E’ allarme ortoressia: quando il cibo sano diventa nevrosi

E’ allarme ortoressia: quando il cibo sano diventa nevrosi

Dal greco orthos, corretto, e orexis, appetito, l’ortoressia sta esplodendo. Il Ministero della Salute fa un identikit degli ortoressici per età, genere e livello culturale, nonostante questo disturbo sia di difficile identificazione.

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All'inizio si propone come amore per il cibo sano, per la frutta, la verdura e tutte le cose buone e giuste. Ma in realtà nasconde un rapporto per nulla corretto con il cibo, dove l'amore e il piacere non c'entrano per nulla. Tra i disturbi dell'alimentazione è in forte crescita infatti la cosiddetta ortoressia nervosa, ovvero l'ossessione del cibo salutare che finisce con una deprivazione galoppante di ogni genere di alimento sospettabile di essere di nocumento. Fino a ritrovarsi con un piatto semi vuoto e in serio pericolo di vita.

L'ortoressia colpisce soprattutto gli over 30, più gli uomini che le donne ed è maggiormente diffusa tra le persone di buon livello culturale (clicca qui). Nasce da una giusta motivazione, ma quando diviene ossessione può sfociare in un serio problema psicologico ed entrare nel novero dei disturbi dell’alimentazione, al pari dell’anoressia o della bulimia.

Non è facile censire questo disturbo perché contrariamente agli altri disturbi dell’alimentazione chi ne soffre può essere fisicamente normale e fatica maggiormente a percepire il proprio problema. Anzi, spesso gli rtoresici si sentono superiori nelle proprie convinzioni e nel controllo che hanno della propria alimentazione e vengono paragonati ai vigoressici, ossessionati dalla forma fisica. A differenza di altre patologie alimentari quella dell'ortorossia e vigoressia inoltre si manifestano dopo l'adolescenza.

Ciononostante il fenomeno a un certo punto diventa patologico e all'attenzione esagerata alla qualità del cibo inizia gradatamente ad affiancarsi un disordine ossessivo-compulsivo della personalità. L'ortoressico instaura una relazione distorta con il cibo e gradatamente allunga la lista dei cibi cattivi da scartare, finendo però con l’inquinare una componente molto importante della vita, l’alimentazione, e approdando a una negazione del cibo come piacere.

Secondo recenti dati diffusi dal Ministero della Salute in Italia si conterebbero 3 milioni di persone con disturbi alimentari e tra questi la quota di ortoressici sarebbe del 15 per cento, per un totale di 450 mila italiani. Ma uno dei dati che fa riflettere maggiormente è la netta prevalenza maschile: gli uomini infatti costituiscono l’11,3 per cento della popolazione che soffre di ortoressia, mentre le donne sono “solo” il 3,9 per cento.

La prima descrizione dettagliata della patologia risale a un articolo pubblicato su una rivista di yoga, nel 1997. Fu Steven Bratman, medico e ortoressico, a classificare con lodevole lungimiranza questo disturbo quanto mai attuale. Tra i luoghi italiani dove è maggiormente concentrato questo disturbo si registrano le due maggiori città italiane, Milano (33 per cento) e Roma (27 per cento), a conferma che si tratta di una nevrosi tipica di un contesto culturalmente e socialmente elevato.

Quando questo disturbo progredisce e non viene curato porta ad alcuni tratti comuni e molto pericolosi: l'ortoressico consuma il proprio pasto in solitudine (caratteristica comune anche all'anoressia e alla bulimia), tende a dedicare troppo pensiero al cibo (anche questa caratteristica è comune all’anoressia e alla bulimia) , normalmente si isola socialmente, non riuscendo più ad apprezzare il lato conviviale dei pasti e, eliminando via via sempre più alimenti dai propri pasti, arriva a riportare gravi danni sul piano nutrizionale. E qualcuno dell’ossessione per il cibo sano è già morto.

Emanuela Di Pasqua,
15 aprile 2016

credits: Allan Lorde/Flickr

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