Prezzi del cibo: mai così bassi

Prezzi del cibo: mai così bassi

Da sette anni a questa parte i prezzi del cibo – o meglio, delle materie prime alimentari – non sono mai statti così bassi a livello globale. A testimoniarlo è la Fao.

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Various Spices at the Market
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Gli indici internazionali che decidono i prezzi dei cibi sono in picchiata dopo la crisi cinese e hanno raggiunto in questi giorni i minimi storici. E se questa può essere una buona notizia per il consumatore finale, non lo è altrettanto per l’offerta alimentare.

Stime future

L’Indice dei Prezzi Alimentari della FAO è un indice ponderato su base commerciale che misura i prezzi delle cinque principali materie prime alimentari sui mercati internazionali, e comprende sotto-indici per i prezzi dei cereali, della carne, dei prodotti lattiero-caseari (tra i prodotti che hanno affondato maggiormente il Fao Food Index), degli oli vegetali (che hanno visto il proprio prezzo crollare sulla scia dei ribassi dell’olio di palma e di quello di soia) e dello zucchero. Il record al ribasso raggiunto questo mese nei prezzi del cibo si inserisce d’altronde in un trend che coinvolge le commodities nel loro complesso e nella discesa considerata la più lunga da 16 anni a questa parte (clicca qui). Il calo dei prezzi è in effetti una buona cosa per i consumatori e in particolare per gli strati più poveri della popolazione mondiale, e lo conferma il fatto che la fame nel mondo si sta riducendo. Ma l’agricoltura - anche quella di sussistenza - rischia di essere messa in ginocchio da prezzi che stanno scivolando in alcuni casi al di sotto dei costi di produzione. Il trend però è destinato a un’inversione di tendenza e da qui al 2050 la Fao stima che la produzione di cibo aumenterà del 60% rispetto all’attuale, per far fronte a una popolazione ancora in crescita, e l’aumento di eventi climatici estremi potrebbe comportare un balzo dell’indice Fao sui prezzi alimentari (oggi ai minimi) anche del 50 per cento.

Ogni Paese è diverso

Il punto però è vedere come il costo degli alimenti si ripercuote sulle economia. I prezzi del cibo influenzano infatti le nazioni in modo differente e agiscono sul tasso di inflazione, come è facilmente intuibile, soprattutto nel caso di Paesi poveri poiché le economie più avanzate hanno nel proprio paniere dei prezzi solo una quota massima del 20 per cento riconducibile al cibo. Quali sono le regole per individuare le nazioni più sensibili? Innanzitutto vengono colpite dal rialzo di prezzi del cibo le nazioni che sono forti importatrici di prodotti alimentari. In secondo luogo dipende dalla quota di prodotto interno lordo che le famiglie spendono nell’acquisto di cibo. Sulla base di queste due valutazioni e anche di altri ingredienti gli economisti hanno messo a punto un grafico che mostra l’impatto dell’aumento dei prezzi nel settore cibo sull’inflazione (clicca qui). In generale si può dire che i prezzi di questo settore si ripercuotono maggiormente sul tasso di inflazione nel caso di economie in via di sviluppo e nei Paesi emergenti e in modo marginale sulle economie ricche. Nell’area del grafico dedicata alle nazioni con alto rischio di inflazione troviamo infatti Paesi come il Marocco, il Bangladesh, la Nigeria, l’Egitto e l’Algeria.

Emanuela Di Pasqua,
14 settembre 2015

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