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ViniTrentino-Alto AdigeVini Piwi, sapete cosa sono?

Vini Piwi, sapete cosa sono?

Questo gruppo di vitigni speciali, creati per resistere alle malattie fungine con soli rimedi naturali, si esprime in vini d’eccellenza e sposa una grande varietà di ingredienti

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La novità più significativa della viticoltura mondiale di questi ultimi trent'anni è la crescita dei vini da vitigni Piwi. Ma di cosa si tratta esattamente?

Cosa sono i vitigni Piwi?

Piwi è un acronimo che corrisponde all'espressione tedesca Pilzwiderstandsfähig, ovvero viti "resistenti ai funghi". Tutto nasce da un'idea che alcuni scienziati hanno avuto sin dalla fine dell'Ottocento: creare delle varietà di vite che potessero difendersi da sole dalle malattie, così da risparmiare la terra da sostanze estranee. Eccoli, i Piwi: incroci naturali ottenuti tramite impollinazione e selezione fra le viti europee e alcune di quelle americane o asiatiche che possiedono una genetica resistenza ai funghi.

I nemici da combattere: le malattie fungine

A sinistra la peronospora, a destra l'oidioA sinistra la peronospora, a destra l'oidio

Peronospora e oidio sono le forme fungine più comuni, conosciute anche come crittogame. La prima è arrivata da noi nell'ultimo quarto del XIX secolo, con l'importazione della radice americana: una soluzione adottata per rintuzzare, a sua volta, l'attacco dell'afide fillossera e ricostruire i vigneti d'Europa. Anche il secondo, conosciuto come mal bianco, forse proviene dall'altra parte dell'oceano, tuttavia è divenuto ben presto parte di quello che già nel 1130 la scienziata e religiosa Ildegarda di Bingen descriveva come “il sudore della terra”, sottolineandone la natura fisiologica legata alle condizioni dell'ambiente. La reazione a questi funghi molto diffusi è stata quasi subito l'uso convenzionale di prodotti sistemici, veleni che entrano nel sistema linfatico delle piante. E, a mano a mano che la monocoltura della vite è divenuta una vera ossessione, si è verificata una crisi di fertilità della terra senza precedenti. I contadini più coscienziosi, oggi inquadrati nella conduzione biologica, da secoli si servono delle poltiglie di zolfo e rame, il cui effetto sull'ecosistema vigneto è molto meno violento. Va da sé che i rimedi naturali richiedono molto più lavoro rispetto all'uso di prodotti di sintesi. 

A vederli oggi, ben radicati nella Mitteleuropa e nelle zone alpine fra l'Italia, l'Austria, la Svizzera e la Germania, protagonisti di meravigliosi accostamenti (anche alla cucina veg), i Piwi potrebbero apparire il risultato di un percorso facile. Non è così. Prima è stata necessaria una lunga sperimentazione, poi è stato impegnativo far apprezzare una novità così sconvolgente al consumatore europeo. Oggi i produttori che credono nei Piwi sono stati premiati da alcune indicazioni d'origine, come l'Igp Mitterberg in Alto Adige, che riconosce l'uso delle varietà, sia in purezza sia in un blend che può essere di uve o di vini.

I volti dei Piwi: sfumature di bianchi, rosa e rossi

uva bianca

Le condizioni climatiche dei territori più vocati, spesso in altitudine, favoriscono le uve bianche. La Solaris, in equilibrio tra freschezza e calore, si distingue per le note di banana e nocciola e trova nel comparto uova-verdure la sua applicazione gastronomica più riuscita. La Bronner, dall'espressione accogliente, affida alla linea odorosa di miele e agrumi il compito di affrontare piatti di pesce cucinati alla moda mediterranea. La vitalissima aromaticità del Johanniter lo rende adatto tanto alla spumantizzazione quanto alla vinificazione da vino fermo. In tutti i casi è il vitigno più capace di evocare la fisionomia teutonica e per questo lo preferiamo alle prese con stratificazioni di vari ingredienti, come può capitare a una quiche farcita di salmone affumicato. Il Souvignier Gris, a bacca rosa, è ideale per macerazioni prolungate che regalano una delicata trama tannica e un finale persistente. Lo proviamo sui taglieri caratteristici delle zone da cui proviene, sfruttandone la spiccata versatilità.
Tra le uve colorate, segnaliamo il Regent, profumato di ciliegia e ribes, sapido di una trama dai tannini eleganti e dal finale speziato, tanto da farne il principe della cucina mitteleuropea.

