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La doggy bag è di moda….persino a scuola

La doggy bag è di moda….persino a scuola

Figlia della cultura del cibo e dell’antispreco, la pratica di raccogliere gli avanzi (per il cane, ma non solo) nata decenni fa negli Usa sta avanzando. E ora la si insegna anche ai bimbi, che a scuola preparano la loro doggy bag da portare a casa

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DOGGY-BAG-SCUOLA
Sale&Pepe

In America la doggy bag è normale da moltissimo tempo e anche in altri posti sparsi per il mondo, mentre qui in Italia fino a poco tempo fa qualcuno aveva ancora il coraggio di guardarti male se, uscito dal ristorante, osavi impacchettare gli avanzi per non buttarli. Poi gradatamente, forse anche grazie alla globalizzazione e sicuramente grazie a una cultura antispreco, la borsa degli avanzi è stata sdoganata e gli stessi ristoranti talvolta la confezionano, magari in appositi pacchetti con apposite immagini. Persino quelli trendy e gourmet (o forse ancora di più).

Ora è recentemente entrata (clicca qui) anche nelle mense scolastiche, regno dello spreco per antonomasia, dove in alcune zone della Lombardia viene insegnato ai bimbi a raccogliere gli avanzi. Che siano per il cane, il gatto, il nonno o per sé stessi poco importa. L’importante è la lotta allo spreco. Fra le amministrazioni che hanno aderito alla Doggy bag scolastica ci sono Rho, Arconate, Cernusco sul Naviglio, Gorgonzola, Bussero, Vignate in provincia di Milano, Caravaggio e Capriate in provincia di Bergamo, Casalpusterlengo e Tavezzano in provincia di Lodi.

Ultimissima è stata Como, dove alcuni prodotti come pane, prodotti da forno e frutta che i bambini avanzano a mensa potranno essere raccolti e portati a casa nella loro doggy bag grazie all'iniziativa "Portami via con te". Il progetto è nato anche grazie a una mozione approvata dal consiglio comunale e si è già partiti in via sperimentale con gli alunni del secondo ciclo delle scuole primarie a gennaio 2017. In sostanza ai bimbi viene consegnato un apposito sacchetto, lavabile, riutilizzabile e riciclabile, dove infilare il cibo non finito per portarlo a casa. Sono poi previsti anche laboratori e incontri nelle scuole per accompagnare i bambini a comprendere l’importanza di riciclare gli avanzi, sperimentando gustose ricette. Così anche le scuole si aggiungono a tutti coloro che ormai hanno interiorizzato il concetto di riciclo, anche nel cibo, partendo dal presupposto che va bene parlarne, ma poi sono i fatti e l’esempio a contare. Qualcuno in Italia la chiama “Family bag”, ma è sempre lei: la doggy bag ormai parla anche italiano e si sta consolidando. Senza vergogna. Anzi, con un sano e giustificato orgoglio.

Letteralmente, doggy bag significa “vaschetta degli avanzi per il cane”. Ma la doggy bag è un’espressione idiomatica e il concetto di cui è foriera questa definizione tutta americana è semplicemente quello di “cibo da portare a casa”, indipendentemente che lo si dia al cane o lo si consumi tra umani. E’ dunque un termine strettamente legato alla filosofia dell’anti-spreco quello della doggy bag e ormai è citato anche nella legge. La lotta agli sprechi e alle eccedenze alimentari in Italia ha portato infatti all’approvazione del ddl contenente le “norme per la limitazione degli sprechi, l’uso consapevole delle risorse e la sostenibilità ambientale”. E tra le varie norme troviamo anche un articolo che parla della doggy bag nei ristoranti.

La borsetta degli avanzi è nata negli Stati Uniti nel periodo della Seconda Guerra mondiale, quando l’abitudine di portar via il cibo non consumato al ristorante si diffuse in maniera piuttosto spontanea a tutti i livelli sociali. Pare comunque che l’early adopter in fatto di doggy bag sia stato un certo ristorante Dan Sampler’s Steak Joint di New York che, nel 1949, fu il primo ad adottare l’impacchettamento degli avanzi. Il locale aveva posto sul sacchetto l’immagine di un cane che incitava i clienti più timidi a portar via il cibo avanzato nel piatto per non sprecarlo: “Oh where, oh where have your leftovers gone? Oh where, oh where can they be? If you’ve had all you can possibly eat, Please bring the rest home to me!” (Oh dove, oh dove sono finiti i tuoi avanzi? Dove potrebbero essere? Se hai mangiato il possibile e non ce la fai più, per favore porta a me ciò che hai lasciato!).  

Chiunque sia stato il pioniere di questa iniziativa buona e giusta è stato geniale. Questa abitudine ha varcato infatti ogni confine e, da pratica quasi discutibile, è divenuta giustamente un’ottima prassi incoraggiata o talvolta istituzionalizzata persino dai ristoranti. Oggi è normale vedere una teenager che si fa incartare quel che resta dell’involtino-primavera, un signore che si infila nella tasca della giacca una fetta di torta avanzata o la manager che si fa incartare il trancio di panino rimasto nel suo piatto. Farsi la doggy bag è di moda, è trendy ed è una cosa all’avanguardia. Tanto che in occasione di EXPO 2015 è stato indetto un bando di concorso riservato a studenti universitari, architetti e designer per la miglior Doggy Bag da offrire ai visitatori. Persino a Masterchef i concorrenti avevano una doggy bag per portare via gli avanzi e sensibilizzare il pubblico a casa.

Emanuela Di Pasqua,
aprile 2017

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