Il prosecco batte la crisi

Il prosecco batte la crisi

Aumentano le vendite in Italia. E all’estero si fa strada su mercati tradizionalmente difficili come quelli dell’Europa settentrionale e degli Stati Uniti

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La crisi non riesce a battere il prosecco. È quanto emerge dall'anticipazione del nuovo "Rapporto" preparato dal Centro studi del "Distretto del Conegliano Valdobbiadene", in pubblicazione il prossimo 13 dicembre.

Nel 2013, il Prosecco Superiore prodotto in questa zona ha visto salire il giro d'affari fino a 327,2 milioni di euro, con un incremento del 6,6% sull'anno precedente. Un trend incoraggiante perché è frutto di un aumento delle vendite sia sul mercato italiano sia su quello straniero. Ma anche perché viene da lontano: dal 2003 al 2013, il Conegliano Valdobbiadene ha fatto segnare un aumento del volume di vendite del 72%.

Questo risultato premia la qualità del lavoro 170 cantine e oltre 3.000 viticultori e scelte strategiche come quella di dare al vino un nome che lo legasse all'area in cui nasce (oggi candidata a Patrimonio Unesco) e alla sua antica tradizione spumantistica.

Così si spiegano i numeri in controtendenza rispetto all'andamento dei tanti prodotti di qualità che patiscono la crisi. E sono numeri di tutto rispetto. Basta pensare al 10,5% di aumento nel volume delle vendite dell'ultimo anno, per una crescita dell'11,4% nei ricavi. Un dato che si spalma sui diversi segmenti del mercato: dalle enoteche (+8,9%), alla grande distribuzione (+17,4%) fino ai grossisti (+14,8%).

Ma ciò che lascia intravedere margini di ulteriore crescita è l'andamento del mercato estero (che assorbe il 42% dell'intera produzione), dove la promozione del Conegliano Valdobbiadene è passata attraverso seminari, workshop, eventi tenuti in questi anni in Europa, Stati Uniti e Asia.

Accanto ai Paesi che consumano tradizionalmente il prosecco, come la Germania (che importa spumante Docg per 29,6 milioni di euro) e la Svizzera (importazioni per 28,8 milioni di euro), si nota una forte ascesa degli Stati Uniti. Da segnalare, inoltre, il vero e proprio boom di mercati fino a ora quasi impenetrabili come quello dei Paesi scandinavi e di quelli baltici, dove, nel giro di pochissimi anni, le importazioni di prosecco sono quasi raddoppiate.

Alessandro Gnocchi
31 ottobre 2014

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