Più frutta ‘vera’ nelle bibite italiane

Più frutta 'vera' nelle bibite italiane

Più ‘sostanza’ nelle bibite al gusto d’agrumi, ma per ora solo in quelle prodotte in Italia. Questo il provvedimento che il parlamento ha appena approvato in via definitiva e che ha fatto indignare le imprese e le associazioni di settore.

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Gli italiani consumano sempre meno frutta, con crescenti danni per la salute. In compenso consumano ampiamente bevande gassate e zuccherate “al gusto d’arancia”. La legge attuale permette di vendere bibite e succhi colorati “a base d’agrumi” quando il contenuto di succo d’agrumi vero e proprio è anche soltanto del 12%. In sostanza si pensa di bere succo d'arancia ma in realtà si beve acqua colorata e aromatizzata.

Secondo i dati di Coldiretti, ogni punto percentuale di succo d'arancia in più rispetto al 12% corrisponderebbe in Italia all'utilizzo di 25 milioni di chili in più d’arance (pari a 560 ettari di agrumeti), praticamente i 23 milioni di italiani che consumano bibite gassate, consumerebbero all’anno 200 milioni di chili di arance in più (50 mila chili di vitamina C).

Sono queste le motivazioni che hanno portato all’approvazione della norma legislativa che prevede per le bevande Made in Italy un contenuto di succo di frutta o equivalente quantità di succo concentrato o liofilizzato non inferiore al 20%.

Una decisione che - sostiene la Coldiretti - concorre a migliorare concretamente la qualità dell'alimentazione e a ridurre le spese sanitarie dovute alle malattie connesse all'obesità in forte aumento. Si cambia una norma che permette di vendere l’acqua come fosse succo sulla base di una legge del 1961. Si dice basta alle aranciate senza arance che ingannano i consumatori e che stanno facendo sparire il frutteto italiano, con gravi perdite economiche e occupazionali.

Ma allora perché le imprese e le associazioni di settore sono insorte definendo assurdo e perverso questo provvedimento?
Il problema sta nel fatto che chi produce aranciate in Italia dovrà seguire standard diversi da chi le produce negli altri Paesi e le vende sul nostro territorio nazionale (differenza dovuta ad un’indicazione specifica del Parlamento Europeo), con il rischio di favorire gli stranieri penalizzando la competitività italiana e mettendo così a rischio migliaia di posti di lavoro.

Rimane il fatto che in tutt’Europa fra un anno, cioè quando entrerà in vigore la norma, comprando bibite a base d’agrumi prodotte in Italia, avremo la garanzia di non bere solo acqua colorata ma qualcosa di più.

Silvia Viganò
22 ottobre 2014

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