Viaggio tra mance, coperto e rigore nipponico
Prendo solo pane e coperto: è la battuta di un amico davanti a quella cifra aggiuntiva che abita molti dei nostri menu e che, a volte, da sola, basterebbe a placare parte dei borbottii di stomaco. Lo stupore del mio sodale non è nulla a fronte di quello dei turisti stranieri che, una volta approdati in una delle nostre trattorie tradizionali e decifrate più o meno facilmente le portate, arrivano a questa voce che nessuna app di traduzione riesce a rendere comprensibile.
Perché il coperto è un uso quasi esclusivamente italiano, e, secondo molti studiosi, risale addirittura al Medioevo. All'epoca, taverne e locande offrivano rifugio ai viandanti e contadini che spesso portavano con sé le proprie vivande: l'oste chiedeva quindi un piccolo extra per l'uso dello spazio, del focolare e delle stoviglie: per stare al coperto. L'abitudine di far pagare una cifra aggiuntiva è sopravvissuta ai secoli e oggi è ancora in uso in molti ristoranti nostrani come contributo per pane, tovaglie e posate. Ma questa spiegazione a volte non basta a sedare stupori e polemiche nel parterre dei nostri avventori soprattutto in quello straniero.
Hanno comunque poco da lamentarsi gli americani, per i quali la mancia non è un optional ma un obbligo morale che viaggia ormai tra il 18 e il 25 per cento del conto, e rappresenta la fetta più importante dello stipendio dei camerieri. D'altra parte la gratifica, anche se non imposta per legge, è un'usanza diffusa in molti paesi del mondo, come Canada e Regno Unito. Altrove si viaggia tra vecchi retaggi e strane abitudini: come a Burlington nel Vermont, dove la frustrazione dei camerieri verso i turisti del vicino Québec canadese ha persino generato una leggenda metropolitana da retrobottega: la cosiddetta “tassa Queeb”, un modo di dire gergale per descrivere l'aggiunta forzata del servizio ai clienti francofoni, poco inclini alle mance generose. Tutt'altra disposizione d'animo quella dei giapponesi, che l'obolo non solo non lo pretendono, ma lo ritengono un insulto alla professionalità. D'altra parte, paese che vai, ristorante che trovi. E noi al nostro paese, ai nostri ristoranti e usanze ci siamo affezionati. Almeno io, che il coperto lo pago in silenzio e la mancia, se il cameriere è attento e gentile, la do volentieri.
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti
Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti