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News ed EventiNewsElogio del "poco ma buono"

Elogio del "poco ma buono"

Riscopriamo il legame ancestrale tra cibo, emozioni ed evoluzione. Un invito a ritrovare il giusto piacere di stare a tavola, oltre l'abbondanza

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Mio nonno, da bambino, mangiava polenta e Pica sù. Nel piatto una morbida nuvola gialla e fumante; nel mezzo del tavolo una sola aringa (la renga) su cui insaporire ogni boccone, sfregandolo con pazienza per rubarne il sapore. Apparteneva ancora a un'era lunga secoli, dominata dal timore costante del piatto vuoto e dalla fatica per riempirlo. Ed è in quella dimensione che certo è nata la connessione indissolubile tra cibo ed emozioni: il legame ancestrale con la vita.

James Watson, lo scienziato che ha contribuito a decifrare la struttura del DNA, osservava che la felicità ha radici biologiche: mangiare o stare al sole ci regala benessere perché il corpo ci premia quando ci prendiamo cura della nostra sopravvivenza. Il piacere, in fondo, è una ricompensa evolutiva.

Eppure, almeno in alcune parti del globo, l'orizzonte è mutato: nel giro di pochi decenni, l'aringa da centellinare, le zuppe di pane raffermo o quel pugno di legumi hanno ceduto il passo a scaffali infiniti, frigoriferi colmi, delivery h24... La fame che abbiamo vinto non è così lontana nel tempo (e non c'è bisogno di arrivare a mio nonno) e nello spazio (come ci raccontano dal Refettorio Ambrosiano di Milano a pagina 112 del numero di giugno), ma forse abbiamo perso la misura.

Per dirla con lo storico Massimo Montanari, ci muoviamo nel mondo dell'abbondanza con "un'attrezzatura mentale programmata per la carestia", aggiungerei oscillando tra l'abbuffata e la privazione, tra desiderio e controllo. "Ha un aspetto troppo magro e affamato", faceva dire Shakespeare a Cesare, riferendosi a Cassio, austero e incapace di abbandonarsi al piacere.

La sfida oggi è rinnovare lo stupore nel poco e nel buono, piuttosto che nel troppo, consapevoli che ogni piatto pieno è un privilegio di cui godere. La felicità, allora, potrebbe stare proprio lì: abitare ogni pranzo come un momento speciale, un rito saggio che dà al corpo e al palato quello che fa stare bene, con gusto e grata leggerezza. È l'invito che vi facciamo tra le pagine del numero di giugno: scegliere – e forse la chiave è proprio qui – sapori veri e idee da condividere, per riscoprire, giorno dopo giorno, il giusto piacere di stare a tavola.

Il numero di giugno di Sale&Pepe

Livia Fagetti,
giugno 2026

Livia Fagetti
Livia Fagetti

Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti

Direttrice di Sale&Pepe da aprile 2025, ama l’arte, la lettura e i viaggi almeno quanto adora riunire nella sua casa la famiglia e gli amici, offrendo loro cose buone preparate con cura e allestite con gusto. Cuoca creativa e giornalista curiosa, “mette in tavola” da 25 anni anche le pagine del magazine scegliendo insieme alla redazione le ricette migliori, gli itinerari più affascinanti, le storie del cibo più interessanti da raccontare e i tanti contenuti che animano il giornale e il sito. Golosa di novità, il menu che la rispecchia è confortevole, appetitoso e ha – sempre – quel pizzico di sale e pepe in più che fa la differenza. In cucina come in edicola. @liviafagetti

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