9 etichette da non perdere

9 bottiglie di vini da vitigni Piwi

Nove bottiglie selezionate privilegiando varietà del territorio e approccio naturale nei criteri di produzione.

  • Solaris Cuore Impavido di Loris De Bortoli: prende forma a 800 metri di altitudine, alle porte delle Dolomiti Bellunesi. Dalla bava gentile, è perfetto da assaporare insieme a una bruschetta con fichi neri e crudo.
  • Mitterberg Lato Clara di Grawü: è un Bronner da fermentazione spontanea con macerazione semi-carbonica, che fa poi 10 mesi in botte. La sua mineralità alpina incontra il carpaccio di polpo
  • Solaris Liseo di Stefano Sbop: nasce nel cuore della Val di Non, a 830 metri di altitudine, come omaggio al nonno. Il vino, che riposa 12 mesi in barrique, è vivo ed equilibrato. Va a nozze con i pancake di ceci e piselli. 
  • Mittelberg Cécile Orange di Ansitz Dornach: viene realizzato da Patrick Uccelli, leader dei produttori naturali in Alto Adige. L'uva Souvignier Gris accarezza naso e palato con tannini lievi. Merita una galantina vegana. 
  • Gandfels di Thomas Niedermayr: il patron ha una sensibilità unica per i Piwi. Il blend di uve nere è in una vigna coltivata su una dolomia bianca. Asciutto, teso e pepato, aspetta il brisket al forno. 
  • Mitterberg Planties Rot di St. Quirinus: giovane azienda bio vocata ai Piwi. Qui un uvaggio rosso e nero, per un nettare generoso e autorevole. Ideale su un filetto di bue con senape e gorgonzola. 
  • Mitterberg Franklin di Stricker: l'azienda, a due passi da Bolzano, ha un secolo di storia. Il vino è Bronner con un 10% di Souvignier Gris. L'immediata freschezza si esalta su una pasta alle animelle e porri. 
  • Solaris Via Sonora 2021 di Filippo De Martin: da viti su ghiaie calcaree di origine glaciale, fa fermentare una parte delle uve con le bucce per una settimana. L'intensità di questo vino sposa l'orzetto alla trentina. 
  • Mitterberg Ebeneich di Manincor: filari di Souvignier Gris, Bronner e Muscaris in terrazze di roccia granitica sopra Merano. Il vino sosta 10 mesi su lieviti nobili ed è salato e denso, perfetto su una zuppa di pane nero.

Come gustarli al meglio: la temperatura e il bicchiere ideale

I consigli per i vini ottenuti dai vitigni Piwi non sono dissimili da quelli già dati per altri bianchi: la temperatura di servizio è di 8-10° per i vini da mosto fiore, 12-14° per le tipologie da macerazione e 16-18° per i rossi. Cogliamo l'occasione per illustrare il senso di un calice che può restituire le virtù di ciascuna delle categorie appena citate. La pianta e lo stelo hanno il compito di evitare che le dita tocchino il bicchiere condizionando temperatura e profumo. La forma, ampia nella parte bassa e più stretta via via che sale verso l'alto, ha il potere di far lavorare l'aria a contatto con il vino senza disperderne il valore odoroso e gustativo.

Sandro Sangiorgi
Sandro Sangiorgi

Nato a Friburgo, in Svizzera, è giornalista, divulgatore e gran conoscitore di vini, biodinamici e naturali inclusi. Ha scritto molti libri, come L’invenzione della gioia. Educarsi al vino.

Nato a Friburgo, in Svizzera, è giornalista, divulgatore e gran conoscitore di vini, biodinamici e naturali inclusi. Ha scritto molti libri, come L’invenzione della gioia. Educarsi al vino.

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TAG: #vitigni

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