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La Monacone, il mistero della pizza di Capri

Sul numero di luglio di Sale&Pepe, l’editoriale del Direttore Laura Maragliano

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La monacone, un'antica specialità isolana, ha una storia travagliata, a cominciare dal nome. Napoli, estate 1970 o forse ‘71. Ricordo un gran caldo, il sole a picco e venditori di cocomeri che spuntavano come funghi. Sugli spalti della piscina Scandone, gremiti di ragazzi, il tifo era acceso: c’erano i campionati nazionali studenteschi di nuoto e gareggiava anche la squadra allenata da mio padre, io ero una semplice mascotte. Arrivò la vittoria, voluta ma anche inaspettata, e per premio mio padre promise una gita a Capri il giorno dopo. Sportivamente il collega Esposito, lo ricordo ancora azzimato in un outfit total white, suggerì: “A Mariglià, dai retta a me, quando arrivi sull’isola porta i ragazzi a mangiare la pizza Monacone, è una bontà”. Aliscafo, mare, sole, Capri e voglia di divertirsi, ma nella pizzeria scelta la Monacone nella lista non c’era e tutti ce ne dimenticammo. In realtà difficilmente avremmo potuto trovarla, perché pizza nel senso comune del termine non è, bensì una ricca torta salata che raramente è stata proposta dai locali capresi.

Dove trovarla
L’ultimo a tirarla fuori dall’oblio è stato Gennaro Esposito durante la consulenza, dal 2013 al 2018, per la startup del ristorante Mammà a Capri, ma oggi in carta non c’è già più. A proporla ai clienti sul finire degli anni ’60 sembra sia stato un cuoco del ristorante Da Luigi che inventò (forse) la pizza Monacone usando un po’ la fantasia e un po’ la teoria del recupero, il risultato fu una preparazione ricca, compresa di polpettine di carne e melanzane fritte. La verità però potrebbe essere anche un’altra. Claudio Novelli, autore del delizioso libretto Giallaranci mitili impazziti di luce (Edizioni la Conchiglia 2004) ripercorre la storia culturale dell’isola nel Novecento, ricca di personaggi illustri che visitarono Capri o vi soggiornarono, lasciando anche testimonianze legate alla cucina caprese.

187751Una ricetta antichissima
Così torna a galla un’antica ricetta dell’800 di origine contadina, la ciaccona, che racchiude tra due dischi di pasta da pane un ripieno di peperoni soffritti e mescolati a uova, basilico e pecorino. Secondo il libro, il patron di Torre Saracena, locale aperto nel 1906, rispolverò il piatto inserendolo tra le sue specialità ma gli diede una forma irregolare e più alta della versione classica, perché assomigliasse allo scoglio del Monacone che non si vede dalla baia dove sorgeva (e sorge tuttora) il suo locale. Lo scoglio fu per molto tempo noto agli abitanti dell’isola perché dimora della foca monaca del Mediterraneo, il cui ultimo esemplare fu ucciso nel 1904 a Palazzo a mare. La ciaccona fu ancora modificata dal nipote, erede del ristorante, che l’arricchì con melanzane e polpettine e la chiamò prima pizza Domenicone in ricordo del nonno, poi divenne Menicone, e infine Monacone. In onore del meno noto dei faraglioni? Chi lo sa. Rimane il mistero, come il vero nome dell’inventore. A Capri non sono più tornata, la famosa pizza non l’ho mai assaggiata ma la curiosità di rivedere la piscina Scandone me la sono tolta due anni fa. Non l’ho riconosciuta. Poco dopo i campionati cadde in abbandono e venne ristrutturata nel 1983.





Laura Maragliano
su Sale&Pepe di luglio 2021



Pubblicato il 23/06/2021

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