Tutte le regole per una gioiosa cenetta in solitudine

Tutte le regole per una gioiosa cenetta in solitudine

L’ultimo libro dell’autrice americana Laurie Colwin riscopre il piacere di cenare in perfetta solitudine, preparandosi con cura una cenetta prelibata e curata, dedicata solo a noi. Ecco cosa fare e cosa non fare.

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Man Cooking
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In un mondo dove i single sono in aumento, cenare da soli non è un evento così eccezionale. E paradossalmente in una società dove spopola il social eating e aumenta il significato del cibo nella sua valenza sociale c’è anche un esercito di persone che vivono sole e consumano una parte dei propri pasti in solitudine. Ma non per questo si intristiscono o si trascurano. Anzi, si coccolano, perché non c’è niente di più appagante (per certi versi), come sostiene Laurie  Colwin nel suo ultimo libro, che cucinare solo per se stessi, senza scendere a compromessi con il peperoncino o con il sale per accontentare anche gli altri e assecondando i propri gusti culinari totalmente.

Nel suo libro Alone in the Kitchen with an Eggplant (Sola in cucina con una melanzana) l’autrice americana rievoca (clicca qui) con piacere i tempi della sua vita da single, ricordando che il suo alimento preferito era la melanzana e, con solo due piastre, conosceva tantissimi modi di prepararla e proporla al suo ospite, cioè se stessa. In effetti la cena in solitudine non pone i problemi che possono nascere con gli altri. Uno è vegano, uno è abituato a mangiare insipido, l’altro è intollerante: il piacere di mangiare con gli amici talvolta è stemperato dagli inevitabili compromessi sul menù. Quando le persone mangiano da sole invece emerge la vera inclinazione, nota ancora Colwin, proponendo una serie di ricette curate, ma non eccessivamente elaborate che si abbinano bene a un’allegra cenetta in solitudine.

Oltretutto circa la metà di tutti i pasti e spuntini in America sono consumati in solitudine, secondo l’ultimo report (clicca qui) firmato Food Marketing Institute. E mentre nel 1985 fece scalpore un articolo del New York Times intitolato Dining Alone, che parlava appunto di un fenomeno di nicchia, attualmente la cena in solitudine è sempre più frequente (clicca qui) ed esistono persino guide che dispensano consigli sui ristoranti dove mangiare gioiosamente da soli.

Quando la cena però si consuma nel proprio appartamento e ce la cuciniamo da soli è essenziale seguire alcuni consigli pratici e di buon senso. Per prima cosa non cedere alla tentazione del multitasking, cenando in piedi mentre si guarda la tv e si parla al telefono: non ci si può gustare veramente un pasto con troppe distrazioni. Sì alla musica invece, che può aiutare a concentrarsi sui sapori e sui profumi. Attenzione alle dosi: uno degli errori più frequenti quando si mangia da soli è infatti quello di eccedere con le porzioni, finendo poi con il mangiare troppo. L’altro errore ricorrente nella cena in solitudine è la fretta, che invece bisogna combattere gustandosi il momento. Essenziale è poi avere le ricette giuste, poiché è abbastanza irrealistico cucinare alcuni piatti per una sola persona. Infine la coreografia: per una cena in solitudine che si rispetti si deve apparecchiare la tavola con cura e dedizione, magari anche accendendo le candele e si può persino arrivare a decorare la tavola con un bel mazzo di fiori (che ci siamo comprati/ da soli/e). Anche questo significa volersi bene.

Emanuela Di Pasqua,
4 settembre 2015

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