Via le date di scadenza da pasta, riso e caffè

Via le date di scadenza da pasta, riso e caffè

E così il cibo diventa eterno. Oggi a Bruxelles si deciderà se eliminare il “termine minimo di conservazione” da alcuni alimenti. Una strategia antispreco che scatena la polemica

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Female shopper with digital tablet in supermarket
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All’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dell’agricoltura e della pesca, che si tiene stamattina a Bruxelles, c’è una dibattuta proposta delle delegazioni di Olanda e Svezia: togliere per sempre il Tmc (Termine minimo di conservazione) da prodotti secchi come pasta, riso e caffè, ma anche formaggi duri, cracker, biscotti e surgelati. Ovvero la scritta “da consumarsi preferibilmente entro”, che molti di noi sono abituati a considerare una data di scadenza vera e propria, come quella di latte, yogurt, prosciutto e via dicendo.

In realtà, il Tmc è un “consiglio” che riguarda solo alcuni prodotti poco deperibili e che lascia il consumatore libero di attenervisi o meno. Ma cosa succede se lo si supera? E’ proprio la risposta a questa domanda ad aver scatenato la reazione, tutt’altro che positiva, di alcune delegazioni, Italia in testa.

Come spiega Luca Piretta, nutrizionista specialista in scienza dell’alimentazione, non si rischia l’avvelenamento, non ci sono danni per la salute, ma si perdono il gusto, la consistenza e soprattutto le sostanze nutritive, come vitamine, polifenoli e antiossidanti, indispensabili per un’alimentazione sana ed efficace.

Quella di Olanda e Svezia è una proposta che, in clima di crisi, punta a ridurre lo spreco alimentare. Cioè quei 515 euro all’anno che ogni famiglia italiana butta via in cibi mai consumati, e quegli 89 milioni di tonnellate di prodotti alimentari che finiscono in pattumiera in tutta Europa. Una soluzione etica, da un certo punto di vista, ma che comprensibilmente solleva sospetti.

E se fosse in realtà un tentativo di abbassare lo standard qualitativo dei cibi in modo da rendere competitivi anche Paesi che, diversamente dal nostro, producono alimenti non troppo accattivanti? Vedi appunto l’Olanda e la Svezia, e anche i loro sostenitori nel dibattito: Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo. E se fosse un modo per ridurre drasticamente l’invenduto stivato nei magazzini dei grandi supermercati? D’altro canto, però, se è consentito inviare in Africa e in Asia cibi scaduti per contrastare l’emergenza fame, perché non dovremmo servircene anche noi? Il tema è caldo, le risposte difficili. Vale pena di stare attenti alle decisioni che verranno prese e regolarsi di conseguenza. (la Repubblica, Corriere della Sera)

Cristiana Cassé
19 maggio 2104

Photo credit: © Zero Creatives/Corbis

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