Carnevale è una festa autentica, golosa, disordinata e territoriale. Che sfugge alla globalizzazione
Sarà capitato anche a voi di mascherarvi per Carnevale: smettere i panni quotidiani per indossarne altri, nuovi, che sovvertissero le regole della quotidianità. Tra i miei travestimenti, uno è stato così deflagrante da diventare un’icona familiare e surclassare ogni principessa dell’infanzia o alieno della prima giovinezza. Già mamma di due bambini, ero invitata con la mia famiglia a una festa da sconosciuti ospiti veneti. Per giorni ho sistemato collant, allungato guanti neri e adattato stivali e maglie rosse per trasformarci tutti e quattro nella versione nostrana degli Incredibili, amatissimi supereroi dei cartoni animati, con tanto di simboli gialli cuciti sul petto.
È bastato varcare l’ingresso della villa palladiana per capire che la nostra presenza lì era frutto di un equivoco: l’eco delle sale affrescate rimandava fruscii di sete e tintinnii di cristalli. I nostri travestimenti casalinghi (avevamo persino un bambolotto nel ruolo del piccolo Jack Jack) erano orgogliosamente fuori posto in quella folla di impeccabili maschere veneziane. Eppure, nell’imbarazzo del ricordo, riconosco in quell’insolita versione di noi la vera essenza del Carnevale. Un momento di deliberata anarchia in cui la misura cede il passo al gioco. Una festa spontanea, sregolata e irriverente: un po’ come la sua cucina, fatta di grasso che cola, farina sui vestiti e zucchero sul naso. Disordinata come le chiacchiere, che al primo morso esplodono in mille frammenti rendendo impossibile addentarle senza sporcare. E unta come le fritole veneziane, che vanno mangiate con le mani, altrimenti si dice che non siano buone.
Battaglia delle arance, Carnevale di Ivrea La tradizionale scompostezza del Carnevale fa il paio con il suo particolarismo. A Ivrea ci si scalda con i fagioli grassi e si combatte a colpi di arance; a Milano il rito ambrosiano allunga la follia di quattro giorni banchettando con i tortelli; in Sardegna si tramandano celebrazioni ancestrali tra pelli di pecora e campanacci.
Sotto ogni latitudine, a furia di svestirsi e rivestirsi, il Carnevale sfugge all’omologazione e alla globalizzazione che ha contaminato tante altre occasioni. Territoriale e irripetibile, è cultura autentica, impermeabile alla modernità. Sa di dolci fritti e di costumi cuciti a mano. Ed è da vivere con gioia. Esagerata.
Livia Fagetti,
febbraio 2026
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti