Una guida completa ai sapori di Cortina d’Ampezzo per vivere al meglio l'atmosfera dei Giochi 2026, tra storiche pasticcerie, rifugi gourmet con vista Dolomiti e i cocktail bar più iconici del centro. Dallo strudel di Ghedina al celebre cocktail Cremlino dell'Hotel de la Poste, ecco dove trovare l'eccellenza ampezzana dalla colazione al dopocena
Tra pochi giorni Cortina d’Ampezzo torna sotto i riflettori: i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026 vanno dal 6 al 22 febbraio 2026 e, a ruota, arrivano le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo 2026. Qui l’Olimpiade è quasi “di casa”: nel 1956 Cortina ospitò già i Giochi e quell’edizione contribuì a fissare nell’immaginario la Cortina glamour ma pratica, elegantissima, fatta di sci, neve e giornate lunghe che finiscono a tavola.
Il ritmo ampezzano, infatti, è semplice: dolce caldo al mattino, pranzo con vista tra una seggiovia e l’altra, merenda “di zucchero”, aperitivo in centro e poi cena (anche molto seria). E infine il dopocena, che a Cortina non è mai solo “un ultimo bicchiere”.
Se l’idea è partire presto e mangiare “on the go”, la mossa furba è fare scorta in pasticceria.
Piccola, golosa, molto “da asporto”: qui vanno forte i classici da montagna, dallo strudel alle buchteln, oltre a mignon e lievitati. E se vuoi un dolce identitario, chiedi il brazorà: la focaccia dolce ampezzana intrecciata con granella di zucchero, perfetta da tagliare e condividere in appartamento.
La colazione “in centro”, con i tavolini in veranda e l’affaccio su Corso Italia: siediti, ordina e goditi il passeggio chic. In vetrina trovi brioche e krapfen, torte e pasticceria (anche da regalare), con quell’aria da salotto alpino che fa subito vacanza.
A Cortina il pranzo è una cosa seria, meglio se panoramica.
A 2236 metri sul Passo Giau, con una vista che toglie il fiato. Lo chef Gigi Dariz in estate raccoglie erbe spontanee (timo selvatico, ortica, tarassaco, ginepro) e le conserva per infondere ai piatti un profumo alpino: può capitare di trovarle in gnocchi di ricotta con fonduta al timo o in ravioloni ai porcini con burro al cirmolo. Il menu racconta la montagna in modo contemporaneo: prova il celebre cappuccino di patate e porcini con brioche, oppure il cervo leggermente affumicato con cannolo caldo ai porcini. La sera l’atmosfera cambia: luci soffuse, legno caldo, profumo di erbe, e un servizio curato che rende la cena un piccolo evento. Prenotare è una buona idea. In più, per chi scia in zona 5 Torri, su prenotazione c’è la navetta gratuita alla seggiovia Fedare (andata e ritorno).
A 1778 metri di quota, terrazza ambitissima con vista sulla conca, piste e Dolomiti: qui la pausa pranzo ha il sapore del rifugio evoluto. In carta trovi piatti “da baita-chic” come i maccheroncini al ragù di capriolo con fondutina di formaggio di malga, il filetto di cervo al ginepro, o il Rustico Druscié (polenta morbida, salsiccia, fondutina d’alpeggio e radicchio). Se ti fermi a lungo, vale anche il lato doposci: strudel con salsa alla vaniglia e, quando fa freddo, i grandi classici come Vov caldo e Bombardino.
Quando vuoi stare in paese ma mangiare con cura, senza trasformare il pranzo in una cerimonia. È un indirizzo comodo e trasversale: paste, carni e funghi, qualche proposta di selvaggina in stagione e porzioni che fanno pace con l’appetito da montagna.
In uno slargo accanto al campanile, tra le vetrine chic di Corso Italia. È la tappa perfetta quando rientri con le mani fredde: cioccolata calda, caffetteria e una vetrina che invita allo strappo alla regola con strudel e dolci di pasticceria “da montagna”, da scegliere senza fretta.
Qui si gioca il lato “salotto” di Cortina: bar pieni, chiacchiere lente e quell’aria da teatro invernale.
Al Bar del Posta c’è un angolo che la tradizione dice essere il preferito di Hemingway, il posto sotto l’orologio, quello che tutti cercano con lo sguardo appena entrati. E se vuoi ordinare “come si deve”, vai sul cocktail simbolo: il Cremlino, mandarino spremuto fresco e vodka. Un classico di casa da sorseggiare tra chiacchiere sottovoce, cappotti ancora addosso e quel via vai elegante del centro che, anche d’inverno, sembra non fermarsi mai.
Uno spazio pensato proprio per l’aperitivo: flûte di Champagne, cocktail e qualche tentazione in chiave chic, come il caviale. L’atmosfera è elegante ma viva, perfetta se vuoi un brindisi “serio” senza formalità da ristorante.
Dopo il recente restauro voluto da Renzo Rosso, la veranda/terrazza dell’Ancora è tornata un indirizzo da segnare: un salotto su Corso Italia, luci calde, atmosfera mitteleuropea e mixology che gioca con botaniche e profumi alpini. È il posto giusto quando vuoi vedere e farti vedere, ma con stile.
Casunziei ripieni, burro e malga; ma anche cucina contemporanea e tecnica: la sera Cortina sa essere sorprendente.
La novità fine dining. In cucina c’è lo chef Federico Rovacchi, con un’impronta contemporanea che dialoga con il territorio: crudi precisi, cotture pulite, brace quando serve, e rivisitazioni eleganti dei sapori dolomitici. Accanto a carni selezionate e selvaggina, entrano anche pesci e frutti di mare (a seconda della stagione), in piatti dal passo internazionale. L’ambiente è di design, ma con un calore da “stube”, con l’eleganza discreta del grande hotel e una vista teatrale delle Dolomiti.
Comfort elegante e atmosfera calda “di casa”, con una cucina che parte dalla tradizione veneta/familiare e la rilegge con mano contemporanea. Se vuoi scegliere un piatto iconico, qui lo Chateaubriand è trattato come esperienza: taglio importante, servizio dedicato, e quel senso di cena speciale senza eccessi.
Cocktail bar in centro (ma un filo defilato), perfetto per chiudere la serata tra miscelati fatti bene e atmosfera easy: si entra per “l’ultimo” e spesso si resta più del previsto.
Il rooftop-bistrot della Cooperativa: ambiente moderno, cocktail e cantina curata, panorama e lounge elegante con le stelle sopra. È l’ultima fermata comoda quando vuoi restare in centro e chiudere la giornata in alto, senza spostarti.
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Alexandra Griotti,
gennaio 2026