra Bressanone e Bolzano è la sottozona "Valle Isarco-Eisacktal" e fa parte della Denominazione di Origine Controllata "Alto Adige-Südtirol". Sono 45 km scavati dai ghiacciai e dal fiume Isarco, il cui potenziale qualitativo dipende da molti fattori. I più rilevanti sono il substrato geologico di eccezionale vocazione e l'escursione termica quotidiana che, in fase di maturazione dei grappoli, ha il potere di custodire effluvi e aspetti gustativi caratteristici di ogni vitigno. La ricostruzione dei vigneti dopo il dramma della fillossera ha visto la Valle Isarco condividere il progetto produttivo dei Paesi mitteleuropei e renani. 

I vini della Valle Isarco e i migliori abbinamenti a tavola

Nella più settentrionale delle Doc italiane si fanno vini da varietà in purezza, ogni azienda può avere almeno sei etichette, più spesso oltre dieci. A rappresentare il territorio sono gli aromatici. 

  • Il Riesling domina con autorevole bellezza e predilige crostacei cucinati in intingoli. 
  • Il Gewürztraminer, inebriante e sensuale, ama fondersi nelle speziature della cucina indiana. 
  • Vegetale ed esotico è il Müller-Thurgau, al quale arridono piatti a base di uova e verdure di primavera quasi crude. 
  • Diverso è il Sylvaner: la maggiore gradualità lo consegna alle creme vegane rafforzate da ingredienti fermentati. 
  • Segue il Sauvignon, raro ma curato e felice su ricette a base di formaggi di capra.
  • Accanto si pone il Kerner, incrocio tra Schiava e Riesling: la vena morbida e floreale funziona su risotti con ingredienti affumicati. 
  • Il Pinot Bianco è campione di finezza e pudore, il vino perfetto per un crudo di pesce bianco. 
  • Il Pinot Grigio è invece più energico e alcolico, tanto da fare bene su primi e secondi di terra non troppo complessi e con proteine e grassi animali. 
  • Proveniente dall'Austria c'è, infine, il Veltliner, una ricercata e affilata lama da provare su ricette gratificate da intense emulsioni di olio extravergine di oliva.

Sandro Sangiorgi

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