Agrihood: la nuova agricoltura urbana made in USA

Agrihood: la nuova agricoltura urbana made in USA

Negli States i quartieri metropolitani sorgono attorno alle fattorie: i contadini insegnano a coltivare e a raccogliere i prodotti della terra

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Dalla piantina di basilico sul davanzale al balconcino tutto pomodori e fragole, dal terrazzo piantumato con meli, peri e ciliegi agli orti urbani: la produzione green nelle città è in continua crescita, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno mondiale.

In Italia, complice la crisi, la disoccupazione e la sempre crescente attenzione alla qualità dei prodotti che mangiamo, il fenomeno sta letteralmente dilagando: secondo un'analisi di Coldiretti gli orti urbani sono triplicati in due anni e hanno raggiunto il record di 3,3 milioni di metriquadri.

Questi appezzamenti di terreno ai margini delle città, che i Comuni mettono a disposizione di chi vuole coltivare frutta, verdura, fiori e ortaggi a uso privato, sono sempre più ambiti e in molti sono disposti a sostenere attese di parecchi mesi per ottenne uno.

Ma anche su questo fronte le novità vengono dagli Usa. Se i tetti sui grattacieli di New York, Boston, San Francisco e di quasi mezza America sono destinati alla coltivazione di lattughe e pomodori e il culto dell’orto in terrazzo è diventato una vera moda (a tutto beneficio delle aziende produttrici di sementi) la vera tendenza sono gli agrihoods.

Con questo termine (che unisce la parola agricolture, agricoltura, con neighborhood, vicinato) si indicano nuovi quartieri nelle periferie delle grandi città, sorti non attorno a un centro commerciale o a una piscina, ma vicino a una fattoria. Dove al posto di marciapiedi e piazze ci sono serre e orti e dove gli abitanti, guidati da contadini esperti, possono coltivare la terra e a raccoglierne i frutti.

Tutto questo a pochi chilometri dal cuore pulsante di grandi città come Phoenix, Atlanta, Chicago, New York o Los Angeles. Vivere in un questriere farm-to-table (fattoria-tavola) significa fare una scelta di vita cooperativa e sostenibile, spesso a prezzi inferiori o analoghi a quelli di una tradizionale area di periferia.

Chi sa se presto anche le fattorie nei dintorni delle nostre metropoli apriranno le porte a nuovi abitanti-contatdini? Forse allora saremo in molti a godere dell'impagabile piacere di mangiare i nostri pomodori!

Livia Fagetti
24 maro 2015

 

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