La Ribolla di Oslavia: il vitigno che abitava il confine

La Ribolla di Oslavia: il vitigno che abitava il confine

Ad Oslavia, là dove la mano friulana stringe quella slovena, vive un’uva carica di storia e di carattere. Degna di una connotazione quasi antropologica, oggi quest’uva richiede una denominazione tutta sua.

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Erano gli anni che seguivano il 1918. Erano gli anni della ricostruzione, quelli in cui i civili facevano ritorno nella cittadina di Oslavia e si trovavano di fronte alla desolazione di un paese annullato dalla Prima Guerra Mondiale. Erano gli anni che vedevano uomini e donne ricominciare e celebrare la fine della guerra con una impressionante dedizione alla vita.

167562Erano gli anni in cui si scavava fra le macerie. Lì, sotto i calcinacci e i ricordi di un paese che fu, facevano capolino timidi e forti tralci di Ribolla; sofferenti ma ancora vivi, dopo aver assistito agli scenari peggiori dell’umanità. Vennero utilizzati per realizzare gli innesti e far sì che la vita – della pianta e dell’uomo -riprendesse.

Un vitigno difficile, duro, austero, deciso, che pare aver assorbito ogni sillaba di storia e averla fatta propria nell’espressione della sua identità. La Ribolla non è semplicemente una pianta o una varietà di uva: la sua familiarità tenera e simbiotica con le persone e con il territorio la rende parte integrante di Oslavia stessa. Appare come una varietà a bacca bianca, ma chi la conosce e la lavora da generazioni sa benissimo che la sua indole è quella di un rosso. Lo è il suo carattere, lo sono l’impronta e il timbro; lo è il suo apporto tannico, lo è la struttura e lo è anche la composizione del vinacciolo.

Tutto di lei – “lei”, perché, come i produttori locali tengono molto a sottolineare, la Ribolla “è femmina” – ha la stoffa del rosso. È un vitigno ricco, che necessita di terreni poveri. Dà il meglio di sé sulla sommità delle colline e con la migliore esposizione, pur essendo una varietà definibile a buon diritto “introversa”. E poi, la buccia.

Quello scrigno prezioso dove lei, la Ribolla, cela il misterioso fascino della sua identità. Ha bisogno di esprimersi, come tutti coloro che hanno complesse e lunghe storie da raccontare. E ha bisogno che la si lasci parlare, attraverso quella pratica delle macerazioni che anni addietro rappresentavano la quotidianità delle vinificazioni locali non solo per i vini rossi. Dopo la pressatura dei grappoli, infatti, anche per la bacca bianca le vinacce venivano lasciate a contatto con il mosto in fermentazione, così che fosse trasferita ad esso tutta la carica del loro corredo polifenolico. Per anni tale pratica fu accantonata, in nome delle vinificazioni convenzionali che rispettassero i criteri dei disciplinari e rispondessero alle richieste di un mercato in cerca di vini bianchi o rossi.

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Tempo dopo, Stanko Radikon e Josko Gravner decisero di ridare espressione alla loro Ribolla: la Ribolla macerata, la Ribolla di Oslavia. Ben presto si accorsero tutti che tale vino sfuggiva ai canoni, alle categorie ed alle aspettative di ogni genere. Non è un bianco, ma non è nemmeno un rosso. La sua impronta sapida minerale ha la finezza di un bianco, eppure la sua struttura e lo spessore gustativo lo rendono abbinabile a piatti di carne e ai formaggi.

La Ribolla di Oslavia è un Orange Wine, figlia della stratificazione minerale del terreno di Oslavia - la ponca - e animata da un carattere tutto suo. Non esistono ricette o manuali per la sua vinificazione. Esiste l’impronta dell’annata, che determina tempo di vendemmia e durata delle macerazioni, ed esiste l’intersezione di questo vitigno con la sensibilità dell’uomo.

167568Oggi la Ribolla di Oslavia si trova ad un punto di svolta decisivo per il riconoscimento della sua identità agli occhi del mondo. I sei produttori che compongono l’Associazione della Ribolla di Oslavia – Dario Princic, Fiegl, Il Carpino, La Castellada, Primosic, Radikon – hanno firmato la proposta di Disciplinare di produzione della Ribolla di Oslavia, per presentarlo ufficialmente al Consorzio di Tutela Vini del Collio. La stampa rimane in attesa di un responso, così come i produttori.

Intanto la Ribolla è lì, forse in attesa anche lei, con la compostezza e la forza di sempre.

Sofia Landoni
novembre 2018 

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