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News ed EventiBenessereVeggie part-time: l’era dei flexitariani

Veggie part-time: l’era dei flexitariani

Non si tratta di un’invasione aliena ma del fenomeno che registra l’aumento di coloro che scelgono una dieta a base vegetale, ma senza eliminare completamente la carne

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Flexitariano è una combinazione di “flessibile” e “vegetariano”. Come molte scelte di vita, ci sono diversi motivi per cui le persone scelgono una dieta a base vegetale - intolleranze alimentari, etica, sostenibilità, attenzione al benessere generale e degli animali e al cambiamento climatico. Ultimamente, i vegetariani e i vegani, noti alfieri di questa scelta, non sono più gli unici a prendere in considerazione un’alimentazione (quasi) verde.
Li si potrebbe definire dei semi-veg: sono i flexitariani, consumatori che hanno deciso, per i motivi di cui sopra, di ridurre drasticamente il consumo di carne in favore di un regime alimentare prevalentemente vegetariano, ma senza rinunciare a qualche… strappo alla regola.
Definite anche come “flessibili”, le persone che limitano, in quantità e frequenza, la loro assunzione di carne e/o pesce, sono in rapida crescita, considerando anche coloro che non si etichettano necessariamente come flexitariani ma che stanno sempre più prendendo la decisione consapevole di acquistare – e consumare - meno carne.




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Sebbene i cibi a base vegetale siano diventati molto popolari negli ultimi 2-3 anni grazie alla schiera di vegani/vegetariani in rapido aumento dal 2016, importanti sondaggi internazionali suggeriscono che il numero di coloro che si definiscono tali è ancora piuttosto basso in alcuni dei principali Paesi europei. Secondo il sondaggio di The Smart Protein Project / Europa 2020, solo il 7% complessivo degli intervistati europei si identifica come vegano o vegetariano. A sorpresa, il 30% dei partecipanti di tutta Europa si identifica come flessibile, con l’Olanda, Romania e Austria in cima alla classifica con, rispettivamente, il 42%, il 40% e il 35% di flexitariani. Il numero di consumatori che si classificano flexitariani è il 30% in Germania e il 23% in Francia; la Germania ha poi la più alta percentuale europea di vegani/vegetariani, ben il 10%, contro il 6% italiano. Alta la percentuale dei soli vegani in Danimarca, il 4%.
Dopo la dieta onnivora, imbattuta al 67%, l'abitudine alimentare flessibile è risultata la più popolare tra gli Italiani che hanno risposto al sondaggio, con un solido 25% degli intervistati che ha dichiarato di seguire una dieta principalmente vegetariana con assunzione limitata e occasionale di carne o prodotti ittici dichiarando, quindi, di essere un flexitariano.  Questa categoria - meno “rigida” dei regimi vegano e vegetariano ma che ne segue principi, rispettando gli animali e l’ambiente – sembra piacere sempre più, e può fare la differenza a livello globale, aiutando a ridurre l’impatto ambientale degli allevamenti e rivelandosi positiva per l'ecosistema. Anche il 30% degli americani – popolo decisamente “carnivoro” – sta seguendo una dieta flessibile, un numero che è previsto aumenterà nei prossimi anni.


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Molte imprese, negli ultimi tempi, si sono rivelate capaci di andare incontro al numero crescente di flexitariani, dando così una forte spinta alla crescita del mercato del cibo vegetale. Agli ormai molto diffusi hamburger, polpettine e nugget vegetariani, si sono affiancati prodotti innovativi come straccetti e cotolette croccanti. Tra le tendenze rilevate da Nielsen, possiamo osservare che i consumatori italiani prediligono prodotti di buona qualità con etichette 'corte': tra questi, vogliamo prodotti senza glutine, senza glutammato, senza conservanti e senza aromi aggiunti. Grande attenzione è dedicata ai processi produttivi: i consumatori scelgono prodotti provenienti da filiere controllate che rispettano i più elevati standard di sicurezza. Un valore aggiunto lo danno le confezioni di prodotti che riducono la plastica sia all'interno sia all'esterno e che sono realizzate in materiale ecologico.
Curiosamente, secondo The Smart Protein Project / Europa 2020, i consumatori italiani dicono no al consumo di latticini più degli altri Paesi: il 33% degli italiani, infatti, ha affermato l’intenzione di consumare meno prodotti lattiero-caseari (latte, yogurt, formaggio) nei prossimi sei mesi. L'Italia è il terzo produttore di formaggio nella UE.


Gennaio 2022
Francesca Tagliabue


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