Seguici su Facebook Seguici su Instagram
News ed EventiCultura del ciboOlio extravergine: cosa significa se è Dop o Igp

Olio extravergine: cosa significa se è Dop o Igp

Come le certificazioni territoriali dell'extravergine tutelano l'origine, garantiscono la qualità in etichetta e valorizzano le produzioni

Condividi

La Denominazione di Origine Protetta e l’Indicazione Geografica Protetta sono due certificazioni che attestano, in misura diversa, il legame dell’olio con il territorio e aiutano a orientarsi nella scelta. Scopritelo insieme a noi.

Olio extravergine di oliva e territorio

Per tutti i prodotti agroalimentari – vino incluso, con il sistema di Doc, Docg e Igt - le certificazioni che, dal 1992, ne sanciscono il legame con il territorio sono importanti garanzie di provenienza e di qualità.

L’olio extravergine d’oliva non fa eccezione. Anzi, Dop e Igp sono l'unico strumento per attestare il legame dell'olio con il territorio e dare al consumatore delle indicazioni comprensibili sulla provenienza geografica e, almeno in parte, alla sua qualità.

Il primato italiano: 50 indicazioni geografiche

Attualmente la Penisola conta 50 Indicazioni geografiche relative all’olio extravergine d’oliva (di cui alcune divise in più sottozone territoriali), contando 42 DOP e 8 IGP: un primato netto all’interno dell’Unione Europa e nel mondo, che testimonia la grande diversità dell’olio italiano, per numero di varietà autoctone e per diffusione della tradizione olearia in quasi ogni regione.
Secondo la normativa, per essere certificato Dop o Igp un olio d’oliva extravergine deve superare l’analisi chimica nel rispetto di parametri restrittivi ma anche l’esame sensoriale di un panel ufficiale di esperti assaggiatori, che ne determini la qualità e la tipicità. Tutto il processo è comunque portato avanti da un ente certificatore terzo, estraneo al Consorzio di Tutela e imparziale.

Le Dop dell’olio extravergine in Italia

tante olive sparse

Ma cosa vuol dire che un olio è Dop? Questa certificazione attesta lo stretto legame del prodotto con il territorio in cui nasce, poiché per ottenerla bisogna dimostrare che tutte le fasi della produzione – dalla coltivazione e raccolta delle olive fino al confezionamento – avvengano all'interno dei confini geografici stabiliti dal rispettivo disciplinare di produzione. Per ogni denominazione, sono previste anche le varietà di olive utilizzabili, oltre che le tecniche di raccolta, i tempi massimi prima della molitura e i metodi di estrazione ammessi (che contemplano solo procedimenti meccanici, come per tutto l’extravergine).

Ecco perché acquistare un olio extravergine Dop dovrebbe essere una garanzia di qualità: il condizionale dipende dal fatto che a volte (pur se raramente) i difetti nascono dopo il confezionamento, per problemi di stoccaggio. Trovate qui un approfondimento su come si produce l'olio extravergine di oliva.

Le Igp, una realtà in crescita

Se per lungo tempo l’unica Igp dell’extravergine italiano è stata quella toscana (Igp Toscano), nel corso dell’ultimo decennio o poco più il numero di Indicazioni Geografiche Protette è salito a 8, annoverandone altri.

  • Olio di Calabria
  • Sicilia
  • Marche
  • Campania
  • Puglia 
  • Olio Lucano
  • Olio di Roma 

Tranne che in quest’ultimo caso, che comprende comunque ampie parti del territorio laziale, si tratta di menzioni regionali: l’Igp ha infatti vincoli territoriali molto meno rigidi rispetto alla Dop, a cominciare dal fatto che basta che almeno una delle fasi di lavorazione avvenga nell'area (anche se diversi disciplinari regionali sono più stringenti e indicano varietà autoctone e origine delle olive).

Perché non tutto l'olio italiano è certificato? Sfide e costi

Se, infatti, le Dop e Igp dell’olio esistenti in Italia sono particolarmente numerose, non si assiste a una crescita altrettanto importante degli effettivi volumi di prodotto certificato, soprattutto per le Dop. Questo dipende dal fatto che certificare oliveti e oli comporta costi notevoli, e i tempi di verifica e attribuzione dei bollini da apporre in etichetta – determinati a livello comunitario con precise regole grafiche – a volte sono molto lunghi. Sono diverse le istanze affinché si rafforzi l’integrazione tra produzione agricola, trasformazione e sistemi di certificazione, per rendere Dop e Igp sempre più strumenti realmente efficaci di crescita economica e non solo marchi geografici registrati.

Luciana Squadrilli 
Foto apertura Canva

Iscriviti alla newsletter di sale&pepe

Iscriviti ora!

Abbina il tuo piatto a