La raggiante Catania, tra forme barocche e sapori mediterranei

La raggiante Catania, tra forme barocche e sapori mediterranei

Così canta Carmen Consoli che ci è nata e così la vediamo anche noi che la guardiamo affascinati. Una città ricca nell’anima

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Catania, Cattedrale di Sant'Agata (foto © Tibor Bognar/ Photononstop/ Corbis) Catania, Cattedrale di Sant'Agata (foto © Tibor Bognar/ Photononstop/ Corbis)
Catania, Cattedrale di Sant'Agata (foto © Tibor Bognar/ Photononstop/ Corbis)
Catania (foto © Louis Laurent Grandadam /Corbis) Catania (foto © Louis Laurent Grandadam /Corbis)
Catania (foto © Louis Laurent Grandadam /Corbis)
Foce del fiume Simeto, l'Etna sullo sfondo, Catania (foto © Alessandro Saffo /SOPA /Corbis) Foce del fiume Simeto, l'Etna sullo sfondo, Catania (foto © Alessandro Saffo /SOPA /Corbis)
Foce del fiume Simeto, l'Etna sullo sfondo, Catania (foto © Alessandro Saffo /SOPA /Corbis)
Il mercato della Pescheria, Catania (foto © Yadid Levy/ Robert Harding World Imagery/ Corbis) Il mercato della Pescheria, Catania (foto © Yadid Levy/ Robert Harding World Imagery/ Corbis)
Il mercato della Pescheria, Catania (foto © Yadid Levy/ Robert Harding World Imagery/ Corbis)
Lava dall'Etna, maggio 1983 (foto © Vittoriano Rastelli /Corbis) Lava dall'Etna, maggio 1983 (foto © Vittoriano Rastelli /Corbis)
Lava dall'Etna, maggio 1983 (foto © Vittoriano Rastelli /Corbis)
Festa di Sant'Agata, Catania (foto © Atlantide Phototravel /Corbis) Festa di Sant'Agata, Catania (foto © Atlantide Phototravel /Corbis)
Festa di Sant'Agata, Catania (foto © Atlantide Phototravel /Corbis)

Catania e il suo vulcano, l’Etna, convivono da secoli tra colate di magma, distruzioni e ricostruzioni e, paradossalmente, la città deve la sua bellezza proprio all'irrequieto vicino. È infatti dopo l’ultima eruzione, la più disastrosa, nella seconda metà del ‘600, che Catania assume l’aspetto attuale, guadagnando il podio tra le capitali del barocco siciliano.

53762Eliminati i vicoli medievali, si realizzarono ampi viali, piazze teatrali, residenze fastose, chiese spettacolari. Il cuore di Catania batte in piazza Duomo, con vista sulla marina, sul profilo dell’Etna fumante e sui prospetti del Municipio, dell’ex Seminario dei Chierici e della Cattedrale dedicata a Sant’Agata, protettrice della città, festeggiata il 4 e 5 febbraio con una processione interminabile. Tra sacro e profano, a Sant’Agata sono dedicate alcune specialità, come le minnuzze (piccole cassate che riproducono i seni della martire) e le olivette di marzapane.

Dalla piazza si entra in via Vittorio Emanuele, concentrato della storia artistica cittadina, dove si fronteggiano cimeli romani (il Teatro e l’Odeon) e chiese secentesche, conventi ed edifici nobiliari. Uno di questi è Palazzo Valle, splendido esempio di architettura barocca, che ospita tutto l’anno installazioni e mostre di arte contemporanea da non perdere.

Per rimanere in tema di scenografie ad effetto, un tour in città deve prevedere anche una bella passeggiata nella monumentale via Crociferi, una visita al Convento dei Benedettini (con chiostri e giardini pensili) e lo struscio lungo la stupefacente via Etnea.

53763Catania, però, ha anche un’anima popolare e la si scopre perdendosi nei labirinti dei suoi mercati: a due passi dal Duomo c’è quello della Pescheria (del pesce ma non solo), colorato e vociante, che ricorda i suq arabi; a fianco di via Etnea, invece, da piazza Carlo Alberto si vive l’atmosfera verace della Fera ‘o luni (la fiera del lunedì, anche se ormai si tiene tutti i giorni), un vero bagno di folla e profumi, tra bancarelle di frutta, verdura e merce varia. È la stessa anima proletaria che si ritrova nei ricettari cittadini, dove mare e terra convivono in buona pace: se il piatto cult di Catania è la pasta alla Norma (in onore di Bellini, autore dell’opera), in cui le melanzane fritte si sposano con il sugo di pomodoro e la ricotta salata, famosissimi sono anche i masculini marinati (alici del mare Ionio conditi con olio e limone) e gli occhi di bue (molluschi tipici del mare di Catania) da gustare crudi o arrostiti sul carbone.

E l’Etna? Anche lui regala scenografie mozzafiato. La strada che sale verso la vetta attraversa boschi rigogliosi attorniati da distese di lava solida, con un contrasto cromatico da sballo. E sbaglia chi crede di trovare zone deserte: incuranti del pericolo che “a muntagna” ha sempre rappresentato, i catanesi hanno popolato le pendici dell’Etna costruendo masserie e palazzine per le vacanze. La strada prosegue fino a quota 2000, al rifugio Sapienza, da cui ci si arrampica sui crateri spenti o si sale con una seggiovia fino alla vetta. Lo spettacolo è sempre assicurato.

a cura di Cristiana Cassé, testi di Enrico Saravalle, ricette di Livia Ferrara, realizzazione e foto dei piatti di Ilva Beretta

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tag: Sicilia
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