I cambiamenti climatici minacciano il nostro cibo

I cambiamenti climatici minacciano il nostro cibo

L’allarme dell’ultimo rapporto WWF pubblicato in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Nel nostro piccolo, un decalogo salvaclima per aiutare l’ambiente

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A dried up field in Chuadanga, Bangladesh.
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16 ottobre 2015. Il mondo festeggia la Giornata Mondiale dell'Alimentazione (clicca qui), che coincide con il giorno di istituzione della FAO, nata per combattere la fame nel mondo il 16 ottobre 1945, e proprio in occasione di questo importante appuntamento il WWF pubblica il suo ultimo rapporto su alimentazione e cambiamento climatico.

Si chiama "Il clima nel piatto" e traccia una panoramica preoccupante sul cibo coltivato, prodotto e consumato rispetto alle condizioni ambientali: il dato più lampante è che, a queste condizioni di cambiamento climatico, il numero totale di persone che soffrono la fame nel mondo potrebbe salire del 20 per cento nel 2050 e solo nell'Africa subsahariana questa percentuale arriverebbe anche al 65 per cento. I bambini malnutriti da 0 a 5 anni potrebbero crescere, sempre nel 2050, di 25 milioni di unità.
I cambiamenti climatici dunque minacciano pesantemente il nostro cibo, ma si tratta di un serpente che si mangia la coda: da un lato infatti le produzioni alimentari sono responsabili di una alta percentuale di emissioni di gas serra, dall'altro invece il surriscaldamento non aiuta le produzioni, portando a una crisi che non permetterà, nel lungo periodo, di sfamare la popolazione.

In particolare, è proprio il cibo secondo il rapporto WWF (che riprende i dati dell'International Food Policy Research Institute) il primo responsabile delle emissioni di gas a effetto serra. L'agricoltura rappresenta il 35 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica, metano e protossido di azoto e la sola zootecnia contribuisce per il 18 per cento a tutte le emissioni. I maggiori responsabili delle emissioni cresciute sono la deforestazione tropicale, l'uso eccessivo dei fertilizzanti chimici, il metano prodotto dagli allevamenti bovini. Ciò significa che i modelli produttivi oggi usati non funzionano più: per arrivare a sfamare quasi 10 miliardi di persone (popolazione globale prevista per il 2050), occorreranno nuove tecniche e strategie. E il surriscaldamento climatico mette in crisi anche la sicurezza alimentare minacciando l'intera filiera del cibo nei settori della disponibilità, accessibilità, utilizzo e stabilità.

Sempre il WWF, nei mesi scorsi aveva stilato uno speciale decalogo di comportamenti salvaclima per un'alimentazione a minor impatto ambientale (clicca qui): acquista prodotti locali, mangia prodotti di stagione, diminuisci i consumi di carne, scegli i pesci giusti, riduci gli sprechi di cibo, privilegia i prodotti biologici, cerca di non acquistare prodotti con troppi imballaggi, cerca di evitare i cibi eccessivamente elaborati, bevi l'acqua di rubinetto, evita sprechi anche ai fornelli.

Eva Perasso
15 ottobre 2015

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