Evoluzione della cucina, tra usabilità e psicologia

Evoluzione della cucina, tra usabilità e psicologia

In un secolo le cucine si sono trasformate seguendo le esigenze delle famiglie. Ecco perché oggi appaiono così come le vediamo nelle nostre case

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Sapevate che le cucine furono studiate per permettere alle donne di restare il meno possibile in questa stanza e poter presto occuparsi di altre faccende? O che per lungo tempo fu famosa una cucina con asse da stiro incorporato? Le curiosità nella storia di questo vano della casa sono moltissime e dal 1900 in poi designer e ingegneri hanno pensato e disegnato cucine sempre più funzionali e usabili. Dapprima pensando soprattutto a occupare in modo intelligente gli spazi a disposizione, e poi lentamente immaginando come soddisfare le esigenze di chi vive la cucina ogni giorno. La donna, certo, in passato ne era protagonista, mentre oggi si tratta di un’abitudine più sociale che coinvolge tutta la famiglia così come gli ospiti e gli amici. Un piccolo excursus nella storia moderna delle cucine ci svela alcuni segreti e ci spiega come mai oggi le cucine siano fatte… proprio così.

EFFICIENZA
Le cucine negli anni Venti - Nel 1919 un testo americano iniziò a tracciare un indirizzo: si chiamava “Household engineering”, ingegneria della gestione della casa, lo scriveva Christine Friedrick e progettava per la prima volta le comodità a noi oggi comuni in cucina. Sotto l’egida dell’efficienza in questo angolo di casa, immaginava per esempio credenze portapiatti vicine al lavandino, per risparmiare nel percorso. Pochi anni dopo un secondo testo di Lillian Gilbreth parlava di “triangolo operativo” in cucina, mettendo accanto fornelli (ai tempi la stufa), frigorifero, lavandino. Incredibile pensarlo diversamente ai giorni d’oggi, per il passato fu una vera rivoluzione.

VELOCITÀ = LIBERTÀ
La moda di Francoforte
- Arrivarono gli anni Trenta, negli Stati Uniti, quando vennero introdotte le prime “fitted kitchen”, ovvero le cucine equipaggiate. Prendevano spunto da un’altra pietra miliare del design e dell’usabilità in cucina, la Frankfurter kitchen, la cucina di Francoforte: progettata dall'architetta austriaca Margarete Schütte-Lihotzky, in circa 2 metri x 3 faceva i conti con case popolari sempre più piccole, in cui la cucina doveva essere in pochi centimetri comoda e funzionale. Una piccola parete conteneva fornelli, credenze, frigo e addirittura un’asse da stiro estraibile, il tutto collegato con la sala da pranzo dove ospitare il tavolo per mangiare, assente invece in cucina. Era l’antesignano dei nostri open space dove cucina e salotto si fondono in un unico ambiente. L’idea era davvero dirompente: tutto era studiato per fare presto e bene, cucinare e rassettare in tempi brevi e tornare alla vita, liberando in questo caso la donna da ore di incombenze dietro a fornelli e stoviglie.

148953LUOGO DELLA FANTASIA
I favolosi anni Cinquanta, anche in cucina
– Quella del modello Francoforte fu una parentesi presto ridiscussa – quando arrivarono gli anni Cinquanta – a favore di uno spazio in cui le donne potessero passare gran parte del loro tempo: a sfornare manicaretti per figli e mariti, in uno spazio sì organizzato ma questa volta ampio e talvolta sinonimo della ricchezza della famiglia. La scelta dei particolare decretava lo status sociale dei coniugi, che si concedevano una penisola in cucina, con fuochi spaziosi, doppio forno, e magari una seconda cucina in giardino dotata di barbecue per le feste estive. La cucina finalmente diventava qualcosa di simile a quel che accade ai giorni nostri: uno spazio maschile e femminile in cui esprimere la propria fantasia ai fornelli, facendola diventare (anche) una forma d’arte.

APERTE E SUPER ATTREZZATE
E oggi, cosa raccontano le nostre cucine?
Per esempio sono “aperte”: è concesso a un ospite l’osservare il padrone di casa cucinare e preparare il pasto mentre si chiacchiera in attesa della cena. In più, è aumentato esponenzialmente il quantitativo di attrezzature a disposizione (posate, attrezzi, stoviglie) e questo ha segnato la necessità di un maggior numero di pensili e mobili in questo spazio. Ancora, il concetto funzionale di “triangolo” in cui tutto è vicino affinché una sola persona cucini rapidamente è cambiato e le attrezzature si sono anche allontanate per dar modo a più persone di convivere amabilmente nella cucina.

Più attenzione ai bisogni – Oggi poi oltre a curare il design e l’occupazione degli spazi disponibili, chi progetta le cucine del futuro fa sempre più attenzione alla psicologia e alla abitudini di chi le abita. È così che i forni si sono lievemente allargati, per far cuocere insieme per esempio un buon arrosto accanto a una teglia di patate, così come per assecondare il bisogno di creatività ai fornelli, i piani cottura e lavoro si sono allargati e prolungati. Cucinare è sempre più un’abitudine sociale e la cucina contemporanea è ancora una volta il cuore della casa.

Eva Perasso
Ottobre 2017

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