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News ed EventiEventi4 luglio: festeggiare l'Independence Day in stile New York

4 luglio: festeggiare l'Independence Day in stile New York

In occasione dell'Independence Day, ecco un viaggio nella cucina newyorkese. Tra Surf and Turf, cheesecake e cocktail iconici, un'autentica esperienza a stelle e strisce

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Negli Stati Uniti il 4 luglio si celebra l’Independence Day, la giornata in cui nel 1776 venne approvata la Dichiarazione d’indipendenza. La festa americana è un tripudio di bianco, rosso e blu, fuochi d’artificio, parate ed eventi. Quest’anno, in più, ricorre il trentennale di Independence Day, il film culto del 1996 con Will Smith, capace di segnare un’epoca e conquistare il botteghino.

Il rituale a stelle e strisce in Italia può diventare l'occasione per nuove scoperte gastronomiche. Se a Roma, per esempio, la ricorrenza si festeggia con un grande evento il 2 luglio a Villa Taverna, a Milano al Rivington, il ristorante dell'Hotel Hyatt Centric Milan Centrale, si gusta cucina newyorkese comodamente seduti ai tavoli di una terrazza al quarto piano in zona Stazione, immersi in un'atmosfera metropolitana che richiama perfettamente lo stile della Grande Mela.

I sapori di New York

La materia prima negli Stati Uniti non manca, soprattutto la carne di manzo, che è di alta qualità. Ma la cucina newyorkese non si esaurisce in hamburger, bistecche e hot dog, anche se questi, conditi con senape e ketchup, restano un classico da strada, come quelli venduti dal famoso ambulante di Central Park.

In fatto di food (ma non solo) New York guarda a Est. A partire dal pastrami la carne di manzo speziata e affumicata, oggi protagonista di uno dei panini più iconici della città, ma di fatto importato a Manhattan dalla comunità ebraica rumena (vi raccontiamo qui la storia delle sue origini). Per il 4 luglio, il Rivington lo propone preparato con black Angus e servito in un pan brioche con cetriolini sott'aceto e salsa barbecue affumicata, in perfetto Manhattan style.

E poi c'è la pizza: nella Grande Mela è sottile, croccante, generosamente condita con salsa di pomodoro, mozzarella e spezie, cugina, ma non sorella, di quella italiana, che si mangia rigorosamente per strada, con le mani. Se invece siete fan del pane newyorkese, ecco qui un ricordo delle tante varianti locali.

Il melting pot del gusto che attinge all'Europa

Tra i piatti simbolo della città c'è il New York strip: ("un controfiletto da 300 grammi di Angus irlandese che subisce prima una leggera scottata a 300 gradi, poi una cottura per una decina di minuti nel forno a legna", spiegano dal Rivington"). Un altro piatto che a New York va per la maggiore è il Surf and Turf. "Cioè Angus abbinato a una coda d'astice cotta al vapore, arricchito da salse e da una bisque con sedano, cipolla e basilico", ci raccontano.

E per contorno? Il grande must è la patata dolce americana, cotta al forno con le sue spezie e servita tenera all'interno.

In totale coerenza con lo spirito di contaminazione che anima la cucina newyorkese, il menu del Rivington prevede un Ribs and Berry risotto, Carnaroli abbinato alle amate costolette e a un gel ai mirtilli: un piatto ispirato alle proposte del Marea, iconico locale newyorkese, "che con il King e The Crown, è una delle nostre fonti", spiega il direttore Matteo Rube insieme allo chef Emiliano Nelaj, a capo della brigata di cucina. "Con prezzi europei, però", tiene a precisare.

E per finire: cheesecake e cocktail

Il dolce emblema della città è, pleonasticamente, la New York Cheesecake. "Cotta in forno per 45 minuti con Philadelphia, una punta di mascarpone e una base di biscotto al burro: deve essere un’onda morbida”, dicono al Rivington. Irresistibile per noi di Sale&Pepe che ve la proponiamo in questa ricetta.

Per il beverage il bar manager Dennis Julian Mattos, ispirandosi al lavoro del bartender americano Chris Lowder, ha creato drink su misura come il Magnanita, una rivisitazione del Negroni, da scegliere in alternativa a un immancabile Manhattan.

Così chi come noi soffre di "mal di New York", potrà placarlo, almeno un po', il 4 luglio (ma non solo) a due passi dalla Stazione, in pieno centro a Milano. 

Francesco Velluzzi
Francesco Velluzzi

Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore

Francesco Velluzzi, per quasi tutti Bibi, è nato a Cagliari nel 1966. A Milano dal 1992 per scrivere di basket, dal 1997 è alla Gazzetta dello Sport ma ha scritto e lavorato anche per Corriere della Sera, Radio Rai e Rtl 102,5. Giornalista per passione, si occupa tanto di calcio, ma per non vivere di solo pallone, adora imparare con il food! Ama – da buon sardo – il maialetto arrosto, ma pure il ragù, il polpo e la zuppa inglese. Ha scritto anche due libri: “Mio marito è un calciatore” edito Sonzogno e “I peccati di gola dei campioni” per Trenta Editore

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