Prato una città che ha stoffa

Prato una città che ha stoffa

Fiore all’occhiello dell’industria tessile italiana, ci sorprende per le incredibili bellezze architettoniche e l’antica tradizione gastronomica

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Cattedrale di Prato (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis) Cattedrale di Prato (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis)
Cattedrale di Prato (Foto © Atlantide Phototravel /Corbis)
Villa Medici a Poggio a Caiano (Foto © Massimo Listri /Corbis) Villa Medici a Poggio a Caiano (Foto © Massimo Listri /Corbis)
Villa Medici a Poggio a Caiano (Foto © Massimo Listri /Corbis)
Villa di Artimino (Foto © Massimo Listri /Corbis) Villa di Artimino (Foto © Massimo Listri /Corbis)
Villa di Artimino (Foto © Massimo Listri /Corbis)

Città dinamica, che ha sempre vissuto di attività manifatturiera e industriale, da sempre all’ombra di Firenze, Prato si rivela una destinazione importante, capace di grandi suggestioni. Un centro storico con monumenti spettacolari, un’anima moderna segnata da stupefacenti sculture e splendidi musei, una dedizione secolare all’arte della tessitoria: le stoffe di Prato, eccellenza e orgoglio nazionale, sfilano sulle passerelle d’alta moda di tutto il mondo. Non è poco.

54126Ma ciò che colpisce immediatamente entrando in città è il profumo: quella meravigliosa fragranza che si sprigiona il mattino quando nei forni cuociono i cantucci alle mandorle, diventati celebri grazie ad Antonio Mattei, che aprì la sua bottega nel 1858 e fu premiato all’Exposition Universelle di Parigi del 1867. La via Ricasoli, dove si trova il negozio che porta il suo nome, insieme alla via Mazzoni, sono le mete ideali per lo shopping, fatte di una singolare alternanza tra eleganti boutique e sartorie familiari.

Dal centro storico ai musei

In piazza del Duomo colpisce la meravigliosa facciata bicolore in marmo bianco e verde della Cattedrale romanico-gotica di Santo Stefano, rinomata per il pulpito realizzato da Donatello e Michelozzo. Da qui, seguendo in senso orario una sorta di anello, si incontrano il capolavoro rinascimentale della basilica di Santa Maria delle Carceri, voluta da Lorenzo il Magnifico, e lo spettacolare Castello dell’Imperatore, fortino svevo fatto costruire nel 1200 da Federico II. Da non perdere anche la vicina chiesa di San Francesco in laterizi (XIII secolo), gioiello cittadino che custodisce la tomba di Francesco Datini: mercante tessile e filantropo vissuto nel XIV che, con le sue botteghe sparse in tutta Europa, allargò i confini della tradizione pratese e in punto di morte lasciò i suoi immensi averi ai poveri.

Tra le viuzze del centro, valgono una sosta la Pasticceria Nuovo Mondo di Paolo Sacchetti, dove si gustano le “peschine” più buone della città (premiate dall’Accademia pasticceri italiani nel 2011), e la Pasticceria Mannori: il proprietario, maestro cioccolatiere, nel 1887 ha trasformato la latteria dei genitori in un tempio per golosi e dal 1997 detiene il primo posto al Campionato mondiale di Lione. A sud del centro, il Museo del Tessuto emoziona i visitatori raccontando, tra telai, stoffe e installazioni multimediali, una storia appassionante iniziata nel 1200. Nei pressi della zona industriale, ecco il Centro d’Arte Contemporanea Pecci, polmone culturale di amplissimo respiro che accoglie i maggiori esponenti dell’arte internazionale, oltre a vantare una ricca biblioteca e un teatro all’aperto.

Fuori porta: le ville medicee

54128Sul territorio pratese, un tempo molto frequentato dai Granduchi, sono di grande fascino le due magioni medicee: una ad Artimino, dove si possono visitare anche il Museo archeologico etrusco e le tombe etrusche di Comeana, e l’altra a Poggio a Caiano, sede del Museo della natura morta, una delle più importanti collezioni europee di cui fanno parte 200 dipinti raccolti dalla famiglia Medici. Nei pressi, alla fattoria di Capezzana, si degusta l’ottimo Carmignano, uno dei vini più antichi d’Italia.

Una cucina schietta e originale

La tavola pratese, pur essendo toscana nell’anima, presenta degli elementi insoliti che la rendono davvero unica. Da provare il pan molle, le zuppe, i ravioli (di patate o cavolo nero), il piccione con i cardi, il baccalà con la polenta di castagne e il tradizionale sedano ripieno, tra i pochi piatti nazionali in cui è valorizzato questo ortaggio. Dulcis in fundo, il castagnaccio salato e la medievale torta Ginevra (una sorta di panforte). Per acquisti gourmand e piccoli cadeaux, sono eccellenti la mortadella (simile a un salame), oggi presidio Slow Food, la bozza, un millenario pane senza sale, gli oli pluripremiati di Carmignano e della Val Bisenzio e naturalmente... i cantucci.

a cura di Cristiana Cassé, testi di Ornella d’Alessio, foto e realizzazione dei piatti di Ilva Beretta. Si ringrazia la Provincia di Prato per la collaborazione

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