Sono da più di 100 anni il simbolo gastronomico della nota cittadina rivierasca. Una specialità che ha conquistato palati illustri, nata in seno alla storica pasticceria Balzola, che nei giorni di festa arriva a sfornarne fino a 155 chili al giorno
Alassio conquista con un Bacio. Non di quelli furtivi, rubati all’ombra del celebre Muretto, ma con quel piccolo capolavoro di pasticceria che rilascia le medesime endorfine del più universale gesto d’amore. Celebrati da poeti, immortalati dal cinema, apprezzati da papi e presidenti, i Baci di Alassio sono da oltre un secolo i golosi ambasciatori della perla del Ponente ligure, nati quando il borgo era tra le mete di villeggiatura più glamour della Belle Époque e richiamava tra il mare e i suoi giardini all’inglese una moltitudine di aristocratici, artisti, intellettuali.
Fu per deliziare il palato di questa eccentrica colonia cosmopolita che nel 1919 Rinaldo Balzola - figlio del fondatore dell’omonimo caffè lungo il budello, poi capo pasticcere alla corte dei Savoia - brevettò un pasticcino destinato a fare storia. Due morbidi gusci alla nocciola uniti da una ricca, vellutata crema di cioccolato e panna fresca. Pubblicizzati in principio come dolcetti energetici, ideali per la vita di mare, furono nobilitati da Gabriele d’Annunzio che li definì «dolci della galanteria». E ne decretò il successo romantico-papillare.
Nelle loro eleganti confezioni vintage, i Baci tappezzavano le vetrine di Balzola, piccolo Florian per gli interni in Settecento veneziano, culla del primo caffè concerto d’Italia e di nuove abitudini per la Riviera come l’Aperitivo Balzola (infusione di erbe e cortecce liguri con scorze d’arance dolci e amare), servito tuttora secondo la ricetta originale. Tra musica, cocktail e riti da dolce vita la fama dei Baci si diffuse a macchia d’olio, fino a scatenare una disputa legale nientemeno che con Perugina. Il colosso umbro fece causa per i diritti sul nome, ma la perse; il brevetto della bottega familiare risultò, infatti, precedente.
Lontanissimi dai Baci Perugina, quelli di Alassio sono una rivisitazione dei baci di dama piemontesi. Differenze? L’ingrediente principe, nocciole al posto di mandorle; la consistenza, trionfo di morbidezza per il miele nell’impasto; le dimensioni, leggermente maggiori per prolungare il piacere di questo divin boccone da assaporare a fior di labbra.
@EmersonFortunato Se i Baci storici sono quelli di Balzola - che d’estate e nelle festività arriva a sfornarne 155 chili al giorno - ad Alassio non c’è pasticceria o panetteria (da Cacciamani a San Francesco) che non vanti una propria produzione, rigorosamente artigianale. E pure nelle gelaterie non manca mai il gusto al Bacio di Alassio. Amatissimi da Adriano Celentano, che li scoprì a inizio carriera proprio in un’esibizione da Balzola; comparsi nel film Inkheart - La leggenda di cuore d’inchiostro, girato tra Alassio e Laigueglia con Brendan Fraser e Helen Mirren; prediletti dal presidente savonese Sandro Pertini, i Baci sono arrivati fino in Vaticano. Il parroco di Alassio - racconta Carlo Maria Balzola - li portò in dono a Benedetto XVI e Francesco. Un peccato di gola cui hanno ceduto anche i papi.
Nota giornalista genovese e storica dell’arte, è anche autrice di saggi e libri di viaggio. Curatrice di mostre e monografie sull’arte contemporanea, ha firmato successi editoriali come Manifesti (2003), lo studio iconografico Il vello dipinto (2016) e la celebre collana Vale un Viaggio (2016-2022), dedicata alle meraviglie nascoste d’Italia. La potete scoprire qui
Nota giornalista genovese e storica dell’arte, è anche autrice di saggi e libri di viaggio. Curatrice di mostre e monografie sull’arte contemporanea, ha firmato successi editoriali come Manifesti (2003), lo studio iconografico Il vello dipinto (2016) e la celebre collana Vale un Viaggio (2016-2022), dedicata alle meraviglie nascoste d’Italia. La potete scoprire qui