Frutta e verdura, consumi in calo

Frutta e verdura, consumi in calo

Secondo la recente ricerca condotta da Nomisma, dal 2000 a oggi il consumo di frutta e ortaggi è diminuito in Italia di 1.700 tonnellate. Una tendenza allarmante per la salute e la filiera ortofrutticola italiana

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Fruit and vegetable stall, La Boqueria, probably Barcelona's best-known market, off La Rambla, Barcelona, Catalonia, Spain, Europe
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L'ultima analisi pubblicata in questi giorni sulla newsletter mensile della Società di Studi Economici Nomisma (clicca qui),  conferma che negli ultimi 14 anni gli italiani hanno diminuito considerevolmente il consumo di frutta e verdura.
Dai dati elaborati, relativi al 2014, risulta che i consumi annui di prodotti ortofrutticoli freschi si siano fermati a 130,6 kg, pari a non più di 360 grammi al giorno, 40 grammi in meno delle quantità consumate quotidianamente nel 2000. Per la frutta si è registrato un calo del 15% e per gli ortaggi del 6%.

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La composizione dei consumi di ortofrutta in Italia per canale e tipologia
* Mense presso ospedali, scuole, etc.

Fonte: Nomisma

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, il rischio di patologie legate alla cattiva alimentazione è molto alto se si considera che la razione giornaliera raccomandata è di almeno 400 grammi al giorno. In Italia in questi ultimi anni, nonostante lo stile alimentare che si rifà alla dieta mediterranea ricca di verdure, si mangia in eccesso e male, con rischi per la salute, l'ambiente e l'economia del Paese.
Infatti, un calo così considerevole dei consumi di ortofrutta causa ripercussioni negative sul benessere collettivo: nel mondo le persone obese e in sovrappeso (1,5 miliardi) sono quasi il doppio rispetto a quelle mal nutrite (circa 870 milioni) e l'ipertensione è diventata il primo fattore di rischio di mortalità (+ 27% di decessi tra il 1990 e il 2010).

Il quadro preoccupa anche per i valori economici e occupazionali, oltre che ambientali e paesaggistici, garantiti dalla filiera ortofrutticola italiana che ricopre un ruolo di grande importanza sul territorio, con oltre 850.000 ettari dedicati alla coltivazione e 450.000 aziende agricole.
Secondo la fotografia relativa al 2014, scattata da Nomisma, l'Italia risulta essere il fanalino di coda, insieme alla Svizzera, rispetto al resto d'Europa. A oggi, tra i Paesi europei, solo la Spagna segnala un consumo pro capite di 490 grammi al giorno - in perfetta linea con le direttive OMS -, la Francia si ferma a 223 grammi, il Regno Unito a 273, mentre la Germania si distingue per una timida ripresa.

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Consumi pro capite di frutta e ortaggi freschi: uno sguardo all'Europa
Fonte: Nomisma




Che fare quindi per invertire la tendenza?
Per evitare di ritrovarsi con figli obesi, golosi di merendine, patatine fritte e per niente amanti di frutta e verdura bisogna partire da una buona educazione alimentare già in famiglia, fin dal periodo dello svezzamento, e nella scuola.

“La scuola diventa un momento cruciale per rafforzare le buone abitudini dei bambini” ricorda Silvia Zucconi, coordinatore area agroalimentare di Nomisma. “Non è un caso come un'alimentazione non corretta dei bambini che presenti cibi sentinella sia oggi un'amara realtà: il 36% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni ha dichiarato di aver bevuto bibite gasate il giorno prima dell'intervista e il 30% ha mangiato patatine”.

Famiglia e scuola, dunque, sono gli ambiti più idonei per stabilire le giuste relazioni con il cibo, in grado di incidere su comportamenti di consumo e stili alimentari delle future generazioni. E sono i genitori che devono dare il buon esempio: è difficile convincere i figli che le verdure sono buone se scarseggiano nei piatti di mamma e papà.

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Il ruolo della famiglia: vettore attivo per la definizione delle preferenze dei bambini
Fonte: Survey Panel Nomisma



Secondo Silvia Zucconi, anche i media - trasmissioni TV e stampa – ricoprono un ruolo di primo piano nella diffusione dei valori dell’ortofrutta e l’importanza dei corretti stili di vita. Le campagne di sensibilizzazione, anche sui nuovi mezzi di comunicazione come il nostro, possono essere tra le strategie più efficaci per sostenere la filiera ortofrutticola italiana e il benessere collettivo.

Monica Pilotto
22 gennaio 2015

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