Con un food selfie il pranzetto sembra più buono

Con un food selfie il pranzetto sembra più buono

Gli studi congiunti di due università americane hanno dimostrato come la foto al cibo prima di consumarlo migliori l’esperienza del gusto.

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L’abitudine galoppante di scattare un’istantanea alla cena appena cucinata amplifica il senso di soddisfazione nel gustare poi la cena: è il risultato di tre studi realizzati congiuntamente dall'università di Saint Joseph a Filadelfia e da quella di San Dieg in California. E’ una questione puramente psicologica.

Alcuni chef la odiano, altri l' adorano. Sta di fatto che le foto del piatto che ci attende, preparato da noi e da altri e poi di solito condiviso il più possibile sui social sono una porzione di realtà oramai consolidata. E a far da contraltare a chi lo chiama “food porn” - o forse proprio a dar manforte a quella definizione - arrivano le conclusioni di questa ricerca scientifica. Con il “food porn” c'è più gusto.

“Quando facciamo una foto a qualcosa prima di mangiarlo, ritardiamo temporaneamente ma volontariamente il suo consumo, permettendo ai nostri sensi di impegnarsi nel costruire un'anticipazione del piacere” – ha spiegato Sean Coary, uno degli autori principali della ricerca. Insomma, come i preliminari stanno al rapporto sessuale.

L'obbiettivo degli studi è stato proprio quello di valutare l'impatto delle fotografie fatte dal consumatore sul cibo rispetto alla sua soddisfazione a livello di gusto dopo averlo consumato. E il responso è stato che sì, l'esperienza del gusto migliora.

La soddisfazione aumenta specialmente quando nel piatto ci sono cibi particolarmente ghiotti, e cio' è facilmente comprensibile, anche perché più un cibo e buono, più chi lo mangia lo vuole ricordare in tutto e per tutto. Ma anche quando si tratta di cibi palesemente sani la foto funziona, poiché aumenta il piacere nel mostrare che si sta mangiando la cosa giusta.

L'estetica del piatto, che attira i fotografi di food amatoriali, è ovviamente cruciale. Per questo, secondo gli studiosi, chi prepara i piatti dovrebbe essere formato per imparare come rendere attraente il “cibo che si mangia con gli occhi”.

La ricerca, che è stata pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Consumer Marketing, mette infatti in luce anche gli aspetti commerciali di questa scoperta: marchi di prodotti alimentari e ristoranti potrebbero sfruttare il fenomeno per attirare più clienti. Che, secondo i ricercatori, è solo agli inizi.

Carola Traverso Saibante
29 febbraio 2016

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